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Bancanote Blog

Le recensioni dalla rete di Banca Etica

30 Settembre 2010

Segnaliamo due letture che provengono dalla nostra rete, un'occasione per diffondere strumenti di approfondimento su temi centrali per la riflessione culturale di Banca Etica.

“Il metrò” – di Donato Ndongo - A cura e tradotto da Valeria Magnani - pp. 432, Euro 18,00 - Edizioni Gorée (soci storici di Banca Etica e clienti della filiale di Firenze)

Il libro:
Camerun. Obama Ondo vive in un villaggio rurale nel cuore dell’Africa nera. dove emergono tutte le contraddizioni del colonialismo. Nella sua fuga verso la città, il protagonista prende coscienza dell’assenza di prospettive in un paese governato da una classe politica arrogante e corrotta, e comincia a sognare l’Europa. Lo attende una drammatica odissea per mare, fino all’incontro-scontro con la società dei «bianchi», tra alienazione e speranze di integrazione. Un racconto a più voci che non rinuncia al ritmo narrativo dei cantastorie africani, e che rivela il talento di uno degli autori africani più interessanti di questi ultimi anni. «L’autore utilizza con arte la storia di Lambert Obama Ondo per guidarci a esplorare l’universo Africa in tutte le sue componenti: l’evoluzione della donna nel contesto sociale, la poligamia, la spiritualità, l’ottimismo, lo smantellamento delle strutture sociali e culturali tradizionali. E ancora, ci parla dei responsabili del divario nord-sud del mondo, dei manipolatori, della stregoneria e della medicina, di tutte quelle sfaccettature che nel nostro immaginario fanno dell’Africa un mito o una condanna». (Dalla prefazione di Valeria Magnani)
L’autore. Rifugiato politico dal 1994, Donato Ndgongo è uno dei principali scrittori in esilio della Guinea Equatoriale. Oggi vive in Spagna, dove riveste la carica di Ministro degli Esteri del Governo Guineiano in Esilio che ha sede a Madrid. Ha pubblicato diversi romanzi molto apprezzati dalla critica internazionale.

L'economia giusta di Edmondo Berselli - - Einaudi – Vele - pp. 112 - € 10,00
Nel libro scritto durante la malattia l'intellettuale scomparso ad aprile affronta il futuro del capitalismo. Con una ricetta sorprendente.

Recensione di ILVO DIAMANTI – Pubblicata su Repubblica.it il 10 settembre 2010
Prima di lasciarci, pochi mesi fa, Edmondo Berselli ha scritto questo saggio, denso e acuminato. (…) Berselli ha colpito al cuore una questione che gli stava a cuore  -  da sempre. L'economia giusta, che distribuisce le risorse in modo "equo". Dove le differenze di reddito e di condizione non sono abissali come adesso. (…) Berselli ricostruisce  -  con approfondita cura analitica, bibliografica e critica  -  l'ascesa e il declino dell'"economia giusta", come ideale e progetto. Partendo da Marx e Leone XIII per giungere fino ad oggi. Ma traccia anche la parabola  -  molto più rapida  -  della "economia libera" (e iniqua). Una superstizione di successo. All'origine di leggende, fiorite e sfiorite in fretta. Con esiti devastanti, per le borse, le banche e i mercati globali. E per una moltitudine di poveretti, divenuti ancor più poveri. Il saggio di Berselli è un atto di accusa spietato. Verso il liberismo monetarista che ha venduto illusioni, spacciando superstizioni per verità ("i soldi che generano soldi", a prescindere dall'economia). Ma anche verso il riformismo socialdemocratico e democratico-cristiano. Verso i soggetti  -  politici e culturali  -  che hanno immaginato la "società giusta", cercando di progettare e di realizzare l'economia sociale di mercato, che lega insieme impresa, individuo, comunità. E Stato. Ma poi si sono arresi al "pensiero unico" del monetarismo, quasi senza combattere. Oggi il turbo-capitalismo e il globalismo finanziario sono bersaglio di critiche spietate. Da parte della sinistra, della Chiesa (Berselli cita, al proposito, i ripetuti interventi di Benedetto XVI). E perfino di esponenti della destra (?) di governo (si pensi a Tremonti). Le alternative, però, non si vedono. I profeti dell'economia sociale e i critici della superstizione monetarista oggi appaiono disarmati. Berselli offre, al proposito, due spiegazioni controcorrente. E impopolari. Come nel suo stile. La prima è "culturale". "I maestri latitano, di questi tempi. Sono dispersi anche gli ideologi, quegli intellettuali che avevano la formula per tutto, per qualsiasi problema e soluzione di problema". Cioé: mancano le idee e gli idealisti. Manca, in altri termini, la "cultura politica". Senza la quale la politica stessa diventa sterile. La seconda spiegazione è conseguente. Per progettare un'alternativa occorre mettere in discussione una convinzione comune alle socialdemocrazie e al neoliberismo. A Confindustria e a molti esponenti della sinistra. L'idea della "crescita", condizione irrinunciabile di sviluppo e benessere. Ebbene, scandisce Berselli, a conclusione del saggio, non è "più" così. Al contrario: "Dovremo abituarci ad avere meno risorse. Meno soldi in tasca. Essere più poveri. Ecco la parola maledetta: povertà. Ma dovremo farci l'abitudine". (…) È l'ultima lezione di un intellettuale vero (che sentendosi definire tale si ritrarrebbe inorridito). (…)