Il decreto “salva-banche” danneggia la finanza etica e lo sviluppo sostenibile

Bancanote Blog

Il decreto “salva-banche” danneggia la finanza etica e lo sviluppo sostenibile

30 Novembre 2015

Lo scorso 22 novembre, 4 medie banche italiane (CariFerrara, Banca Etruria, Banca Marche e CariChieti) sono state oggetto del cosiddetto decreto salvabanche varato dal Consiglio dei Ministri in una straordinaria riunione domenicale. Lo stesso Governo che solo qualche giorno prima aveva emanato la normativa di attuazione – con decorrenza dal 1 gennaio prossimo – della direttiva europea nota per il bail in e che prevede che il denaro per i salvataggi sia messo a disposizione dai soci e dai creditori della banca in crisi.

Fino a poco tempo fa il salvataggio di queste banche avrebbe comportato un intervento con fondi pubblici (c.d. bail out), come è avvenuto in moti paesi europei a ridosso della crisi del 2007, oppure operazioni di fusione con soggetti in buona salute sulla scia della politica per lungo tempo adottata da Banca d'Italia. Oggi - in linea con i nuovi principi europei - non si utilizzano più risorse pubbliche per il mantenimento “forzoso” sul mercato di soggetti in crisi.

Il Governo Italiano ha deciso di fare una corsa contro il tempo per derogare alla direttiva sul bail-in, che implicherebbe – per le banche non sistemiche come le 4 in questione - il pagamento tutto a carico di clienti e creditori della stessa banca. E ha deciso che il conto debba essere pagato da tutte le banche italiane. Anche quelle virtuose, anche quelle nonprofit, anche quelle che lottano per restare coerenti con la mission di sostenere l'economia reale e sostenibile mantenendo in equilibrio i propri bilanci senza alcun aiuto pubblico. 

Il decreto salva-banche ha scelto di concedere alle 4 banche- in default  a causa di una gestione opaca - di utilizzare il “fondo di risoluzione”: un fondo in costituzione ai sensi della Direttiva Europea sui salvataggi bancari atto a  garantire un atterraggio soft di banche “sistemiche” con l'obiettivo di evitare rischi di contagio. A queste 4 banche italiane medio-piccole è stato concesso di utilizzare questo fondo, pur non avendone "probabilmente" i requisiti secondo la logica della Direttiva in parola, per il semplice fatto che tale normativa verrà recepita in Italia a far data dal 1 gennaio prossimo.

A fronte di questa scelta del Governo si richiede al sistema bancario – inclusa la finanza etica - un contributo al costituendo fondo di risoluzione di molto superiore a quanto previsto. Nello specifico, per quanto riguarda Banca Etica, era stato preventivato e comunicato un contributo di 130mila euro per il 2015 e identica cifra per il 2016. Ora – a seguito del decreto salva-banche- ne sarà richiesto uno molto più oneroso che potrebbe superare i 500 mila euro nel 2015 e sfiorare i 400 mila nel 2016. Sono cifre importanti che sottraggono risorse allo sviluppo sostenibile e all'economia sociale a cui Banca Etica fa credito,  perché, essendo banca nonprofit, ogni euro di utile che viene sottratto per salvare altre banche rappresenta 12 euro in meno di credito erogabile.

Ancora una volta la regolamentazione penalizza la finanza etica, che da tempo annunciava i problemi del sistema finanziario e che durante la crisi è stata sempre in controtendenza:  mentre le grandi banche contraevano sempre più il credito all'economia reale, Banca Etica ha mantenuto importanti tassi di crescita nei finanziamenti erogati a favore di famiglie e imprese sociali. Erogazioni che ora potremmo essere costretti a ridurre a causa dei contributi che ci vengono richiesti per salvare banche mal gestite. E nel colpire la finanza etica si colpisce quella parte di paese che continua a lavorare quotidianamente per lo sviluppo sostenibile e la solidarietà.

Commenti

Inviato da Massimo Marinacci (non verificato) il 30 Novembre 2015 - 12:59pm

Posso essere un po' in#%*^ato pe' sto' fatto? Solito discorso: si socializzano le negatività e si privatizzano le positività ( stipendi di quelle classi dirigenti).
Forza e coraggio!

Inviato da paola ricca mariani (non verificato) il 30 Novembre 2015 - 3:40pm

D'accordo con Massimo. Proviamo, pero', a trarre un bene da un male. Lanciamo una petizione: secindo me, l'opinione pubblica e' dalla nostra parte e potremmo avere una buona visibilita'

Inviato da Roberto (non verificato) il 1 Dicembre 2015 - 10:13am

Non si migliora lo stato sociale con le petizioni ma con l'impegno attivo, cioè la politica. Definite bene quale sia il vostro modello sociale di riferimento e attivatevi aggregandovi ai gruppi politici esistenti o creandone di nuovi. La Costituzione ( quella Carta che giornalmente viene ci viene stracciata sotto il naso dai nostri amministratori ) prevede l'attivazione della parte politico-sociale di ogni cittadino e dobbiamo seguirla.

Inviato da Massimo Marinacci (non verificato) il 2 Dicembre 2015 - 7:57am

Salve Roberto,
sulla costituzione c'è scritto che si può fare politica anche senza entrare in un partito. Forse il senso delle petizioni on line è proprio quello. Riguardo all'effettiva efficacia di questo strumento sarà tanto più forte quanto seremo in grado di creare una strategia comunicativa e fare rete. Qualcosa lo scorso anno la abbiamo ottenuta con l'imposta di bollo, ma in questo caso penso sia più difficile perché oramai i giochi sono fatti.

Inviato da roberto (non verificato) il 2 Dicembre 2015 - 2:28pm

No, sulla Costituzione non c'è scritto che puoi fare politica anche senza partiti. Anzi, proprio il contrario. L'impianto della Carta obbliga, in regime democratico, a partecipare alla vita politica attraverso i partiti ( art.49 ). La logica della petizione è l'aberrazione per la quale si pensa di "obbligare" qualcuno ( che ad ora non ha fatto nulla ) a fare qualcosa. Presuppone passività, dipendenza, non libertà, oltre che permette di evitare l'obbligo verso se stessi di impegnarsi per la propria comunità. Bisogna scendere per strada, riunirsi, discutere, pianificare, chiarirsi le idee, spendere tempo e fatica, studiare, migliorarsi e agire. In una parola : politica. Il senso della Costituzione è proprio quello : eliminare le dipendenze che ognuno ha dai bisogni e dalle paure per sviluppare il proprio "io" politico.

Inviato da Andrea Iacono (non verificato) il 30 Novembre 2015 - 2:03pm

Buongiorno,
dovreste provare a lanciare una petizione su change.org o su avaaz.org per richiedere al governo l'annullamento del decreto "salvabanche". Se fosse firmato da decine di migliaia di persone e fosse portato alla pubblica attenzione, il governo forse farebbe marcia indietro.

Inviato da Franco Pellicani (non verificato) il 1 Dicembre 2015 - 2:42pm

Sono d'accordo, è l'ennesima vergogna di questo governo non eletto. Utilizziamo gli strumenti della rete, che già spesso hanno funzionato

Inviato da fabio (non verificato) il 30 Novembre 2015 - 3:45pm

Grillo e il M5s hanno il conto in BancaEtica, Renzi e il PD no.
Grillo e il M5s sono contrari al "salvataggio" di quelle banche, Renzi e il PD no.
....ma sarà solo un caso.

Inviato da giovanni (non verificato) il 3 Dicembre 2015 - 4:29pm

concordo sulla necessità di impegnarsi direttamente, ma non per questo è necessario lasciar cadere gli altri strumenti democratici a nostra disposizione. Dei contenuti del decreto salva banche non si parla e pochissimi ne conoscono il contenuto. Farsi sentire attraverso una petizione penso sia utile, anche dando esplicito appoggio al M5s.

LASCIA UN COMMENTO

CERCA BANCA ETICA VICINO A TE