Il contesto economico globale
Da più parti è ormai riconosciuto che le imprese hanno grandi responsabilità nel campo economico, sociale ed ambientale, in ragione del fatto che sono protagoniste della globalizzazione. Diversamente dagli Stati, esse sono dei global players che, grazie alla liberalizzazione degli scambi commerciali e finanziari, possono muoversi da un paese all’altro, al di fuori di ogni controllo pubblico. In questo contesto, mentre i paesi industrializzati si sono dotati di legislazioni per la protezione dei propri cittadini (lavoratori e consumatori) e del proprio ambiente, quasi nulle sono le norme che regolano il comportamento delle imprese all’estero. Né esiste un sistema legale internazionale che possa intervenire oltre i confini delle sovranità nazionali. Molti imprenditori del Nord decidono di lasciare il proprio paese, dal quale hanno tratto numerosi vantaggi (dalla ricerca tecnologica alla creazione di infrastrutture) e trasferiscono le loro produzioni in paesi in cui i Governi sono compiacenti, il sistema fiscale permeabile, la manodopera a basso costo, i sindacati deboli e gli standard ambientali fragili. Nei paesi industrializzati si è verificata una rottura del patto sociale tra stato, imprese e lavoratori, che ha rappresentato il valore fondante delle democrazie occidentali, mentre nei paesi in via di sviluppo e in transizione, il comportamento irresponsabile delle imprese provoca danni all’ambiente e alle popolazioni. La presenza di imprese straniere nei paesi poveri potrebbe portare ad un effettivo miglioramento delle condizioni economiche e del benessere sociale, attraverso la creazione di posti di lavoro, l’introduzione di tecnologie più avanzate, la diffusione di strategie più moderne di produzione e commercializzazione. Purtroppo però, nella maggioranza dei casi, questo non succede: le imprese non garantiscono il decent work (paghe eque e trattamenti rispettosi della dignità del lavoratore), ostacolano la presenza dei sindacati nelle loro fabbriche, si macchiano di crimini odiosi come il ricorso al lavoro forzato e lo sfruttamento dei bambini, inquinano e distruggono impunemente le risorse naturali, introducono consumi artificiali che soppiantano quelli tradizionali, non reinvestono nel paese ospitante i profitti che vi hanno accumulato. Questi comportamenti, sommati alle altre asimmetrie e distorsioni del mercato globale, provocano gravi danni sociali ed ambientali.
I Diritti dell’Uomo come fondamento della responsabilità sociale delle imprese
Per orientare il comportamento delle grandi multinazionali e in generale delle imprese di qualunque dimensione che operano nel mercato globale, Banca Etica ritiene che il primo e imprescindibile punto di riferimento debbano essere le Dichiarazioni e le Convenzioni emanate dagli Organismi Internazionali:
- la Dichiarazione Universale sui Diritti Umani e i due Patti (sui Diritti civili e politici e sui Diritti economici, sociali e culturali) che la completano;
- le 183 Convenzioni Internazionali esistenti;
- la Dichiarazione dell’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) sui diritti fondamentali e i principi del lavoro (1998);
- le Linee guida sulle Multinazionali dell’OCSE (Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione) del 2000. Per questo Banca Etica ha accolto con favore l’approvazione della “Norme delle Nazioni Unite sulla Responsabilità delle Imprese Transnazionali ed Altre Imprese Riguardo i Diritti Umani” approvate dalla Sottocommissione delle Nazioni Unite per la Promozione e la Protezione dei Diritti Umani (2003). Questo documento rappresenta per la Banca la fonte primaria e fondante a cui ispirare le proprie strategie di sviluppo e la propria politica di responsabilità sociale.
Per questo Banca Etica ha accolto con favore l’approvazione della “Norme delle Nazioni Unite sulla Responsabilità delle Imprese Transnazionali ed Altre Imprese Riguardo i Diritti Umani” approvate dalla Sottocommissione delle Nazioni Unite per la Promozione e la Protezione dei Diritti Umani (2003). Questo documento rappresenta per la Banca la fonte primaria e fondante a cui ispirare le proprie strategie di sviluppo e la propria politica di responsabilità sociale.
La concezione di Responsabilità Sociale adottata da Banca Etica
Banca Popolare Etica ritiene che l’impresa, indipendentemente dal suo core business, non sia un ente che agisce in modo isolato e che il valore e il limite della sua azione sia strettamente correlato alla sua interazione con tutte le realtà economiche e sociali. Il sentirsi parte integrante delle comunità in cui si opera porta ad acquisire interesse per tutto ciò che si muove nella società, dai bisogni degli ultimi, allo stato dell’ambiente, ai processi di crescita economica, politica e sociale. In questa prospettiva gli operatori della finanza etica, di cui Banca Etica è uno dei rappresentanti, intendono giocare un ruolo importante di stimolo e di sperimentazione di nuovi percorsi, assumendo quale loro mission fondamentale l’imperativo categorico di coniugare crescita economica e sviluppo umano. Banca Etica considera quindi la propria responsabilità sociale come un progetto di sviluppo sostenibile globale, che coinvolge tutti gli aspetti della vita aziendale, a partire dal proprio core business, e tutti i portatori di interesse. I principi fondanti del proprio essere impresa socialmente responsabile sono espressi nell’art. 5 dello Statuto. Fare impresa secondo criteri di responsabilità sociale significa per Banca Etica realizzare un nuovo modello di impresa, cioè:
- adottare criteri di eticità nella gestione della propria attività caratteristica,
- sviluppare e sperimentare un sistema di governance multistakeholder,
- ricercare modelli decisionali basati su meccanismi partecipativi;
- perseguire relazioni industriali innovative,
- estendere il principio di responsabilità sulle conseguenze delle proprie azioni fino ad includere la catena di fornitura,
- adottare strumenti che possano garantire, tramite meccanismi di verifica non autoreferenziali, l’eticità delle scelte e dei comportamenti aziendali,
- partecipare attivamente a campagne promosse dalla società civile e collaborare con altre organizzazioni ad iniziative orientate alla difesa dei diritti umani e alla promozione della cultura della responsabilità sociale d’impresa.
L’ATTUAZIONE DELLA RESPONSABILITÀ SOCIALE DI IMPRESA: GLI STRUMENTI E L’AZIONE CULTURALE
La realizzazione di politiche di responsabilità sociale necessita di strumenti di controllo e verifica sull’effettiva capacità di raggiungere gli obiettivi. Per questo Banca Etica si è dotata nel corso del tempo di diversi strumenti che rispondono a tale scopo:
SA 8000
La certificazione SA 8000 rappresenta lo strumento con cui Banca Etica intende affermare la centralità del rispetto dei diritti dei lavoratori in una gestione socialmente responsabile e giungere allo sviluppo di un sistema di gestione orientato all’eccellenza e all’estensione del rispetto di tali diritti anche alla propria catena di fornitura. In questo modo intende perseguire lo scopo di favorire l’adozione di comportamenti etici da parte delle realtà economiche. Per quanto riguarda gli otto requisiti previsti dalla norma, le politiche di Banca Etica sono così sintetizzabili:
| Lavoro infantile |
Banca Etica ritiene fondamentale salvaguardare il diritto all’istruzione dei bambini durante l’età dell’obbligo scolastico e pertanto rifiuta e condanna qualunque forma di lavoro infantile, in ottemperanza alla Convenzione ILO n. 138.
Per quanto concerne il lavoro di adolescenti minorenni che non siano più in età di obbligo scolastico Banca Etica, nel caso in cui si trovasse nelle condizioni di dare lavoro a minorenni, si atterrà a quanto stabilito dal CCNL del settore del credito in materia di contratto di apprendistato professionalizzante. |
| Lavoro obbligato |
Banca Popolare Etica rifiuta e condanna qualunque forma di coercizione lavorativa in ottemperanza alla Convenzione ILO n.105 e adotta politiche di valorizzazione delle risorse umane fondate sulla partecipazione, sul coinvolgimento e sull’adesione personale e consapevole alla mission. |
| Salute e Sicurezza |
Banca Etica ritiene fondamentale garantire ai lavoratori un luogo di lavoro sicuro e salubre che non danneggi in alcun modo la loro salute e che ne favorisca il benessere psico-fisico, in ottemperanza Convenzione ILO n.155 e al D. Lgs. 626/94. |
| Libertà di associazione |
Banca Etica favorisce l’attività sindacale al proprio interno in ottemperanza alle Convenzioni ILO nn. 87, 135, 98 e allo Statuto dei Lavoratori e si impegna a ricercare e sperimentare relazioni industriali innovative. |
| Discriminazione |
Banca Etica rifiuta qualunque forma di discriminazione basata sulla nazionalità, il sesso, la razza, la religione, l’appartenenza politica, l’età e la disabilità in ottemperanza alle Convenzioni ILO nn. 111, 100 e 159, alla Costituzione e allo Statuto dei Lavoratori.
Banca Etica orienta la propria politica di assunzione sia sulla valutazione delle competenze professionali sia sulla presenza di un percorso personale coerente con l’identità della banca. |
| Pratiche Disciplinari |
Banca Popolare Etica rifiuta il ricorso a punizioni corporali, abusi verbali e coercizioni mentali e fisiche per imporre l’esecuzione del lavoro assegnato o per punire eventuali errori in ottemperanza alla Convenzione ILO n. 29 e allo Statuto dei Lavoratori. Nel caso in cui si giudicasse di dover ricorrere a sanzioni disciplinari, verrà preso a riferimento quanto previsto dal CCNL.
Banca Etica intende però promuovere rapporti di lavoro ispirati al reciproco rispetto e sostegno e alla cooperazione. |
| Orario lavorativo |
Banca Etica riconosce e rispetta i diritti definiti dal CCNL del settore del credito e favorisce, tramite il CIA, l’adozione di forme di flessibilità che consentano di conciliare le esigenze lavorative e le esigenze personali. |
| Retribuzione |
Banca Etica regola il sistema retributivo sulla base dei parametri definiti dal CCNL del settore del credito e sulla base del principio di sobrietà. |