LE BANCHE CAMBIANO, CAMBIAMO LE BANCHE!

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LE BANCHE CAMBIANO, CAMBIAMO LE BANCHE!

31 Ottobre 2019

Di Alessandro Messina, Direttore Generale di Banca Etica

“Faccio soldi coi soldi”, dice un sornione John Gray alla bella Elizabeth McGraw, che di lui comincia ad innamorarsi. Siamo nel 1986 e questo è il massimo di accento critico alla finanza che troverete in Nove settimane e mezzo, film di Adrian Lyne che fece parlare molto di sé, per altre ragioni. Hollywood, come sempre accade, cominciava a registrare quello che stava cambiando nella società americana.
Negli anni ‘80, infatti, la finanza inizia la sua scalata al capitalismo, alleandosi con la tecnologia (in quegli anni cominciano le prime applicazioni dell’informatica al trading) e cavalcando le nuove emergenti visioni della società che una politica orfana delle vecchie certezze ideologiche comincia ad abbracciare: dal thatcherismo in Europa all’euforia da fine della storia negli States.

Facile rimarcare oggi che la finanza ha agevolmente avuto successo in questa scalata. Le implicazioni sono molte: la crescita esponenziale dei flussi finanziari rispetto a quelli dell’economia reale, che arrivano ad una proporzione di 1 a 70; la liberalizzazione e deregolamentazione dei mercati, che porta a rendere credibile oggi l’ipotesi che un soggetto privato batta una moneta globale; la progressiva unificazione e omologazione dei modelli culturali di impresa e di mercato, che favorendo crescenti concentrazioni dei capitali, spostano in modo massivo la distribuzione del valore aggiunto dal lavoro alla rendita.

Il “faccio soldi coi soldi” di Mickey Rourke (era lui) ora governa un bel pezzo di mondo. E sono sempre meno persone a poterlo affermare con soddisfazione.
La crisi iniziata nel 2007, vent’anni dopo il Gordon Gekko di Stone e ormai lontana 12 anni, non ha prodotto significativi cambiamenti. Anzi: il combinato disposto di decisori politici sempre meno ancorati ad una chiara visione della società e di pressioni lobbystiche crescenti di finanza e grandi imprese transnazionali ha generato una sorta di nevrosi iper-regolatoria che ha prodotto il paradossale effetto di andare a indebolire proprio le forme di finanza più vicine all’economia reale, espressione di un modello alternativo di impresa (le cooperative) e ispirate a valori differenti dalla massimizzazione del profitto.

Fonte grafico Banca D'Italia

Attenzione: in Italia, ciò è particolarmente vero, purtroppo più che in altri paesi. Negli ultimi venti anni da noi il numero di banche è passato da poco meno di 1.000 a circa 500 (grafico sopra ). E se consideriamo che in tale numero sono comprese le circa 300 Bcc che una legge assai discutibile ha obbligato a unirsi in soli 3 gruppi bancari, l’effetto netto è che si è passati in due decenni da mille “centri di governo” della finanza nazionale a soli duecento: un crollo dell’80% degli attori economici che in qualunque settore sarebbe visto con allarme. Invece - senza ironia - il principio guida di questa trasformazione pare essere la ricerca di maggiore stabilità finanziaria.


Fonte grafico Banca D'Italia

Nel contempo, l’onda lunga della crisi ha indotto quasi tutte le banche italiane a ridurre la propria presenza nei territori. In soli dieci anni, sono circa 500 i comuni che hanno perso completamente sportelli bancari (grafico sopra). Le tecnologie certamente mitigano il fattore di esclusione che ne può determinare, favorendo l’accesso ai servizi on line o al telefono. Ma è indubbio che, in particolare per quanto concerne l’accesso al credito, la distanza territoriale rappresenta ancora un fattore critico. Tale fenomeno di contrazione della presenza territoriale, va rimarcato, è avvenuto poi a parità del numero di sportelli complessivi che le banche italiane avevano venti anni fa: alla grande crescita del primo decennio, è infatti seguita la fase di razionalizzazione di quasi pari importo (con l’effetto “a gobba” nella figura sotto), con un effetto però importante nella localizzazione delle filiali, ora molto più concentrate sui grandi comuni e i centri urbani.


Fonte grafico Banca D'Italia

 

Quali saranno gli impatti di queste tendenze sugli equilibri sociali ed economici dei prossimi anni? Difficile dirlo. Si può solo constatare quello che già sta accadendo: il credit crunch di cui tanto si parlò dopo Lehman Brothers non è mai veramente finito e il mercato del credito sembra ormai convivere stabilmente con forme di razionamento della propria offerta, soprattutto verso le micro e piccole imprese e nei confronti di alcune categorie sociali più vulnerabili (che sono peraltro in aumento).

È questo, non bisogna illudersi, un effetto inevitabile, strutturale, degli ampi processi in corso sulla “forma banca”: dalla iper-pressione sul capitale - che certo non aiuta scelte imprenditoriali agili - alla forte riduzione del numero di player, dalla liquidità iniettata massivamente sugli intermediari, che abbatte i tassi di interesse,  alla assenza di politiche fiscali coerenti e pertanto incapaci di generare positivi stimoli all’economia reale. Il tutto determina intermediari ingessati, seduti su rendite di posizione, con l’attenzione progressivamente spostata dal credito ad altre forme di guadagno (trading, assicurazioni, investimenti, servizi ecc.).

Se non si vuole sognare ad occhi aperti, c’è poco da credere ad una massiccia conversione di questa finanza ai principi di sostenibilità. Insieme alla urgenza dei bisogni non soddisfatti, sociali ed economici, appare altrettanto eclatante la totale dissonanza tra narrazione, posizionamenti strategici e scelte quotidiane.
Ne consegue la necessità di far crescere la consapevolezza su quanto sta accadendo e promuovere la conoscenza delle migliori eccezioni (o dovremmo definirle, visto il quadro, vere e proprie sacche di resistenza?).
Che esistono.
In Italia e in Spagna c’è Banca Etica, impegnata ogni giorno a mettere in pratica una finanza molto diversa da quella di John Gray.
Il mese della finanza etica, che sta iniziando, ci dà l’occasione per unire le forze nel raccontarla, farla conoscere, avvicinare nuove persone e appassionarle a questo progetto di “cittadinanza finanziaria”. Perchè il motto è sempre valido: se le banche cambiano, in una direzione che non ci piace, non resta che adoperarsi - da cittadini attivi e risparmiatori consapevoli - per cambiare le banche!

Grazie a tutte le persone che per questo lavoreranno, si impegneranno, investiranno energie, tempo e vivacità intellettuale.

Commenti

Inviato da Simone Pettinau il 1 Novembre 2019 - 8:17am

Grazie un buon report della situazione finanziaria attuale e le cause che l'hanno prodotta

Inviato da Dellera Luigi il 2 Novembre 2019 - 9:19am

Molto preciso e documentato. E' comunque molto difficile far entrare nella testa della gente la consapevolezza che occorre sapere cosa succede e documentarsi bene per poter agire concretamente. Confidiamo che il mese etico porti a qualche risultato.

Inviato da nadia marchi il 2 Novembre 2019 - 12:25pm

grazie!!il mio augurio sta nel auspicare che la Banca Etica continui a dimostrare la differenza con i fatti, quindi dando possibilità di mettere le gambe a progetti che poi sapranno, se coltivati bene, Camminare in autonomia ed Essere di buon esempio e stimolo per i successivi. Grazie

Inviato da Renato Chahinian il 2 Novembre 2019 - 12:45pm

Condivido totalmente le osservazioni dell'articolo.
A questo punto, se il disimpegno delle altre banche nel finanziamento dell'economia reale continua a crescere, si aprono nuovi spazi di opportunità proprio per Banca Etica che invece persegue la sostenibilità anche economica. In altri termini, oltre ai fini sociali ed ambientali, dovrebbero essere finanziate pure le iniziative economiche innovative, volte ad un miglior rapporto prezzo-qualità di beni e servizi, ovviamente nel rispetto dei principi etici (e non del massimo profitto).

Inviato da roberta il 2 Novembre 2019 - 2:39pm

l'esigenza è quella di sapere o poter immaginare come vengono impegnati i nostri sodi dalle Banche perché il sentimento è quello dell'espropriazione
Il guadagno non è e non deve essere l'unico problema o intento

Inviato da Gino Chabod il 4 Novembre 2019 - 9:09am

Se vogliamo essere etici fino in fondo dovremmo dire che la moneta è il bene comune per eccellenza e dovrebbe essere emessa solo dallo stato, tutta , anche quella elettronica (il 97%). Ora dei privati depositano l'1% alla BCE e inventano dal nulla il resto che prestano percependo ingiustamente un interesse( tutt'alpiù andrebbe riconosciuto un diritto di segreteria una tantum!) Quella che, anche in banca etica, qualcuno definisce la magia del monetarismo o qualcosa del genere.
La moneta dovrebbe servire esclusivamente a scambiare beni e servizi reali e non dovrebbe essere permesso fare manovre speculative di far soldi con i soldi. E' un concetto semplice e popolare ma pare nessuno abbia il coraggio di proporre un sistema che mette in discussione l'attuale al punto da sostituirlo. Poissiamo solo impegnarci in prima persona, anche nei massimi sistemi, e smetterla di delegare.... Non è poi così difficile immaginare un nuovo modello di sviluppo con regole di mercato per uno sviluppo equilibrato e una economia di pace....difficile fare peggio, vista la palese malafede del sistema finanziario che è solo speculativo, parassitario e dannoso per sua intrinseca natura.

Inviato da Stefano Spagliccia il 4 Novembre 2019 - 11:18am

Credo che BE debba migliorare la comunicazione verso un'area di potenziali clienti che ancora non ne conoscono gli aspetti positivi rispetto a quelli della maggiornaza delle altre banche 'tradizionali'. Avere una platea piu' numerosa e la possibilita' di disporre di somme di denaro cospicue aumenterebbe il sostegno a soggetti che operano per una crescita sostenibile, o attraverso finanziamenti e aiuti verso soggetti meno abbienti con mutui piu' agevolati per esempio. Io non opero nel settore e potrei sbagliarmi ma dedicare una spesa maggiore nella comunicazione secondo me potrebbe produrre molti vantaggi per BE.

Inviato da Agostino Germinario il 9 Novembre 2019 - 12:32pm

Caro Direttore Generale, la comprensione delle modifiche alla struttura del mercato è una componente importantissima per chi ricopre ruoli importanti come il suo. Il mio auspicio è che le analisi e le azione proposte siano tese non ad una semplice elencazione di negatività o di ostacoli, ma bensì colgano tutti gli aspetti trasformando gli ostacoli in opportunità. Un uso approfondito della tecnologia futura, tipo Intelligenza artificiale, non ci deve spaventare ma deve essere utilizzata con consapevolezza e permettere di raggiungere nuovi obiettivi.
Buona strada

Inviato da maria il 22 Novembre 2019 - 7:46pm

Nel mondo finanziario globalizzato le piccole isole di finanza etica hanno difficile integrazione,la destinazione finale del settore finanziario ingloberà tutta l'economia prodotta e non,secondo me è un processo irreversibile!

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