3 proposte sulla riforma del Terzo Settore

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3 proposte sulla riforma del Terzo Settore

25 Giugno 2014

Nelle scorse settimane abbiamo accolto con favore l'iniziativa del Governo che ha predisposto le linee guide per una riforma del Terzo Settore aprendo il testo alle proposte migliorative e integrative degli addetti ai lavori e dei cittadini interessati.

Abbiamo scelto di partecipare alla consultazione con proposte specifiche relative al ruolo che la finanza potrebbe avere nel moltiplicare le risorse a sostegno della società civile. Un ruolo particolarmente strategico in questa fase, perché la finanza al servizio delle imprese sociali consente di veicolare il risparmio dei privati verso lo sviluppo di un'economia sostenibile (c.d. impact investing). Lo dimostrano 40 anni di Finanza Etica in Europa e 15 in Italia.

Per far crescere le esperienze positive di finanza al servizio del bene comune servono alcune modifiche alle normative nazionali e internazionali:

Definiamo cosa è finanza etica

Nelle linee guida per la riforma del terzo Settore predisposte dal Governo si parla di “finanza etica” in più punti. Banca Etica – che per prima ha introdotto questo termine in Italia - auspica una definizione coraggiosa che eviti un annacquamento dell'idea di cambiamento che decine di migliaia di cittadini vedono nella finanza etica. L'esigenza di ricreare un clima di fiducia nei confronti della finanza - percepita come fattore scatenante della crisi - ha portato alla proliferazione di prodotti finanziari che si auto-definiscono “etici”. Al fine di creare norme capaci di stimolare la finanza realmente al servizio del bene comune, è necessario definire chiaramente le caratteristiche della finanza etica: sia in relazione al tipo di imprese che vengono finanziate (che lavorino effettivamente nell'interesse della collettività con particolare attenzione alle categorie più fragili) sia in relazione alle modalità di governance che devono essere improntate alla trasparenza e alla partecipazione delle comunità.

Incentivi fiscali e riduzione delle barriere agli investimenti nel Terzo Settore

Banca Etica propone al Governo l'adozione di un regime fiscale incentivante per i prodotti finanziari che veicolano il risparmio privato verso progetti di interesse collettivo (sull'esempio dei TREM bond Italiani o della normativa Francese). Inoltre vanno riviste le norme attuali che penalizzano chi investe sul sociale. La normativa internazionale attuale e le modifiche allo studio (Accordi di Basilea 2 e 3) penalizzano fortemente le banche che finanziano imprese sociali e realtà del terzo settore, imponendo livelli molto elevati di assorbimento patrimoniale. I finanziamenti agli enti del Terzo Settore sono tutt'ora considerati tra i più rischiosi (addirittura più dei derivati) nonostante i dati – inclusi quelli relativi ai prestiti erogati in 15 anni da Banca Etica -  abbiano dimostrato chiaramente che gli enti non profit sono più affidabili nella restituzione dei crediti, con tassi di sofferenza inferiori alla media del sistema. Banca Etica chiede in particolare che sia introdotto anche per gli enti non profit il così detto PMI Supporting Factor che mira a favorire l'erogazione di credito a favore delle PMI. Le norme sulle banche, infine, dovrebbero distinguere tra diverse tipologie di istituti di credito: oggi si tende ad applicare le stesse regole a realtà profondamente diverse come sono da una parte le grandi banche d'affari speculative e dall'altra le piccole banche eticamente orientate, o quelle cooperative, mutualistiche, con forte base territoriale e orientamento al finanziamento delle PMI. Le piccole banche cooperative sui territori hanno continuato a sostenere l'economia reale esercitando un'importante funzione anticiclica e non possono essere gravate dagli stessi costosi adempimenti normativi imposti alle grandi banche d'affari che hanno dato origine alla crisi.

Semplificazione burocratica

Banca Etica auspica anche una semplificazione burocratica per tutti gli strumenti innovativi – come il crowdfunding, i mini-bond, la capitalizzazione - che facilitano gli investimenti diretti dei cittadini e delle organizzazioni a favore di realtà ad alto impatto sociale. La semplificazione sarebbe senz'altro possibile quando le cifre investite sono contenute (ad esempio entro i 5mila euro).

Scarica il testo completo con le proposte del Gruppo Banca Etica alla consultazione del governo sulla Riforma del Terzo Settore

Commenti

Inviato da paolo clementini (non verificato) il 27 Giugno 2014 - 3:56pm

Ottimo. Spero che glieloabbiatemandato Raccomandata con RR.

Inviato da LUCIA (non verificato) il 30 Giugno 2014 - 9:23pm

Suggerisco più pressing sui massmedia, foss'anche :L' Osservatore Romano"..
I governi senza visibilità non si muovono! Adelante!!

Inviato da Marco (non verificato) il 30 Giugno 2014 - 11:23pm

Assolutamente d'accordo. Con i vincoli che si vorrebbero ad imporre anche alle piccole banche territoriali e/o etiche, che avrebbero l'obiettivo di mettere un freno alle grandi banche speculative, si otterrebbe il paradossale effetto di danneggiare quelle banche che hanno operato nell'interesse della collettività, non hanno avuto problemi e hanno sorretto l'economia, favorendo quelle che invece sono all'origine della crisi finanziaria. Assurdo che i finanziamenti al terzo settore siano considerati più a rischio dei derivati. Eppure i dati dicono esattamente il contrario. Ma ancora una volta così si favorirebbero le banche speculative o comunque le operazioni speculative ad alto rischio. Una follia.

Inviato da paolo clementini (non verificato) il 1 Luglio 2014 - 3:49pm

ciao
1) mi piacerebbe sapere chi siete Marco e Lucia? io sono Paolo Clementini (git firenze)
2) mi piacerebbe costituire UN GRUPPO di SOCI che segua l'evolversi di questa Riforma Terzo Settore. cioè l'iter legislativo. Chi ci stà batta un colpo e mi telefoni 336 348231. Quello che impareremo lo divugheremo (o mi scriva a p.clementini@yahoo.it)

Inviato da Renato Chahinian (non verificato) il 21 Luglio 2014 - 6:22pm

Nelle proposte di Banca Etica al Governo si dice giustamente che i finanziamenti agli enti del Terzo Settore sono considerati (a torto) tra i più rischiosi.
Infatti le sofferenze di Banca Etica sono cresciute in misura molto inferiore alle sofferenze dell'intero sistema bancario, in quanto il Terzo Settore è meno rischioso per i seguenti motivi:
- il fine non profit permette l'economicità senza la remunerazione del capitale;
- le attività in volontariato non comportano un costo del lavoro;
- le eventuali donazioni permettono un approvvigionamento di capitale a fondo perduto;
- il comportamento etico degli enti prevede anche una maggiore sollecitudine nella restituzione dei debiti.
Per tutti questi motivi i debiti onerosi vengono rimborsati più facilmente e quindi sono meno rischiosi.

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