Terzo Settore e "Mafia Capitale", la riflessione di Banca Etica

Bancanote Blog

Terzo Settore e "Mafia Capitale", la riflessione di Banca Etica

9 Dicembre 2014

di Ugo Biggeri – Presidente di Banca Popolare Etica e Marina Galati – Presidente del Comitato Etico di Banca Popolare Etica

L’indagine della magistratura sulla “Mafia della Capitale” denominata “Mondo di Mezzo” scuote il mondo della politica e quello del Terzo Settore.

Da un lato siamo di fronte a un sistema purtroppo in Italia già noto, quello corruttivo, dall'altro in questo sistema entra con un ruolo da protagonista anche il mondo della cooperazione sociale.

Banca Etica e Cooperativa 29 Giugno

Al centro dell'inchiesta “Mondo di mezzo” troviamo la Cooperativa 29 giugno, che aveva rapporti bancari con una decina di istituti, tra cui anche il nostro. Un dato pubblico sul nostro sito, come tutti quelli delle organizzazioni che finanziamo.

A seguito delle inchieste giudiziarie su appalti truccati e corruzione nel Comune di Roma che hanno coinvolto il sig. Salvatore Buzzi e le cooperative a lui riconducibili, su richiesta dei magistrati Banca Etica ha bloccato i rapporti bancari della Cooperativa 29 Giugno e sospeso i fidi delle altre cooperative ad essa collegate.

Come da prassi nella nostra Banca, prima della concessione dei finanziamenti la cooperativa è stata sottoposta, oltre alla tradizionale istruttoria sulla sostenibilità economica, anche alla valutazione sociale. I dati emersi durante il processo di analisi non avevano evidenziato criticità: il settore di attività e la forma giuridica della cooperativa erano apparsi coerenti con il tipo di impresa che Banca Etica vuole sostenere. Nulla era emerso circa le attività illecite dell’organizzazione.

I soggetti lesi in questa vicenda

In questa vicenda è stato leso l’interesse generale della collettività a una sana e corretta amministrazione delle risorse pubbliche. In particolare sono stati lesi gli interessi di chi, nel lavoro della cooperativa, doveva trovare un'occasione di riscatto o di assistenza.
Tra le parti lese vanno considerati buona parte dei lavoratori della “Cooperativa 29 Giugno”. Persone provenienti da situazioni di disagio (ex carcerati, tossicodipendenti, diversamente abili) che grazie all'inserimento lavorativo dovevano avere un'opportunità per costruirsi un futuro diverso. Oggi quel futuro vacilla fortemente. Segnaliamo a questo proposito il comunicato stampa dei lavoratori della Cooperativa che è possibile leggere a questo link.

Parte lesa sono anche le persone che dovevano essere i beneficiari dei servizi della Cooperativa, come ad esempio migranti e richiedenti asilo, a cui evidentemente non sono arrivate tutte le risorse potenzialmente disponibili per aiutarle nei loro percorsi.
Parte lesa siamo anche noi di Banca Etica, che abbiamo dato credito, e quindi fiducia, a chi ha dimostrato di non meritarlo.

Per questo stiamo valutando di costituirci Parte Civile nel processo che seguirà alle indagini.

Uno sforzo corale per non penalizzare il Terzo Settore pulito

In 15 anni abbiamo effettuato quasi 25.000 finanziamenti, per un totale di 1,8 miliardi di euro.  Possiamo dire che nella storia di Banca Etica questo è solo un episodio, ma non vogliamo semplificazioni, vogliamo che questa vicenda sia una molla per cambiare in positivo le cose.

Una questione complessa da affrontare. Come spiega il Procuratore Pignatone, infatti, siamo di fronte a un'organizzazione che presenta caratteri di “originarietà e originalità” e quindi di fronte a un sistema diverso dalla criminalità organizzata come l'abbiamo conosciuta fino ad oggi. Una criminalità capace di infiltrare organizzazioni attive nell’assistenza sociale e nell'inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Organizzazioni che, ormai lo abbiamo scoperto, sul territorio, hanno due facce: da un lato quella pulita di chi è vicino alle situazioni di disagio, dall'altro la faccia oscura della criminalità organizzata.

Questa vicenda ci interroga: appena sono apparse le prime informazioni sull'inchiesta romana il Consiglio di Amministrazione e il Comitato Etico di Banca Etica si sono attivati per analizzare la questione e studiare, con la struttura operativa, un rafforzamento ulteriore delle procedure di controllo sui temi della legalità. Abbiamo contattato Libera, con cui collaboriamo da anni, per avere una lettura approfondita su quanto sta accadendo e per lavorare, da oggi, su nuovi strumenti di valutazione da inserire nel processo del credito per contrastare efficacemente questa “nuova mafia”.

Ci prendiamo la responsabilità di avere un ruolo attivo nel fronteggiare questi fenomeni emergenti, ma è necessario che si mettano in gioco anche il mondo politico e quello cooperativo.

La politica e le Istituzioni, possono accelerare la riforma del Terzo Settore e definire già in sede legislativa: parametri quantitativi e qualitativi che sottraggano le organizzazioni sociali da possibili infiltrazioni criminali; definiscano con maggiori obblighi di trasparenza il rapporto tra imprese sociali ed enti locali, eliminando le zone grigie in cui si annida la corruzione; potenzino il sistema dei controlli sulla qualità dei servizi erogati dalle realtà del privato sociale che gestiscono settori del welfare nazionale.

Le organizzazioni di rappresentanza del movimento cooperativo hanno tempestivamente testimoniato la propria indignazione sulle vicende della mafia romana. Un fatto importantissimo, ma auspichiamo che vengano rivisti e potenziati i meccanismi di controllo sulle cooperative. E' un'azione indispensabile per assicurare la credibilità di un modello economico importante per il futuro del paese per le sue caratteristiche di democraticità e resilienza. Anche noi siamo una cooperativa, e come tale siamo disponibili a dare il nostro contributo nei tavoli di confronto che verranno aperti.

Commenti

Inviato da Mauro Mussin (non verificato) il 9 Dicembre 2014 - 1:32pm

Forse nella VSA bisognerà inserire, sempre con l'aiuto di Libera, una sezione apposta che permetta di individuare eventuali criticità e rischiosità di comportamento para-mafioso (ad esempio sugli appalti pubblici).

Inviato da cinzia donadelli (non verificato) il 9 Dicembre 2014 - 3:28pm

sento che il "controllo sociale" si è fatto più "morbido". Non esiste un colpevole ma si esiste una responsabilità di delega di cui mi assumo la mia parte.

Inviato da SANDRO BUATTI (non verificato) il 9 Dicembre 2014 - 3:33pm

Un maestro orientale del secolo scorso affermava che la "quantità" cambia la "qualità". Tradotto nel nostro contento significa che quanto più una organizzazione è grande quanto più sorgono rischi che ne snaturano l'essenza originaria.
Come si può pensare che una semplice intervista ad una impresa che fattura decine di milioni di euro possa essere più efficace delle elaborate procedure degli enti di certificazione?
Più che dare risposta a questa domanda, penso andrebbero fatte alcune considerazioni:
. esistono tantissimi soggetti finanziabili (eticamente ed economicamente) magari più piccoli ma di ben più facile riconoscimento rispetto ai mastodonti per i quali BE non è altro che una delle tante banche con le quali questi lavorano;
. la ragione sociale non dovrebbe costituire un pregiudizio nel valutare l'eticità di una organizzazione
. fare più operazioni di finanziamento, invece che una unica di maggiore importo, comporta senz'altro più lavoro, ma credo che possa contribuire a sviluppare la base sociale di BE
. lo sviluppo della base sociale di BE è la migliore garanzia per avere un riscontro dal territorio circa l'eticità di un'impresa

Inviato da Emanuele Trecate (non verificato) il 13 Dicembre 2014 - 7:39pm

condivido e considero veramente strategica questa visione di Sandro. Mi viene in mente il parallelo della gestione dei rifiuti. Perchè una politica "rifiuti zero" che comporta riduzione rifiuto, riutilizzo, riciclo è meno praticata di quella che prevede invece discariche ed inceneritori? Nel secondo caso un grande investitore può coprire un'enorme numero di utenze in modo semplice, standardizzato ed estremamente reditizio. L'ing. Poli di Treviso rilevava invece la necessità che un sistema che contempli il riciclo deve essere specifico per aree e quindi costituito da realtà locali piccole e, appunto, specifiche. Un tale sistema produce un occupazione 28 volte superiore rispetto quello dell'incenertimento, non inquina l'ambiente ed ha costi inferiori per la comunità sia diretti (tasse) che indiretti (salute). Concludendo: il "piccolo", il "tipico" ed il "locale" sono più strutturali alla distribuzione della ricchezza sulla comunità che alla concentrazione della stessa in poche mani. Concludendo: cos'è più appetibile per la criminalità organizzata, il piccolo o il grande business?

Inviato da maurizio agazzi (non verificato) il 9 Dicembre 2014 - 8:26pm

io sto con Banca Etica

Inviato da angelo (non verificato) il 10 Dicembre 2014 - 12:16pm

Mi sembra essenziale ripercorrere la procedura dei controlli a partire dall'interno del movimento delle cooperative, che troppo velocemente hanno ammesso come "normale" l'acquisizione di appalti trasmite tangenti (così fan tutti, dobbiamo far lavorare i soci, ecc.- tutto bene, ma solo entro certi limiti da non superare, se no ci si omologa con il resto degli altri ,se non se ne diventa il "rappresentante " più efficiente come a Roma. Occorre che i responsabili si assumano anche le responsabilità del controllo e, se non funziona, della denuncia delle devianze "sistematiche". Una via faticosa , che implica il coinvolgimento di terzi "non compromessi" in via preventiva, una via inevitabile però per riacquisire una credibilità "controllata".

Inviato da Emanuela Amici (non verificato) il 10 Dicembre 2014 - 1:18pm

Trovo molto interessanti le considerazioni di Sandro Buatti, per questo farei attenzione alla proposta possibilità di diventare soci online, senza alcun contatto con le rete operativa o sociale.

Inviato da Eugenio decrescenzo (non verificato) il 10 Dicembre 2014 - 8:17pm

Il casi della criminalità organizzata a Roma che utilizza come vettore la cooperazione sociale e in particolare proprio quella a inserimento lavorativo, quindi il miglior sistema in Italia per realizzare inclusione e comunità autogestita e compatibile, crea al Terzo Settore un problema è una sfida. Come distinguere la corretta gestione e il profilo etico da un opportunismo vorace e illegale come quello praticato e fotografato nell'indagine della Procura? E' evidente che le revisioni o gli strumenti quantitativi o valutativi utilizzati hanno fallito procurando un danno immenso ad una comunità di centinaia di migliaia di persone, quale è la cooperazione sociale, composta da uomini e donne generose e competenti che producono relazioni e sollievo prima del fatturato e degli utili. Dobbiamo a questa comunità lo sforzo di creare nuove valutazioni che arginino le speculazioni e il male affare prima che si generi un sistema di metastasi nella società Eugenio de Crescenzo Agci Solidarietà Lazio

Inviato da stefano vicini (non verificato) il 11 Dicembre 2014 - 8:59am

da ex cooperatore nel settore del sociale, posso solo dire che la crescita esponenziale del fatturato della coop.29 giugno doveva essere un campanello di allarme per tutti, in particolare per gli organi della Lega delle Cooperative e forse anche per Banca Etica. Immagino che, come precisate voi nel vostro comunicato, Banca Etica fosse una dei tanti istituti di credito di cui si serviva la cooperativa e probabilmente quella meno usata.. Diciamo che alla coop.29 giugno non serviConcordo pienamente a certo l'aiuto di Banca Etica e quindi come qualcuno ha già detto prima di me, d'ora in poi maggiore attenzione alle piccole e piccolissime realtà cooperative. Forse si potrebbe stabilire che sopra un certo fatturato non si può fare affidamento su banca etica che vogliamo rimanga una realtà pulita e incontaminata, altrimenti non potrò più andare in giro a dire che i miei soldi sono in una banca "diversa".

Inviato da Sauro Pennacchioni (non verificato) il 11 Dicembre 2014 - 9:04am

A mio avviso non basta che le organizzazioni di rappresentanza del movimento cooperativo esprimano la loro "indignazione" per quanto successo quando hanno incassato compensi per la effettuazione della revisione annuale (assolutamente inefficace) e cospicui contributi associativi nel corso degli anni. Tutto questo denaro andrebbe restituito allo stato con le dovute scuse e andrebbe sottoposto a verifica il comportamento tenuto dal gruppo dirigente delle organizzazioni territoriali e nazionali della organizzazione di rappresentanza del movimento cooperativo nei confronti di questa pseudo "cooperativa"

Inviato da Laura luraghi (non verificato) il 11 Dicembre 2014 - 9:08am

Anche io condivido le osservazioni costruttive di Sandro Buatti

Inviato da pasquale asseni (non verificato) il 11 Dicembre 2014 - 9:44am

il caso è complicato, è forse, mai la cooperazione si è trovata coinvolta in una situazione del genere, cioè corruzione vera e propria con pagamento di mazzette e rapporti alla pari con malavitosi. penso però che il tema centrale stia nel ruolo che le associazioni vogliano dare al sistema cooperativo, ovvero," quello di creare un'alternativa al sistema economico attuale" o "quello di integrarsi in esso". poco possono i controlli svolti dalle associazioni per capire se vengono pagate mazzette e poi perché la crescita del fatturato deve preoccupare una banca o un'associazione, si tratta di fatturato con pubbliche amministrazioni non certo nei confronti di soggetti privati...comunque IO STO CON BANCA ETICA

Inviato da Italo Pelizzola (non verificato) il 11 Dicembre 2014 - 10:27am

Penso che quando certe imprese fatte di associazioni di volontariato incominciano a GUADAGNARE allora c'e` da dubitare sul loro fine che, a mio parere, non dovrebbe essere quello di fare profitti aiutando. Ed era a questo punto che Banca Etica avrebbe dovuto esprimere un dubbio e tirarsi fuori da questo "investimento". Pe ora resto in BE ma, se vuole continuare ad essere una banca diversa, vorrei sentirla esprimere autocritica profonda sul richiamo del profumo dei soldi.

Inviato da Tommaso Madia (non verificato) il 11 Dicembre 2014 - 10:42am

Mi riallaccio ad alcuni dei commenti, facendo notare come il fenomeno di concentrazione della ricchezza in sempre meno mani ed il continuo assottigliamento della classe media rende doveroso un impegno maggiore verso le realtà economiche più piccole e più vulnerabili alla finanza rapace.
Devo confessare che mi fa ha fatto male sapere che BE era uno dei tanti istituti finanziari cui si rivolgeva la Coop 29 giugno, usata quindi quasi come foglia di fico per operazioni a dir poco imbarazzanti.
Mai come in questo contesto storico, in cui assistiamo al disgregarsi di tanti punti di riferimento, occorre il massimo sforzo per rimanere di alta qualità Etica, rinunciando a pericolose opportunità di crescita quantitativa.

Inviato da M.A. (non verificato) il 11 Dicembre 2014 - 11:31am

Da persona assolutamente incompetente in economia e sulle procedure dei finanziamenti dico CHE DELUSIONE ! e ritengo doveroso che BANCA ETICA si costituisca parte civile nel processo . Siamo parte lesa anche noi che crediamo in BANCA ETICA , ALTRA ECONOMIA ecc. ecc.

Inviato da SANDRO (non verificato) il 11 Dicembre 2014 - 11:49am

credo che il commento di pasquale abbia centrato la questione fondamentale che la vicenda indagata dall'inchiesta "mondo di mezzo" fà emergere, e cioè il ruolo della cooperazione, a differenza di pasquale però io penso che la risposta a tale questione il movimento cooperativo italiano, almeno nelle sue "istituzioni" principali vedi lega delle cooperative, lo abbia già dato da tempo. Il movimento cooperativo e il suo corrispettivo politico rappresentato dai partiti del centro-sinistra è da tempo che hanno scelto di integrarsi al sistema economico attuale e negli ultimi anni hanno addirittura assunto un ruolo guida nel suo sviluppo e nella sua evoluzione (anche se forse sarebbe più corretto parlare di involuzione).
A questo punto credo che questioni come maggiori controlli o diversi criteri valutativi siano veramente marginali ed assuma centralità appunto il tema del ritorno del sistema cooperativo ai suoi valori originari e della ricerca di una alternativa reale all'attuale sistema economico!

Inviato da maria cristina fazzi (non verificato) il 12 Dicembre 2014 - 3:17pm

bravo sandro, è ora di abbandonare la superficie e di cominciare ad andare senza paura al cuore e alle cause dei problemi!

Inviato da fbonvicino (non verificato) il 11 Dicembre 2014 - 1:17pm

Sottoscrivo quanto esposto da S Buatti e S Vicini. E vorrei dire che ci vuole un po' di integralismo, ogni tanto. Mi sarebbe piaciuta una crescita meno esponenziale di BE ma più coerente e mi dispiace molto non aver potuto contribuire in questo senso negli ultimi anni.

Inviato da GIORGIO BONGIOVANNI (non verificato) il 11 Dicembre 2014 - 1:48pm

Potrebbe essere utile per la Banca Etica avere all'interno dell'Ufficio Stampa, o nei soci azionisti, dei giornalisti che hanno la possibilità di sapere (grazie alle fonti di cui dispongono) se determinati soggetti che presiedono coop o altre associazioni, società, fondazioni, aziende, ecc. sono amici degli amici o legati in qualche forma a personaggi discutibili o addirittura pregiudiacti.

E' una mia semplice riflessione. Sono con Banca Etica sempre.

Giorgio Bongiovanni
Antimafia 2000 Palermo

Inviato da Antonio Balderi (non verificato) il 11 Dicembre 2014 - 9:24pm

Il primo livello di controllo di una cooperativa lo dovrebbero fare i soci stessi ed una cooperativa che si rispetti dovrebbe offrire ad ogni socio uno spazio pubblico per scrivere le proprie impressioni e fare domande agli amministratori i quali dovrebbero rispondere sempre pubblicamente alle domande fatte.
In mancanza di questi strumenti essenziali manca la democrazia di base che dovrebbe distinguere la vita sociale di una cooperativa.
Sotto questo aspetto anche BE mi sembra molto carente e non priva di ombre nel suo operato.

Inviato da Emanuela Amici (non verificato) il 13 Dicembre 2014 - 6:16pm

Non mi sembra corrisponda al vero. I finanziamenti sono pubblicati, questo spazio può essere utilizzato per formulare domande e osservazioni, oltre alle molte occasioni di incontro fisico fra soci, struttura organizzativa e amministratori.

Inviato da andrea.tracanzan il 15 Dicembre 2014 - 8:45am

Gentile Antonio, mi sembra che si possa tranquillamente dire che Banca Etica può ancora migliorare. Però parlare di ombre nel suo operato è una considerazione pesante. Provo a fornire un paio di elementi che possano permettere a te, e a chi legge, di valutarla con maggiori elementi.

Tutti i finanziamenti di Banca Etica sono online (unica banca in Italia a farlo) e, su questo blog, sul bilancio sociale, sui social network tutto è commentabile. Grazie a quanti vogliono partecipare anche con questi strumenti possiamo fare di Banca Etica un'impresa migliore.

Banca Etica si caratterizza per una struttura democratica su base territoriale, sono i soci ad eleggere i propri rappresentanti, tanto a livello locale, quanto nel Consiglio di Amministrazione o nel Comitato Etico. Ma soprattutto Banca Etica ospita quotidianamente una dialettica democratica: attraverso la promozione culturale, la partecipazione attiva nella definizione di questioni strategiche e la valutazione sociale, i soci sono coinvolti direttamente (e contribuiscono) alla definizione dell'azione della banca.

Inviato da marco battistoni (non verificato) il 12 Dicembre 2014 - 8:30am

Come socio ho apprezzato la trasparenza di BE con cui ci è stata comunicata la notizia.

Inviato da marco mandelli (non verificato) il 12 Dicembre 2014 - 11:04am

La vicenda della Coop.29 giugno mette in luce una questione colpevolmente sottovalutata. Quante sono le VERE COOPERATIVE (sociali o non sociali)?
Nel centro-sud (vivo nel Lazio) siamo pieni di FINTE COOPERATIVE, con un vero PADRONE e finti soci, sfruttati e sottopagati (specialmente nel settore pulizie e nell'agricoltura).
Quando si farà una VERA indagine ed un VERO controllo su questi fatti?

Inviato da maria cristina fazzi (non verificato) il 12 Dicembre 2014 - 3:13pm

Insieme a mio marito siamo correntisti e soci di BE. La notizia ci ha lasciato piuttosto avviliti. Daltronde essere pesci e pretendere di restare asciutti non è possibile. Leggendo, dopo l'articolo del Presidente, tutti i commenti abbiamo particolarmente condiviso quello di Sandro che ci sembra cerchi di andare oltre e soprattutto più a fondo. C'è bisogno di fare tutto quello che si propone Biggeri ma bisogna anche smetterla di pensare "si, va tutto in malora ma per fortuna che c'è il terzo settore che è bravo, buono e bello e che mette toppe dappertutto, se non ci fosse sarebbe un disastro!!!!" Ecco forse sarebbe il caso di riflettere, di cominciare a fare bilanci e forse a chiedersi se il ruolo di supplenza di un welfare scientificamente smantellato non rischi di diventare oltre che ingombrante e di problematica gestione anche una pericolosa e infestante chiamata di correo. Il terzo settore dovrebbe, a nostro avviso, virare verso il suo originario spirito volontaristico e allontanarsi da quello aziendalistico ora predominante.

Inviato da reno (non verificato) il 12 Dicembre 2014 - 9:14pm

ma era così difficile capire che Buzzi era il padrone della cooperativa ? quando c'è un dirigente che supera i 5 anni di comando in una cooperativa diventa un padrone e quando allora a lui tutto è permesso . Lo strumento della cooperativa è di per se una alternativa al mondo dello sfruttamento e della speculazione ma se va in mano ad un padrone non lo è più. Nelle valutazioni occorre valutare la durata delle cariche e i mandati fatti e quando si vede un padrone non occorre finanziarla

Inviato da sara dal pra (non verificato) il 15 Dicembre 2014 - 9:05am

Lo Stato: come dal messaggio del Presidente di BE l'azione più efficace da fare è pretendere che le Istituzioni dello Stato che devono rappresentare e promuovere l'interesse generale funzionino fino in fondo. Poi si può scegliere che aspetti del welfare siano gestiti direttamente o dalle cooperative. Non tutto conviene che lo Stato gestisca in proprio, ma quando non lo fa deve essere il garante del governo delle attività nel senso dell'interesse generale e quindi della legalità.
Mi piacerebbe che il direttivo di BE ci chiarisse quali sono gli Enti che avrebbero dovuto per tutti e quindi anche per BE, monitorare la correttezza dell'attività della 29 giugno. Questo è il livello debolissimo della vita pubblica, che ci conduce spesso fino al livello poliziesco prima dello smascheramento dei crimini, quando la collettività ha già subito danni incommensurabili. E cresce rabbia e populismo. Dobbiamo chiedere massima serietà alle istituzioni del nostro Stato, cioè agli uomini/donne che stipendiamo per governarlo e amministrarlo.

Inviato da marco mandelli (non verificato) il 15 Dicembre 2014 - 10:03am

I commenti sono per la maggior parte seri e pertinenti. Come ha scritto qualcuno, anche i soci delle cooperative devono controllare ( quando sono soci VERI e non servi della gleba).
Non è possibile che tutti caschino dal pero e si proclamano sconcertati. Il mondo cooperativo va rivoltato come un calzino e vanno tolte le mele marce. Lo stesso va fatto con il settore delle ONLUS.
Ci sono realtà in cui la ONLUS capogruppo non fa profitti, ma intorno si creano società satelliti FOR PROFIT, che sfruttano il marchio della ONLUS. Nulla di illegale, per carità, ma che si faccia chiarezza anche su questo.
In Italia non esiste la cultura del CONTROLLO.

Inviato da Fabio Martina (non verificato) il 16 Dicembre 2014 - 1:29pm

Banca Etica è stata danneggiata....più dalla rete della cooperazione sociale "rossa" che dalla Coop29giugno. Qualcuno sapeva e non ha detto nulla (ne a chi avrebbe potuto indagare eventuali reati, ne alla rete del Terzo Settore). Se ci sentiamo parte della stessa barca dobbiamo dirci tutto sempre. Se qualcuno invece vuole usarci (vuole usare BancaEtica, il TerzoSettore, i lavoratori della Coop29giugno, ) per arricchire se stesso o qualche politico (di tutti i partiti, si è poi scoperto) allora forse è ora di far scendere questa gentaglia dalla barca e continuare sulla nostra strada pulita solo insieme a chi ha davvero voglia di fare socialità e impresa ma in modo pulito.

Inviato da luigi masciandaro (non verificato) il 16 Dicembre 2014 - 3:49pm

Il 23 ottobre, rivolgendosi a un gruppo di giuristi, il Vescovo di Roma, Francesco, ha tracciato un profilo personale che oggi si attaglia come un cappello giornalistico ai dialoghi pubblicati dai media, supplendo alla tecnologia delle microspie con la psicologia, nella capacità di “intercettare” e interpretare lo stato d’animo dei protagonisti: “La corruzione si esprime in un’atmosfera di trionfalismo perché il corrotto si crede un vincitore. In quell’ambiente si pavoneggia per sminuire gli altri. Il corrotto non conosce la fraternità o l’amicizia, ma la complicità e l’inimicizia”.Una diagnosi drammaticamente confermata, quaranta giorni dopo, dall’evidenza degli accertamenti strumentali, sonori e visivi. E conclusa, o meglio sospesa, con esito di prognosi riservata, che rimanda in ogni caso a una terapia giudiziaria per “Procura”: “Il corrotto non percepisce la sua corruzione. Accade un po’ quello che succede con l’alito cattivo: difficilmente chi lo ha se ne accorge; sono gli altri ad accorgersene e glielo devono dire. Per tale motivo difficilmente potrà uscire dal suo stato per interno rimorso della coscienza. La corruzione è un male più grande del peccato. Più che perdonato, questo male deve essere curato”.

Una perfetta fotografia del momento grave, gravissimo, della situazione romana ed italiana.

Noi non sappiamo se questa ‘istantanea’ del Papa fosse determinata dalla lettura degli articoli di Lirio Abbate sull’Espresso,che sin dal 2012 descriveva l’intreccio tra fascisti, mafia, coop spurie e politica (con nomi e cognomi) o dalla lettura di Contropiano che sin dal 2011 denunciava la sproporzione tra introiti ed impieghi delle coop facenti capo a Buzzi e alla 29 GIUGNO. Solo per citare alcune voci giornalistiche che sin dal 2010 disvelavano, seppure parzialmente, il mondo , ma anche il modo ,marcio in cui operavano questi squali.

Quello che sappiamo è che chi si occupa di finanza etica e di economia solidale sa di nuotare in un mare infestato da squali. Quanto accade a Roma è solo l’ennesima riprova.

Occorre quindi che si apra un dibattito sulle prospettive di difesa da questo putrido mondo. Certo che la vigilanza sulle cooperativa sia fatta dal codice etico ed altre iniziative di controllo di cui parlano alti esponenti di quel mondo, terribilmente infangato da questi scandali; ma basta a noi? la tardiva, ricerca degli ‘anticorpi’ alla corruzione dominante è l’unica panacea?

Riteniamo che una riflessione su dove va Banca Popolare Etica sia d’obbligo: i ’grandi progetti’, i ’facili’ impieghi in grandi iniziative , fortemente sponsorizzate da associazioni che sappiamo non impermeabili alla corruzione, non ci porti più a costruire sogni ed utopie (noi siamo Banca popolare Etica e realizziamo utopie ed ossimori ) ma un adeguarsi all’esistente, se remunerativo.

Forse privilegiare le piccole e medie intraprese , più facilmente controllabili sul territorio, vedere chi e cosa fa? ma,anche, come lo fa? rafforzare le valutazioni sociali anche, fondamentalmente, ‘in itinere’?

La valutazione sociale per nuovi soci e progetti deve essere estesa anche per le informazioni riservate ed altri strumenti devono essere posti in essere: gli squali non si presentano a pinne alzate e digrignando i denti!

Non si può tacere che i lavoratori , soci e non, di queste ‘spurie’ coop abbiano una familiarità, sicuramente determinata da riconoscenza e sottomissione psicologica, con soggetti con ’alito cattivo’; ma l’omertosità da quando è una virtù?

A noi viene voglia di correre ad abbracciare i tanti soci e tanti altri che nel loro lavoro di cooperatori sociali ci mettono l'anima e pure di più.
Prendono lo stipendio a babbo morto - quando arrivano i soldi dagli enti pubblici - camminano sempre in salita, soffrono le cadute, ma vanno avanti lo stesso perché ci credono, è un atto d'amore, una questione di senso e non solo di lavoro.Ogni volta che li incontri senti che profumano di una bellezza che da sola deterge il puzzo del cinismo dominante.

Difendere queste bellezze è un compito a cui non possiamo sottrarci.

Noi con loro siamo banca popolare etica.

G.I.T. Bari/Brindisi Banca Popolare Etica

Inviato da marco mandelli (non verificato) il 18 Dicembre 2014 - 9:46am

Grazie al GIT Bari/Brindisi per l'approfondito commento. Concordo anche io che bisogna che bisogna moltiplicare le fonti di informazione per valutare la serietà e l'attendibilità di una cooperativa e di una associazione. Non bastano i bilanci e gli altri strumenti formali.
Non è possibile che Lirio Abbate denunci per anni sulla stampa dei fatti che passano poi inosservati.
Il mondo cooperativo ed associazionistico, e tutto il terzo settore, devono moltiplicare i "sensori". Il terzo settore delve diventare TERSO settore.

Inviato da Alfredo Carnelli (non verificato) il 19 Dicembre 2014 - 11:49pm

In linea di principio concordo con gli interventi precedenti che sottolineano l'importanza di privilegiare i finanziamenti ai soggetti di piccole dimensioni, piuttosto che quelli di grandi/grandissime dimensioni (difficilmente osservabili in modo omogeneo e potenzialmente ricchi di contraddizioni e zone d'ombra).
Voglio aggiungere, però, che dobbiamo poi ricordarcene quando guardiamo i "numeri" della Banca, in particolare la difficoltà di abbassare i costi di gestione.
Ed impegnarci a far "pesare" questa differenza (nel solco etico, di sostegno dei soggetti piccoli e spesso maggiormente bisognosi/meno bancabili) con tutti coloro, soci e non, che ancora non comprendono l'importanza di avere una banca che tenga fermamente il timone sulla rotta della finanza eticamente orientata.
-socio-

Inviato da Andrea D'Ascanio (non verificato) il 20 Dicembre 2014 - 7:41am

si può vedere la scheda di valutazione sociale della coop. 29 giugno?
chi è stato il valutatore? ogni quanto tempo viene aggiornata? quale è la procedura per verificare i dati comunicati dal cliente?
Secondo me il fatto che non sia emerso nulla dalla valutazione sociale (lo darei
per scontato, altrimenti sarebbe stato ben peggio per la banca...) ci dice solo che la valutazione non era adeguata. Come intende Banca Etica modificare il proprio sistema di valutazione sociale?

Inviato da Area Socio-Cult... (non verificato) il 23 Dicembre 2014 - 3:30pm

ciao Andrea,

per ragioni legate alla privacy ed alla normativa interna relative al processo del credito le valutazioni socio ambientali non possono essere divulgate, se non all'interno della rete di quanti sono coinvolti nel processo. La procedura interna della Banca prevede che l'aggiornamento relativo ai profili socio-ambientali dei clienti venga effettuato ogni 2 anni.

La valutazione sociale, affiancata alla valutazione tecnica da parte del personale della banca (solitamente della filiale), viene effettuata da un Valutatore Sociale debitamente formato: quest'ultimo si occupa di redigere un report che, prevedendo il coinvolgimento dei Soci di Banca Etica attivi sul territorio, ha l'obiettivo di fornire un dettaglio quanto più specifico delle caratteristiche socio-ambientali dell'organizzazione valutata. Va detto che questo incarico, completamente gratuito, viene eseguito da un socio volontario che si è reso disponibile a formarsi sulle tematiche che caratterizzano la nostra valutazione sociale; e questo dando seguito ad una indicazione, espressa dai soci in una delle prime assemblee costitutive della banca, di mantenere una sana dialettica (tra il socio lavoratore ed il socio valutatore) nella valutazione del merito creditizio.

Il valore della valutazione non sta tanto (e non potrebbe esserlo) nei dati oggettivi che dovrebbero emergere dall'analisi ma soprattutto nell'attivazione della rete dei soci del territorio. Questa rete, fatta di persone ed organizzazioni motivate e coinvolte nel progetto banca etica, aiuta a meglio comprendere "la credibilità" della realtà richiedente il credito. Questo naturalmente non mette al riparo di tutti i rischi e quanto accaduto a Roma con la Cooperativa 29 Giugno lo dimostra, nonostante le 4 valutazioni sociali effettuate dai soci valutatori negli anni. Il fatto che la stessa magistratura ci abbia messo quasi 4 anni a dipanare la matassa ci fa capire come le cose siano molto complesse e chi vuole delinquere trova sicuramente i modi per farlo, figuriamoci quindi se si fanno scrupoli nel non fornire informazioni approfondite durante il processo della valutazione sociale.

Questa consapevolezza non può però restare una semplice constatazione ma deve stimolare Banca Etica nel perfezionamento di un modello e sistema di verifica del merito creditizio che possa far leva su tutte le forze e le risorse della propria organizzazione, a partire dall'organizzazione territoriale dei soci, dalla struttura operativa, dalla rete delle organizzazioni di riferimento per arrivare ad una cooperazione più stretta ed efficace con gli enti pubblici e privati che si battono per la legalità (Ass. Libera in primis).

Tale processo di miglioramento è iniziato a dicembre 2014 e vedrà il suo sviluppo nel corso del 2015. Concludo segnalando come, oltre agli aspetti legali, ci siano comunque altre questioni, più politiche, su cui il terzo settore dovrebbe comunque interrogarsi, mi riferisco nello specifico al al ruolo e al modello di cooperazione sociale che oggi meglio risponde ai valori fondativi della stessa cooperazione (solidarietà, giustizia, reciprocità, tutela del bene comune ecc.). Su questo il dibattito è aperto e chi fa finanza etica con maggior forza deve richiederlo.
Augurandoci di aver risposto alle tue domande, ti ringraziamo per l'attenzione e ti auguriamo buona giornata.

Marco Piccolo
Area Socio-Culturale di Banca Etica

Inviato da Andrea D'Ascanio (non verificato) il 24 Dicembre 2014 - 3:13pm

Grazie Marco per la tua risposta completa e non scontata.
Spero che la Banca presegua con determinazione nel percorso che mi hai spiegato, a partire dal miglioramento dei criteri di selezione delle realtà che vuole finanziare e con cui vuole collaborare.

LASCIA UN COMMENTO

CERCA BANCA ETICA VICINO A TE