TERRA SICILIANA DAI BUONI FRUTTI (ANTIMAFIA)

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TERRA SICILIANA DAI BUONI FRUTTI (ANTIMAFIA)

28 Maggio 2020

In collaborazione con Corrado Fontana, giornalista di Valori.it

Nella galassia delle realtà scaturite dall’Associazione Libera guidata da don Luigi Ciotti e nell’ambito del Consorzio Libera Terra Mediterraneo, cui partecipa anche Banca Etica, opera la cooperativa sociale Placido Rizzotto – Libera Terra. Nata nel 2001, la cooperativa lavora e coltiva producendo frutti buonissimi, e promuove un modello di convivenza fondato su diritti e legalità laddove un tempo spadroneggiava la mafia più sanguinaria.

L’impresa, dedicata alla figura del sindacalista ucciso nel 1948 dai killer dell’organizzazione criminale, opera infatti – per la maggior parte – su circa 250 ettari di campi agricoli ricevuti in comodato dal consorzio di comuni Sviluppo e legalità dell’Alto Belice Corleonese, in provincia di Palermo. In questo modo, sottolinea il presidente Francesco Citarda, «incide concretamente dal punto di vista sociale ed economico a beneficio del territorio, dando attuazione al principio della restituzione del maltolto, base fondante della legge 109 del 1996, sul riutilizzo sociale dei beni confiscati, per cui tanto Libera si era battuta».

La maggior parte dei terreni della Placido Rizzotto è coltivata a seminativo per la produzione di cereali (grano, farro e avena) e legumi (ceci, lenticchie e cicerchie), in rotazione con foraggiere e ortive, come ad esempio il dolcissimo pomodoro siccagno. Per il resto sono impiantate colture arboree che arricchiscono il paesaggio di uliveti e vigneti. Tutte le produzioni confluiscono poi nel Consorzio, che segue la trasformazione delle materie prime agricole coltivate dalle cooperative socie in Campania, Sicilia, Puglia e Calabria, curando tutte le fasi, dal campo allo scaffale. E per la Placido Rizzotto parliamo di coltivazioni che adottano il metodo biologico, «così da rispettare pienamente la madre terra, non depauperando i beni collettivi, quali sono quelli confiscati, ricevuti in gestione. Oltre a garantire la genuinità e la salubrità delle materie prime prodotte», precisa Citarda.

Non per nulla la cooperativa, che è socia di Banca Etica, dei cui servizi finanziari si è avvalsa negli anni per investire e per crescere, si impegna anche nell’abbattere l’impatto ambientale delle proprie attività. Per questo utilizza materiali agricoli biodegradabili (le pacciamature per le ortive e i legacci per le vigne), e ha persino avviato una sperimentazione per utilizzare l’idrogeno come additivo dell’alimentazione dei suoi trattori. L’obbiettivo è infatti ridurre i consumi e la generazione di inquinanti nei mezzi più vecchi cosicché, se i risultati saranno convincenti, potrà condividere questa buona pratica con tutto il Consorzio.

Come cooperativa sociale, oltre a generare opportunità di occupazione libera da sfruttamento e caporalato in una regione economicamente fragile, effettua progetti di inserimento lavorativo. Lo scorso anno ha garantito un giusto lavoro a 39 persone, tra stagionali e soci, di cui il 40% sono cosiddetti “soggetti svantaggiati”, in particolare persone con disabilità.

Oltre ai fondi agricoli, la Placido Rizzotto gestisce altri beni sequestrati e confiscati nell’areale delle provincie di Trapani e Caltanissetta, e a lei fa capo una cantina sorta su un bene confiscato a San Cipirello (Pa), dove vengono vinificate anche le uve provenienti dai vigneti di altre due cooperative di Libera Terra intitolate a Pio La Torre e Rosario Livatino, anch’essi baluardi di legalità vittime del crimine organizzato. E dopo i mesi di chiusura imposti dalla pandemia da coronavirus, che non hanno fermato l'attività nei campi, proseguita adottando le dovute precauzioni, finalmente nell'ultimo venerdì di maggio è avvenuta la riapertura dell’Agriturismo Portella della Ginestra, che occupa un casolare del ‘700 confiscato e situato in prossimità del memoriale della strage del primo maggio 1947.

Foto by Giorgio Salvatori

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