Solidarietà a Medici Senza Frontiere dopo il bombardamento Nato dell'ospedale di Kunduz

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Solidarietà a Medici Senza Frontiere dopo il bombardamento Nato dell'ospedale di Kunduz

6 Ottobre 2015

A cura di Nicoletta Dentico - Consigliera di Banca Popolare Etica, già direttora di MSF Italia

Quando ho sentito la notizia alla radio è stato come se mi avessero colpito alla testa con una pietra. Un colpo secco, acuminato. L’ospedale di Medici Senza Frontiere a Kunduz abbattuto dai missili, e dai missili della Nato: era il solo centro traumatologico del nord dell’Afghanistan.

Mi è balenato subito alla mente il ricordo di una illegalità simile che ha segnato nel profondo la mia storia, il bombardamento della sede televisiva serba RTS a Belgrado, alla fine di aprile del 1999, durante l’operazione Allied Force della Nato in Kosovo. Stesso inaudito accanimento, stesse nauseanti menzogne, lo stesso imbarazzo di maniera per tentare di offuscare la premeditazione di un attacco realizzato con la compiacenza delle “democrazie” mondiali.

Conosciamo bene questa grammatica, e condividiamo il disgusto cui  hanno giustamente alluso i nostri compagni di Medici Senza Frontiere.

Perché il vero crimine strutturale è la livida follia della guerra impari, combattuta fra chi dall’alto infierisce seminando terrore senza tema di essere colpito e chi sta a terra, inerme, e quel terrore subisce. Come per il Kosovo, la narrazione del danno collaterale non serve ad ammantare di errore la proditoria regia punitiva.  Le coordinate dell'ospedale erano conosciute alla Nato e - dopo le prime bombe cadute nel cuore della notte su pazienti e personale sanitario - sono state ricordate nelle drammatiche telefonate di MSF ai militari, perché cessassero subito la carneficina.

Niente da fare. L’errore è durato interminabili trenta minuti, quanto basta to finish the job, concludere il lavoro della grande manipolazione, in un’area a controllo talebano come Kunduz, dove alcuni pazienti cosiddetti talebani risultavano in cura all’ospedale: punire MSF perché, ai sensi del diritto umanitario, considera queste persone da curare, e non oggetti di scambio sulla cui pelle negoziare con le autorità afgane e la coalizione Nato la propria presenza di azione medica.

Con questo attacco mirato ad MSF, quasi prima ancora che ai presunti terroristi, si è riusciti a spingere il limite della barbarie un po’ più in là. Il clamore – lo sanno bene gli autori di questo crimine - si esaurirà nel fuoco di paglia dell’insipienza della comunità internazionale. D’altra parte le indagini – pur necessarie - non hanno mai scalfito nessuno.  Lo sa bene Israele, la cui impunità resta indenne dopo le ripetute autorevoli prese di posizione sui raid sulle scuole delle Nazioni Unite a Gaza nell’estate del 2014.  La Nato è consapevole di poter contare sulla stessa esenzione.

MSF è sotto shock, e non può essere diversamente. Niente di simile era mai successo nella sua lunga storia, nei contesti più instabili del pianeta. Questo sentimento di sgomento ci tocca da vicino, è il nostro sentire di cittadine e cittadini che hanno fatto dei diritti la cifra del loro impegno, per un mondo di pace e di giustizia. Noi di Banca Etica camminiamo sullo stesso solco di MSF, occupandoci della finanza e delle sue agghiaccianti storture, per sperimentare prassi e modelli dell’economia in grado di fare del denaro non lo spasmodico orizzonte di pochi, ma uno strumento di democrazia e di diritto.

In questo cammino abbiamo incontrato Medici Senza Frontiere molti anni fa e in questi giorni di tristezza e lutto siamo convintamente dalla loro parte come siamo – sempre - dalla parte delle vittime di ogni guerra. Quella che si combatte con le armi, e quella che si agita con la violenza della speculazione finanziaria e della cleptocrazia.

Commenti

Inviato da Fabio Caimmi (non verificato) il 7 Ottobre 2015 - 11:01am

Che dire di più cara Nicoletta, la tua nota è puntuale, precisa, vera e sentita. A chi come noi sostiene MSF resta il dubbio se siamo capaci di fare sentire loro il nostro appoggio, il nostro ringraziamento per quello che fanno per tutti noi, di modo che non abbandonino il campo, lasciando un vuoto incolmabile. Ma altrettanto mi domando: come possiamo noi andare oltre le parole, per arrivare a cambiare la situazione. In questi giorni si sta discutendo se è il caso che il nostro paese partecipi alle iniziative di guerra, restiamo indifferenti o facciamo sentire la nostra voce per dire che alla guerra ci sono alternative "umane"?!

Inviato da Nicoletta Dentico (non verificato) il 7 Ottobre 2015 - 11:45am

MSF, con cui sono stata in contatto in questi giorni, sente la vicinanza di tutti i suoi sostenitori e sostenitrici. Il direttore Grabriele Eminente mi ha scritto che questo sostegno così diffuso è la sola cosa positiva in tutta questa vicenda. Il solo conforto, in un groviglio opprimente di morte, di cessazione delle attività, di trappole geopolitiche in cui le voci della propaganda tentano di irretire l'organizzazione. Il campo l'hanno lasciato, e questa è la cosa più tragica per la popolazione afgana, perché Kunduz era il solo centro ospedaliero della regione, e il solo presidio sanitario dove si potevano fare interventi traumatologici che, come puoi immaginare Fabio, sono una pratica frequente in un paese a guerra continua come l'Afghanistan. Un'uscita di campo per MSF vissuta con dolore, ovviamente, ma necessaria in questo momento. Per quanto riguarda noi, noi possiamo e dobbiamo andare oltre le parole. La storia ce lo insegna, solo dal basso possiamo imprimere un cambiamento vero. I tempi sono lunghi, e questa è una fase di bassa marea della politica per molti versi. La cosa tragica è che molta parte della società civile è stanca. Che si sta sviluppando una cultura della fretta e delle soluzioni immediate, del pensiero veloce e poco profondo, che non serve per affrontare queste questioni tanto macroscopiche e incancrenite. Sarà bene che ci attrezziamo. In forme nuove. Condivido l'analisi che Caracciolo svolge questa mattina sulla possibilità di intervento dell'Italia con la coalizione. Forse l'annuncio serve ad altri fini....la solita implacabile maniera tutta italiana di farsi sponda tra potenti. Spero di essere stata esauriente, rispetto ad alcune delle tue domande.

Inviato da Fabio Caimmi (non verificato) il 7 Ottobre 2015 - 9:23pm

Grazie Nicoletta, una sola precisazione: so bene che MSF ha lasciato il campo di Kuduz; l'utilizzo della frase con la parola "campo" era da intendersi in senso più ampio. A volte questi episodi ci portano ad abbandonare quello che facciamo, il nostro ruolo: bisogna che sappiano, e da quanto mi dici pare proprio così, che noi li sosteniamo e continueremo ad appoggiarli.

Inviato da Dario Brollo (non verificato) il 7 Ottobre 2015 - 4:13pm

Grazie, Nicoletta....fanno male le tue parole ma fanno crescere.
Continuiamo a lavorare per la pace anche quando sembra inutile la fatica.
Grazie ancora

Inviato da Luca Falqui (non verificato) il 8 Ottobre 2015 - 8:26am

Cara Nicoletta, grazie per questa condivisione e per aver tradotto in parole i sentimenti e la rabbia che stiamo provando in queste ore. La nostra missione è quella di continuare questa sfida usando al meglio gli strumenti della diplomazia umanitaria, con tutti gli interlocutori, compresi quelli che dovrebbero capire e rispettare (per primi) che anche le guerre hanno delle regole. Spero vivamente che l'attivazione della commissione internazionale di facts-finding per le violazioni del diritttoumanitario internazionale abbia esito. Un caro salute. Luca Faéqui

Inviato da andrea battinelli (non verificato) il 9 Ottobre 2015 - 3:04am

Non si poteva dire meglio Nicoletta. Purtroppo vox nostra in deserto clamat. Non perciò faremo mancarla a chi merita tutto il sostegno e l'affetto di cui siamo capaci.

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