Lo scudo fiscale in via di approvazione tradisce, tra le altre cose, la lotta faticosa e dolorosa per la legalità portata avanti da associazioni, amministrazioni attente, cittadini responsabili. Banca Etica ha annunciato che non proverà ad intercettare né accetterà i capitali di ritorno in Italia via scudo fiscale. Una comunicazione forse scontata per una banca che dichiara dalla sua nascita 10 anni fa, di operare secondo i principi della finanza etica ma necessaria in un momento in cui tutti, proprio tutti – in testa banchieri, economisti, politici - con fastidiosa regolarità da un anno almeno, infiocchettano di eticità i loro discorsi, centrati sulla necessità di recuperare la fiducia, di ritornare ad un sano contatto con la realtà dell’economia e alla ricerca del bene comune. Un intervento dovuto ai nostri clienti ma anche ai cittadini affinché si chiedano e chiedano se è possibile agire in modo diverso di fronte a questo ennesimo tradimento della cultura democratica, civile ed economica di questo paese, o almeno di coloro che ci credono e che di conseguenza si impegnano in tal senso.

Un intervento però che molti, tra commentatori e giornalisti, banchieri ed economisti hanno liquidato – con maliziosa superficialità - come pura e semplice ricerca di visibilità se non vera operazione di marketing. Mi occupo di comunicazione da tanti anni. Le parole, si sa, possono essere usate liberamente, sono al servizio di tutti, e ahimè si prestano a qualsiasi utilizzo. Abbiamo ottimi esempi in questo paese di parole usate come pietre per poi trasformarsi in lievi farfalle adagiate sulle coscienze della gente. Questa azione e l'informazione che da essa genera scaverà un altro profondo solco di ingiustizia che difficilmente sarà colmato in tempi brevi. Un altro passo verso la “depenalizzazione dei reati nelle nostre coscienze” prima che nelle leggi dello Stato come, con grande lucidità e acume, dice da tempo Don Ciotti.

Tralasciare, o etichettare come azione di marketing, la forte denuncia della nostra banca su questa legge che abbiamo, insieme ad altri e tra le altre cose, definito profondamente diseducativa, è sintomo di un colpevole annacquamento delle coscienze; ignorare il forte richiamo che, per una volta ascoltato e in parte pubblicato, proviene da operatori che ogni giorno si interrogano sulla possibilità di fare in maniera differente quello che il sistema ci propone, e qualche volte impone, e che cercano di rispondere alle vere esigenze della clientela, che alle banche chiede un servizio onesto a sostegno dello sviluppo, in ultima istanza del bene comune; minimizzare la condanna che da più parti si leva, in toni diversi, affrontando la materia da angolature diverse e con analisi nient’affatto cavillose e speculative, è indizio di complicità e di qualunquismo.

Da quando Banca Etica ha annunciato la sua posizione, sono tanti i colleghi di altre banche che hanno voluto segnalarci sostegno, condivisione, e tanta sofferenza, quando non disillusione perché nei loro istituti bancari non solo non c’è possibilità di rifiutare l'operazione ma sono attive già le task force di manager a caccia di quei capitali.

Noi continueremo a lanciare il nostro messaggio di coerenza, approfittando di quel po' di visibilità che a tratti ci è concessa, per creare sempre maggiore consenso attorno ad un progetto, ben lieti che essa si sostanzi nel richiamo a principi e valori di cui tutti amano solo parlare.

Paola Ferrara

Resp. Comunicazione di Gruppo Banca popolare Etica