Intervista a Stefano Zamagni, ordinario di Economia Politica all’Università di Bologna e presidente dell’Agenzia per le ONLUS
Professore, lei ha avuto un ruolo chiave nella nascita di Banca Etica, 10 anni fa. Quali potenzialità aveva intravisto in una Banca dedicata al Terzo Settore?
L’idea forte che mi ha sempre guidato nel sostenere e incentivare la nascita di Banca Etica non era di natura finanziaria. Non partivo dalle esigenze finanziarie delle organizzazioni del Terzo Settore, piuttosto ero spinto dalla necessità di far si che in Italia si superasse l’idea diffusa che la finanza fosse lo “sterco del diavolo” (un’espressione molto usata allora). In moltissimi erano convinti che la finanza fosse di per sé votata a produrre ingiustizie e disuguaglianze. Ottocento anni fa, invece, la finanza nacque come strumento di civilizzazione per offrire accesso al credito a chi ha buone idee o si trova in condizione di bisogno. Per me si trattava di una sfida di civiltà che Banca Etica ha vinto dimostrando di poter perseguire il bene comune pur stando “nel” mercato e seguendone le regole.
Quali nuove sfide deve affrontare Banca Etica che compie 10 anni nel bel mezzo di una durissima crisi finanziaria ed economica?
La crisi economica è paradossalmente il miglior alleato di Banca Etica, del suo messaggio, del suo progetto. La drammaticità delle conseguenze della crisi economica innescata dagli eccessi della speculazione mostra che la finanza si può salvare solo se tornerà pluralistica e si aprirà alle iniziative che perseguono il bene comune.
Banca Etica 10 anni fa lottava per essere “ammessa” nel mondo della finanza con il suo messaggio diverso, in questi 10 anni questa esperienza è stata “tollerata” dagli addetti ai lavori. I prossimi 10 anni saranno dedicati alla prossima sfida: quella per conquistare il “rispetto” della finanza tradizionale. Al compimento dei 20 anni si aprirà la sfida del “contagio”: Banca Etica dovrà e potrà trasmettere i suoi valori e il suo modello anche agli altri operatori della finanza. E’ una sfida che si può vincere perché le virtù sono più contagiose dei vizi.
La crisi attuale è un alleato perché ha messo inequivocabilmente sotto gli occhi di tutti il pesantissimo potenziale distruttivo di una finanza “non etica” che in poco tempo ha bruciato 3mila miliardi di dollari.
Attraverso quali strumenti si potranno vincere le prossime sfide, quella del rispetto e quella del contagio?
Credo che Banca Etica debba proporsi come guida di un movimento che nel giro di pochissimi anni porti alla costituzione di una Borsa Sociale, dove si potranno scambiare obbligazioni e altri titoli più simili alle azioni emessi da realtà appartenenti al mondo dell’economia sociale che hanno bisogno di capitali freschi per potenziare le loro attività di elevato valore. Un’iniziativa analoga è già allo studio a Londra e si chiamerà London Social Stock Exchange. Io giro per tutta l’Italia e incontro milioni di persone ed enti, per esempio religiosi, che non aspettano altro che avere una borsa sociale su cui investire. Non è vero che tutti inseguono interessi a due cifre, moltissimi sarebbero felici di rinunciare a percepire interessi altissimi pur di sapere che il loro capitale è andato a finanziare realtà nei cui valori credono e possono identificarsi.
Ma per questo non sarebbe sufficiente potenziare la diffusione degli investimenti in Fondi Etici che già esistono, sull’esempio di Etica sgr, la società di gestione del risparmio creata da Banca Etica nel 2003?
L’esperienza dei Fondi Etici, sviluppata anche da Banca Etica con la costituzione di Etica sgr, una società di gestione del risparmio che propone esclusivamente fondi con titoli di aziende e stati che superano un attentissimo vaglio in tema di responsabilità sociale e ambientale, è molto importante e va sviluppata. La Borsa Sociale e i fondi etici dovranno svilupparsi come elementi complementari di una finanza orientata al bene comune. I due strumenti, infatti, rispondono a esigenze diverse: solo la Borsa può garantire la rapidità degli scambi e la flessibilità che invoglierebbero molte famiglie e molte istituzioni ed enti a investire i propri capitali in modo etico ma con la certezza di poter – in caso di bisogno – rendere liquido l’investimento in tempi rapidissimi.