RIFORMA DEL TERZO SETTORE: LE PROPOSTE DI BANCA ETICA ILLUSTRATE IN COMMISSIONE AFFARI SOCIALI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI

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RIFORMA DEL TERZO SETTORE: LE PROPOSTE DI BANCA ETICA ILLUSTRATE IN COMMISSIONE AFFARI SOCIALI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI

4 Luglio 2018

“Sì” a un regime fiscale che premi i risparmiatori che scelgono di investire in “titoli di solidarietà” e al “social lending” per far decollare le imprese sociali; “no” agli intermediari finanziari che potrebbero usare i nuovi strumenti di investimento dedicati al Terzo Settore per operazioni di “social e green washing”; auspicio che le normative italiane ed europee riconoscano il valore del credito bancario erogato a favore di onlus e imprese sociali riducendo l’assorbimento patrimoniale per queste operazioni (cd. social supporting factor).

Sono le proposte per l’attuazione della Riforma del Terzo Settore - e in particolare delle norme dedicate agli strumenti finanziari a sostegno delle imprese sociali e degli enti non profit - illustrate oggi dal direttore generale di Banca Etica, Alessandro Messina, in un’audizione informale presso la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati.

Banca Etica continua a crescere a tassi a due cifre, nella raccolta come negli impieghi (+13% tra 2017 e 2016), eppure osserva le difficoltà delle istituzioni senza scopo di lucro nell’affrontare al meglio le proprie esigenze finanziarie.
Durante l’Audizione Messina si è soffermato anche su questi aspetti, sottolineando come:

  • il problema dell’accesso al credito per le imprese sociali (così come per ogni PMI) non può essere esaurito con l’istituzione di uno strumento di raccolta “dedicata”, quali sono i titoli di solidarietà. In un contesto caratterizzato da eccesso di liquidità che non sempre si traduce in credito, una strada possibile consiste nel potenziare la sezione del Fondo di garanzia per le PMI rivolta alle imprese sociali. Un’altra, di più ampio respiro, nel promuovere il social supporting factor in discussione a livello UE. Entrambe le misure potrebbero risultare più efficaci nell’obiettivo implicito nella norma di aumentare l’offerta di credito al Terzo settore;
  • un altro fattore di sviluppo è la possibilità di ricorrere a capitali di rischio, che per soggetti nonprofit devono essere pazienti, in grado di valutare anche le misurazioni extraeconomiche dei rendimenti, il più possibile non concentrati per conservare la governance democratica degli enti di Terzo settore. Il social lending è una buona apertura, ma deve essere affiancato da misure a sostegno di iniziative di Impact investing condotte da operatori di finanza etica, che consentirebbero di scalare rapidamente volumi e operatività di un mercato in crescita e che rischia di rimanere privo di offerta.

Il nostro giudizio complessivo sulla riforma del Terzo settore approvata nella precedente legislatura è positivo e auspichiamo che le riflessioni del Parlamento possano presto estendersi al segmento della finanza etica e sostenibile, non solo per favorire l’attuazione delle norme già emanate (come il citato art. 111-bis del TUB), ma per disegnare una cornice organica di interventi che possa efficacemente conciliare attenzione ai risparmiatori, inclusione finanziaria per i soggetti più deboli, promozione dell’economia nonprofit e solidale, innovazione con gli strumenti ad impatto.

Qui il testo completo dell'audizione. 

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