Il nostro sud
E’ un momento difficile per il sud. Alcuni dei nodi centrali della vita economica e politica nonché della civile convivenza di questa parte del paese sembrano pronti a sciogliersi per lasciare posto a incertezza, sfiducia, impotenza.
E’ di fronte all’amaro spettacolo dei rifiuti rifiutati, della politica fallita e della difficoltà di trovare soluzioni per tutti che noi di Banca Etica, da sempre impegnati nella costruzione di reti socio-economiche e di forme alternative di responsabilità finanziaria, ci sentiamo di fare una riflessione.
Da anni lavoriamo con la parte bella e sana di questo paese, anche e soprattutto al sud: le variegate esperienze di imprenditorialità sociale, di consumo critico, di economia sostenibile e di progetti solidali per finanziare le quali siamo nati, ci hanno mostrato la capacità presente nel paese di svoltare, di trasformare il disagio in ricchezza, di conquistare con dignità un ruolo centrale, di cambiamento.
In particolare la Sicilia vede rinascere sulle spoglie di capitali macchiati di violenza e illegalità, nuove forme di economia e soprattutto un riscatto culturale profondo, importante, condiviso.
Parlo dei beni confiscati alla mafia che, partendo da una bella intuizione di La Torre nel 1982, quella secondo cui per sconfiggere la malavita bisogna colpirne “i piccioli”, sono oggi una realtà incontrovertibile della lotta alla mafia, grazie anche alla vivacità della società civile organizzata. E’ quella un’esperienza che insegna a sognare a chi non lo fa, che indica la strada di una ribellione civile che può sovvertire gli ordini costituiti, in questo caso un ordine costituito nell’illegalità. Perché non inserire in un circuito ancora più virtuoso questi beni, in modo particolare quelli mobili (liquidità ed attività finanziarie) ed usarli per lo sviluppo di economie sostenibili (energie rinnovabili, agricoltura biologica, start up e sviluppo di aziende attente alle pratiche di RSI) o come fondi di garanzia per progetti di microcredito a sostegno di idee nuove e sane?
La forza e la speranza che ci viene dall’utilizzo degli edifici confiscati e dai terreni appartenuti al latifondo mafioso, oggi 120 ha, messi a coltura da braccia giovani che stanno invertendo una tendenza – culturale, economica, sociale – deve essere in questi giorni bui per il meridione un faro acceso nella notte.
(21 febbraio 2008)
Fabio Salviato
Presidente di Banca Popolare Etica