CAULONIA, COSì PATHOS CREA OCCUPAZIONE CON L'ACCOGLIENZA

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CAULONIA, COSì PATHOS CREA OCCUPAZIONE CON L'ACCOGLIENZA

7 Maggio 2018

Nella storia della cooperativa sociale Pathos di Caulonia, in provincia di Reggio Calabria, ci sono  molti buoni esempi e frutti per le comunità locali. A cominciare dalle modalità della sua genesi nel 2007, allorché, dalle ceneri di una precedente realtà sociale entrata in crisi, risorse per rinnovarsi, sia grazie alla volontà di riorganizzazione interna dei suoi soci, sia consorziandosi con la più strutturata Goel, Gruppo cooperativo simbolo di contrasto alla ‘ndrangheta e noto a livello nazionale per marchi come Cangiari (moda ecosostenibile) e Goel Bio.

Pathos ha così potuto ripartire dalla gestione di una comunità che accoglie ragazzi senza famiglia o sottratti ad ambienti fortemente problematici e devianti. Una specializzazione, quella dell’accoglienza di minori in difficoltà, rivelatasi preziosa nel 2011, quando l’Italia proclamava lo stato di emergenza umanitaria in relazione allo scoppio della cosiddetta Primavera Araba e al conseguente afflusso eccezionale di migliaia di persone, tra cui moltissimi minori, provenienti dai Paesi del Nord Africa.

Da allora Pathos offre allo Stato una risposta specifica alle migrazioni attraverso l’accoglienza diffusa (avviata con un primo coraggioso programma di reinserimento per ragazze nigeriane) e partecipa regolarmente ai bandi pubblici per i cosiddetti progetti Sprar. E benché in Calabria siano spesso solo di passaggio, la cooperativa guida i migranti, assistiti e curati, lungo tirocini formativi e corsi professionali verso sbocchi lavorativi; e fa vera inclusione sociale partecipata: i laboratori di falegnameria e sartoria sono frequentati da italiani e i manufatti vengono presentati nelle fiere della zona, favorendo la socializzazione.

Un impegno che procede da circa tre anni in collaborazione con Banca Etica, la quale,«...avendo stipulato una convenzione con il ministero dell’Interno, anticipa per noi l'80% del budget annuale necessario – precisa Maria Paola Sorace di Pathos –. E meno male che la banca c'è, perché l'erogazione delle risorse pubbliche arriva spesso con notevole ritardo, e per noi risulterebbe altrimenti impossibile garantire la sostenibilità economica delle iniziative».

Fiore all’occhiello di Pathos è però Global Chorus, gruppo musicale di una quarantina di elementi cui partecipano migranti, operatori sociali e cittadini. Nato circa un anno e mezzo fa, prova nella chiesa di Caulonia e, dalle prime esibizioni, ha ricevuto l’apprezzamento del Ministero ed è stato chiamato a cantare a Siracusa, al teatro di Gioiosa Ionica, sul lungomare di Caulonia e persino nella serata finale della Notte della Taranta. Il coro è applaudito innanzitutto per i pezzi ispirati alle storie di vita e di viaggio dei migranti, generando un coinvolgimento emotivo e una partecipazione che sono il primo prezioso volano dell’inclusione. Sentimenti che, dopo la recente campagna elettorale che ha avvelenato anche il clima di questi Paesi, Pathos sta riportando nelle scuole del territorio proprio grazie alle attività musicali.

Del resto, con i suoi 70 dipendenti assunti a tempo indeterminato, la cooperativa è una concreta dimostrazione che l’economia dell’accoglienza non è un pericolo ma una ricchezza collettiva per la Calabria. Direttamente o come fornitore di servizi per il consorzio Goel, Pathos segue progetti per l’integrazione dei migranti, adulti e non, e di assistenza domiciliare agli anziani; gestisce due strutture accreditate per minori stranieri, che accolgono rispettivamente 10 e 12 ragazzi, e un’altra che ospita dieci ragazzi italiani. Due migranti usciti dai suoi progetti li ha pure assunti direttamente: Abdoulaye, senegalese, come mediatore culturale, e Amri, egiziano, addetto alla manutenzione.

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