Derivati a rischio. Del cliente.

Se è vero che i derivati rappresentano uno strumento e come tale un'opportunità, è altrettanto vero che negli ultimi anni essi sono stati utilizzati con una certa disinvoltura. Si tratta di un mercato cresciuto sproporzionatamente rispetto alle altre grandezze economiche: a fronte di una capitalizzazione di borsa che negli Stati Uniti in 10 anni è raddoppiata e in Europa triplicata, il valore nozionale dei derivati OTC è passato tra il 2000 ed il 2007 da 100.000 a 600.000 miliardi di dollari.
Con tecniche di spalmatura, il rischio insito nei derivati è stato fatto slittare da soggetti professionali a risparmiatori (è il caso dei sottoscrittori di index bond e prodotti simili). Il risparmiatore si è trovato così in possesso di prodotti che gli sono stati venduti in modo poco trasparente, senza che la consapevolezza del rischio in essi incorporato.
In realtà, l'utilizzo ai fini della copertura del rischio è certamente fattore positivo per operatori e clienti perché può essere paragonato alla sottoscrizione di una polizza assicurativa; ma quando esso è esclusivamente speculativo porta ad effetti negativi e fuori controllo (è il caso della crisi dei subprime). Questo anche perché gran parte dell’operatività è effettuata da intermediari non bancari, e quindi non soggetti a vigilanza particolare: penso ai fondi di private equity e alle società di venture capital.
Su questi e altri fronti, il governatore Draghi lancia al settore importanti segnali di allerta e propone soluzioni che il mondo finanziario segue con attenzione, forse con un pizzico di perplessità. A nostro avviso da tempo ormai c’era bisogno di un’azione di normalizzazione: è necessario far recuperare trasparenza e reputazione ai mercati finanziari e agli istituti di credito. Noi riteniamo urgente il contenimento e la regolamentazione più cogente degli strumenti che hanno inquinato e destabilizzato il mercato (derivati, prodotti finanziari poco chiari e speculativi).
Allora, che fare?
Un primo significativo passo è rappresentato dal lavoro del Financial Stability Forum.
La vigilanza nazionale non è più sufficiente: serve un sistema di vigilanza sovranazionale a tutela del buon funzionamento del mercato che comprenda tutti i soggetti che trattano questi prodotti. E anche una revisione della regolamentazione delle agenzie di rating affinché siano risolti i problemi di conflitti di interessi (tra chi valuta e chi colloca prodotti sul mercato) per arrivare ad avere una valutazione che sia coerente e trasparente dei prodotti finanziari.
E perché non utilizzare la leva fiscale a vantaggio di comportamenti virtuosi? Con manovre fiscali selettive si potrebbe tassare più che la produzione di reddito nel suo complesso, operazioni specifiche, quali ad esempio quelle puramente speculative (Tobin tax) o operazioni rischiose e poco trasparenti (index bond, derivati...): così chi fa finanza muovendo carta senza collegarla ad uno sviluppo virtuoso, risulterebbe penalizzato. Ricordo che la composizione dei ricavi, nel caso dei grandi istituti, è solo per il 50% il risultato dell’attività creditizia mentre l’altro 50% proviene da commissioni – tra cui derivati, titoli strutturati. In questo solco si potrebbe inserire anche una più precisa identificazione dei prodotti di finanza etica che, una volta certificati, potrebbero avere sgravi o benefici fiscali. Nell’ottica di uno sviluppo sano, al servizio dell’economia sostenibile sarebbe inoltre opportuno premiare gli operatori che utilizzano il risparmio per investire in aziende che lavorano in settori virtuosi (energie rinnovabili, per dirne uno) con uno sgravio fiscale che aumenti il rendimento dei risparmiatori.
La finanza etica, pur facendo propri i principi dell’efficienza, rifugge le logiche di breve periodo e può rappresentare per i risparmiatori che vi si affidano una realtà sicura, perché promuove il progetto di uno sviluppo sostenibile e responsabile. Un’utile alternativa per un settore che sta mostrando il suo volto meno piacevole.

13 giugno 2008

Mario Crosta
Direttore Generale di Banca Popolare Etica

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