Le banche e la fiducia del pubblico.
Lettera pubblicata il 20 maggio su La Repubblica
Gent. le direttore,
ho letto con interesse su Affari e Finanza l’editoriale del 19 maggio - Anche le banche piangano - sull’imminente provvedimento del Consiglio dei Ministri. Anche in Banca Etica stiamo seguendo il dibattito – ancora poco elaborato vista l’incertezza delle misure in arrivo – sulla possibilità di nuove tasse per gli istituti di credito. Questo commento vuol essere un contributo per fare chiarezza su alcuni punti, prima di veder consumata quest’importante occasione in uno sterile dibattito se sia giusto o meno pagare più tasse per un sistema bancario con il carico fiscale superiore alla media europea.
Mario Crosta
In attesa di scoprire i dettagli del provvedimento del Consiglio dei Ministri, ci sembra importante sottolineare, come banca, l’approvazione per l’ipotesi di ridistribuzione - anche al settore bancario - del peso dei contributi da destinare ad un rilancio dello sviluppo di questo paese.
A nostro avviso, le banche possono e devono usare questo momento per pagare il conto delle “vacche grasse” degli ultimi anni ma ancor più forse per riconquistare, con un atteggiamento saggio e responsabile la fiducia di risparmiatori e investitori così duramente messa alla prova dagli eventi finanziari degli ultimi anni.
Esiste naturalmente il rischio che misure generalizzate possano penalizzare anche chi attua comportamenti virtuosi oppure tradursi in un nuovo appesantimento di costi a valle, quelli cioè a carico dei clienti. Questo rischio va preventivamente regolato: l’istruttoria dell’Antitrust sulla portabilità dei mutui mostra quanto sia opportuno un controllo su tempi e modalità di applicazioni dei provvedimenti.
Rispetto ai costi dei servizi è senz'altro necessario che le banche recuperino efficienza e che eventuali rendite di posizione siano smantellate, nell’ottica di favorire uno sgravio per i clienti mentre sono urgenti riforme che contribuiscano a semplificare e liberalizzare: i tempi per recuperare un credito in Italia in caso di contenzioso sono molto più elevati rispetto al resto di Europa.
Sarebbe opportuno prevedere manovre fiscali selettive: si potrebbe pensare ad una tassazione che interessi più che la produzione di reddito nel suo complesso, operazioni specifiche quali ad esempio quelle puramente speculative (Tobin tax) o operazioni rischiose e poco trasparenti (index bond, derivati...): così chi fa finanza muovendo carta senza collegarla ad uno sviluppo virtuoso, risulterebbe penalizzato (La composizione dei ricavi, nel caso dei grandi istituti, è solo per il 50% il risultato dell’attività creditizia mentre l’altro 50% proviene da commissioni – tra cui derivati, titoli strutturati). In questo solco si potrebbe inserire anche una più precisa identificazione dei prodotti di finanza etica che, una volta certificati, potrebbero avere sgravi o benefici fiscali.
Anche sui prodotti di investimento è possibile marcare una differenza: le banche che utilizzano il risparmio per investire in aziende che operano in settori virtuosi (energie rinnovabili, per dirne uno) potrebbero vedersi riconoscere uno sgravio fiscale che aumenti il rendimento dei risparmiatori. E perché non pensare anche a benefici normativi ed economici per quegli istituti che effettuano operazioni di microcredito?
In Italia siamo in pochi, ma ci sono dati confortanti sul contributo che questi crediti danno alla lotta alle nuove povertà.
Le caratteristiche della crisi che ha colpito il sistema bancario internazionale ci fanno chiedere se le banche stiano ancora facendo in modo adeguato il loro mestiere: l’intermediazione cioè di quella particolare categoria di denaro che è il risparmio, soprattutto delle famiglie. L’orientamento al profitto nel breve periodo, il distacco dall’economia reale, la ricerca di produrre ricchezza esclusivamente dalla finanza ha comportato uno snaturamento dell’attività bancaria e allontanato gli istituti di credito dalla loro funzione di sviluppo e di tutela del risparmio.
Va ricostruita la base per un nuovo patto con i risparmiatori. Lo ha ricordato anche Draghi nella sua relazione di maggio 2007: la fiducia del pubblico resta essenziale per la solidità delle banche.
Mario Crosta
Direttore generale
Banca Popolare Etica