DISINVESTIMENTO DALLE ARMI MESSE AL BANDO: URGENTE CONFERMARE LA NORMA ENTRO FINE LEGISLATURA

Bancanote Blog

DISINVESTIMENTO DALLE ARMI MESSE AL BANDO: URGENTE CONFERMARE LA NORMA ENTRO FINE LEGISLATURA

3 Novembre 2017

A cura di Nicoletta Dentico. Consigliera di Amministrazione di Banca popolare Etica

A caldo, la notizia è arrivata qualche giorno fa come una surreale detonazione. Il suo annuncio a me è sembrata una sorta di provocazione, non stento a dirlo, in un paese come l’Italia dove la logica delle armi detta legge, a discapito delle consolidate norme in vigore in questo paese. In realtà le cose stanno diversamente. Il Presidente Sergio Mattarella, il 27 ottobre scorso, non ha firmato la legge approvata dal Parlamento in via definitiva che introduce misure rigorose contro il finanziamento delle imprese che producono mine anti-persona e munizioni a grappolo. Il Presidente ha rinviato il testo alle Camere, chiedendo una nuova deliberazione. Motivo? Profili di illegittimità costituzionale, come si legge nella nota del Quirinale, e di contrasto con le stesse leggi di messa al bando di questi ordigni – la legge 106/1999 e la legge 95/2011 - che richiedono sanzioni penali (non solo amministrative) per tutti i finanziatori delle armi vietate nel nostro paese.  Domanda: possibile che nessuno se ne sia accorto?

La nuova norma è frutto di un estenuante iter parlamentare durato sette anni, dalla prima presentazione del disegno di legge in Senato il 26 maggio 2010 alla approvazione in via definitiva alla Camera dei Deputati, il 4 ottobre scorso. Un unicum: voto favorevole di 389 parlamentari su 391 presenti, 0 contrari e 3 astenuti. Una delle poche norme di esclusiva genesi parlamentare. Una delle pochissime norme conseguite con un consenso trasversale. E con il forte accompagnamento della società civile, Campagna Italiana contro le Mine e Rete per il Disarmo in testa.  Anche il Gruppo Banca Etica ne ha salutato con entusiasmo la approvazione (http://www.bancaetica.it/blog/approvata-legge-contro-finanziamento-produzione-mine-munizioni-grappolo), essendosi impegnato in prima persona, tramite Etica Sgr, alla definizione dell’impianto di questa norma.

Per la prima volta, ed è questa la portata innovativa della legge, si sancisce la necessità di limitare e vietare gli investimenti finanziari in considerazione dei loro possibili impatti distruttivi sulla vita delle persone.

La novità è stata giustamente veicolata anche nelle sedi internazionali. A New York, il 19 ottobre, l’Ambasciatore italiano alla Conferenza per il Disarmo, Vinicio Mati, ha annunciato con legittima soddisfazione il via libera alla legge alla Commissione su Disarmo e Sicurezza, durante la 72ma Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Italia prima della classe ancora una volta su questa materia – il nostro paese è stato uno fra i primi al mondo a mettere al bando sia le mine che le bombe a grappolo -  con una legge intesa a definire con puntualità i complessi meccanismi che regolano le attività degli intermediari finanziari. La legge di ratifica 95/2011 della Convezione di Oslo, nell’articolo 7 (Sanzioni), già indicava tra le attività penalmente perseguibili il supporto finanziario a produzione, stoccaggio commercio ed uso delle bombe cluster. L’intento della nuova norma è fornire precise indicazioni per un adeguato monitoraggio, imponendo il disinvestimento e il divieto totale a intermediari finanziari e creditizi, a fondazioni e fondi pensione, di investire e quindi finanziare società che, direttamente o tramite società controllate o collegate, abbiano un coinvolgimento nella produzione, stoccaggio, utilizzo, importazione e vendita di mine anti-persona o di cluster bombs (le munizioni a grappolo).

Oggetto della sospensione della legge è l’articolo 6 della legge approvata a ottobre (ex articolo 5 nella versione originale del 2010). La nota del Presidente Mattarella spiega che “la normativa in esame, in contrasto con la finalità dichiarata, determinerebbe l’esclusione della sanzione penale per determinati soggetti che rivestono ruoli apicali e di controllo (per esempio i vertici degli istituti bancari, delle società di intermediazione finanziaria, e degli intermediari abilitati); per altri soggetti, privi di questa qualificazione, sarebbe invece mantenuta la sanzione penale, che prevede la reclusione da 2 a 12 anni, oltre alla multa da euro 258.228 a 561.456. Questo contrasta con l’articolo 3 della Costituzione, che vieta ogni irragionevole disparità di trattamento fra soggetti rispetto alla medesima condotta”. Inoltre, spiega la nota, la norma si pone “in contrasto con le Convenzioni di Oslo e di Ottawa a suo tempo ratificate […] che richiedono sanzioni penali per tutti i finanziatori degli ordigni vietati”.

Nessuna volontà di tutelare i banchieri o la lobby delle armi, dunque. Nessuna regia occulta, o interventi dell’ultimo momento, come anche la sottoscritta aveva sospettato. Solo, e si fa per dire, solo uno spiacevole errore frutto di una trafila legislativa estenuante che ha spiazzato tutti coloro interessati e coinvolti negli anni su questa legge, con analisi, relazioni e successive variazioni. Lo esplicita la lunga nota che la Campagna Contro le Mine ha inviato il 31 ottobre ai parlamentari, per chiedere un impegno correttivo prima di fine legislatura. L’articolo 6 non è più stato rivisto alle luce delle più recenti normative, agli Uffici Studi è sfuggita la connessione con le sanzioni penali già determinate con la legge di messa al bando delle bombe a grappolo del 2011. 

L’arte della guerra– con riconfigurazione delle forze armate e crescita continua di esportazione di armi italiane nel mondo– sovverte nel profondo le basi costituzionali della nostra Repubblica, facendone a tutti gli effetti una potenza in grado di intervenire militarmente nelle aree prospicenti il Mediterraneo, a sostegno dei propri “interessi vitali”, e ovunque nel mondo siano in gioco gli interessi dell’Occidente e della Nato. Chiediamo al Presidente Mattarella di procedere con la stessa ineccepibile sollecitudine anche su questa materia, ben più urgente, date le circostanze che ci vedono esportare armi in Paesi (come l’Arabia Saudita), che poi le usano in operazioni illegittime (Yemen). Al Parlamento, chiediamo invece di intervenire con urgenza per sanare il vulnus costituzionale e votare i necessari emendamenti alla legge quanto prima. Le proposte della Campagna Mine e della Rete Disarmo sono sul tavolo. 

Non c’è tempo da perdere, per confermare il solo atto in controtendenza che la politica ha saputo esprimere in anni durissimi di progressiva militarizzazione.
 

Commenti

Inviato da Paolo Contini il 9 Novembre 2017 - 10:03am

Grazie Nicoletta per questo importante aggiornamento e per aver tolto ogni dubbio su possibili azioni occulte dietro questo incaglio. Attendiamo speranzosi tue news.

LASCIA UN COMMENTO

CERCA BANCA ETICA VICINO A TE