La durata della crisi potrebbe costringerci a trovare soluzioni strutturali. Auspichiamo il ritorno del buon senso, oltre che della trasparenza e dell’etica nell’economia. Le nuove regole vanno scritte nel rispetto della produttività.
Via gli IAS, revisione di Basilea 2. Che sia l’ora della Borsa sociale?
I commenti di Banca Etica.
Roma, 12 ottobre. 2008. Dopo soli tre anni dalla loro introduzione, si parla della revisione degli IAS - principi contabili che introducono il mark to market. Mentre il governatore di Bankitalia, non nuovo a richiami, ricorda che anche Basilea 2 va ripensata. Da ogni parte giungono commenti, voci, riflessioni su questa crisi. L’unica certezza è che non si sa quanto durerà e cosa porterà via con sé.
“Noi speriamo porti via l’avventurismo finanziario pagato oggi a caro prezzo dal mondo intero. La recessione che viene paventata da più parti è solo il più eclatante effetto del gioco d’azzardo che in questi anni è diventata la finanza. Sono in gioco fiducia e sicurezza, una convivenza serena e un costruttivo senso del domani e della sostenibilità. Una crisi di lunga durata potrebbe obbligare ad una seria riflessione su cause, effetti e soluzioni. Questa crisi, che è profondamente etica, mette in discussione un’economia che non orienta le proprie azioni guardando al futuro, alla sostenibilità. Era ora che fossero messi in discussione gli IAS. Se, dei principi contabili, legati alla fluttuazione del mercato, possono pregiudicare il lavoro sano e produttivo di aziende con una storia solida si è davvero arrivati ad un livello di perversione inaccettabile che risponde alla sola logica della massimizzazione del profitto e della speculazione. E questo in conflitto con i principi di una gestione prudente che oggi viene da tutti acclamata come la soluzione” è lo sfogo di Fabio Salviato, presidente di Banca Etica.
Secondo i vertici di Banca Etica si deve arrivare presto anche a riconoscere la necessità del sostegno – ma concretamente non in via teorica - all’economia reale, dando il giusto peso anche all’economia civile e alle imprese socialmente responsabili. Ma come?
“E’ fondamentale che la politica riprenda in mano la regia, non con intenti dirigistici, ma per garantire regole che non siano appannaggio di soggetti votati esclusivamente al profitto e per di più di brevissimo termine. Insomma indirizzo e controllo, aspetti sfuggiti di mano e divenuti spazi vuoti occupati dall’economia. Ad esempio serve districare la matassa tra soggetti che attribuiscono rating e soggetti che si occupano del collocamento dei titoli: non possono essere gli stessi. E occorre sostenere un’economia che produce, soprattutto quella di settori innovativi come quelli delle energie rinnovabili, del biologico,del turismo responsabile ” continua Salviato.
Servono nuove regole che diano anche vita a istituzioni nuove e diverse. La crisi ha comportato la penalizzazione dello sviluppo economico e dell’economia sociale. Gli IAS, che rappresentano il valore dell’azienda momento per momento non considerando alcun criterio di continuità erano stati presentati come un dogma di modernità. Ora gli stessi che l’avevano imposto propongono di rivederlo perché si tratta di un criterio insensato.
“Speriamo che lo stesso mea culpa venga fatto per Basilea 2 e si vada verso una revisione senza pretendere più di regolare la finanza solo con modelli statistici e matematici ma introducendo criteri sociali e un orientamento etico e valoriale rispetto agli obiettivi. Non si può considerare a rischio 100 – cioè massimo – il finanziamento alle imprese sociali, come fa Basilea 2, costringendo istituti di credito quale il nostro, che vogliono sostenere quel tipo di impresa a difficoltà indicibili nella concessione del credito. Le valutazioni fatte dagli analisti non tengono conto di piani di sviluppo a medio e lungo termine ma badano all’utile immediato senza dare peso al grande valore sociale intrinseco in certe produzioni o in scelte di posizionamento nella comunità locale. Siamo arrivati al paradosso per cui si è puniti se si sostiene l’economia reale e premiati se si specula, disincentivando i finanziamenti all’economia sociale ma permettendo l’operatività sul mercato dei derivati perché non regolamentato. E’ il momento di garantire accesso al mercato dei capitali e attrarre capitale verso iniziative meritevoli oltre ad assicurare il credito a settori credibili della produzione industriale. Forse questo è il momento di riconoscere all’economia sociale e civile un merito anche attraverso l’apertura di nuovi mercati. Una borsa sociale, quello social stock market di cui parla spesso Yunus, potrebbe trovare finalmente concretezza” incalza il direttore generale di Banca Etica, Mario Crosta.
Le regole, che pure c’erano, non sono state sufficienti. Ma secondo Banca Etica non erano adeguate e hanno reso più fertile il terreno in cui hanno messo radice i presupposti di questa crisi. Mettere mano alla riscrittura delle regole non è un compito fine a sé stesso ma deve avere l’obiettivo di rendere trasparente il mercato, fermare la speculazione, favorire processi di sviluppo che siano legati con i territori, con le persone. “Esiste una scala dei valori: c’è chi in cima mette l’interesse di tutti, chi il proprio. Sta lì la differenza. Senza chiedere a tutti di svolgere una missione, vorremmo solo ricordare che è possibile mediare tra la massimizzazione del profitto e l’attenzione alla persona, ai suoi bisogni e al suo futuro. Che è poi di tutti” conclude Fabio Salviato.