CENTRO MODA POLESANO: LA RIVINCITA DELLE DONNE

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CENTRO MODA POLESANO: LA RIVINCITA DELLE DONNE

6 Dicembre 2018

di Corrado Fontana, giornalista di Valori.it

«Ormai sono 4-5 mesi che il Centro Moda Polesano è di nuovo in attività, e tutto nasce dalla messa in liquidazione della nostra azienda 18 mesi fa. Non sapevamo cosa fare in quel momento. Quando ti trovi davanti una situazione di quel tipo la prima reazione è stata di sconforto e di panico, trovandoci all'improvviso senza lavoro. Per fortuna, appoggiate, sostenute e guidate da Legacoop Veneto, ci è stata proposta la soluzione del workers buyout (i dipendenti riacquistano e gestiscono l’impresa in difficoltà, ndr). Non tutte hanno aderito, ma 22 lo hanno fatto come socie e altre 11 ci hanno seguito come dipendenti. A tutt'oggi siamo in 39, perché nel frattempo abbiamo compiuto altre assunzioni».

Basterebbero queste parole a rappresentare il senso e il coraggio di un’avventura imprenditoriale appena ricominciata, tutta – o quasi – al femminile. A pronunciarle, in un intervento radiofonico, Claudia Tosi, un tempo socia e dipendente di Cooperativa polesana abbigliamento, oggi socia e presidentessa della nuova impresa cooperativa Centro Moda Polesano. Il buio di quasi 5 mesi di inattività, resi necessari per uscire dalla liquidazione coatta amministrativa avviata a marzo 2018, e la rinascita, sancita dall’inaugurazione del 2 luglio 2018. Quando le lavoratrici si sono riprese la loro fabbrica, portata alla crisi non dalla mancanza di capacità, ma dalla crisi internazionale prima e da alcune scelte infelici riguardo attività collaterali poi.

E così i clienti hanno capito e atteso, e le commesse non sono venute meno, anche se «…il nostro è un settore che si muove molto velocemente – ci spiega Lisa Negri, altra socia della cooperativa –. Produciamo abbigliamento di alta e altissima moda, soprattutto per grandi e grandissime firme. Solitamente nel tessile le aziende si specializzano, c'è chi fa i capi pesanti e chi quelli leggeri, noi, per nostra fortuna, siamo brave su entrambi i fronti. Capispalla, cappotti e capi invernali, per esempio, ma anche camicie, abiti molto leggeri da primavera. Questo è uno dei nostri punti di forza, e ci aiuta a stare sul mercato».
 
Una forza che ha avuto solo bisogno di partner adeguati. Come Coopfond e Banca Etica. « Banca Etica non la conoscevamo e ci siamo trovati benissimo – conclude Negri –, sia a livello umano che per quello che ci hanno offerto. Con loro abbiamo un fido di cassa e l'anticipo fatture. Ed è stato fondamentale per partire con l'attività. Non avendo incassi, perché i clienti pagano normalmente a 30 giorni, non avevamo disponibilità finanziaria. Risorse che per ora siamo riuscite a non intaccare, poiché, avendo ripreso a lavorare, abbiamo delle entrate che riescono ad essere superiori o equivalenti alle uscite».

centro moda polesano

Finanziamenti a parte, va detto che sono certamente queste donne (cui si è aggiunto ultimamente un giovanissimo collaboratore) ad aver compiuto la scommessa più importante. Investendo su sé stesse e sul futuro della cooperativa la loro Naspi, quella che una volta era chiamata “assegno di disoccupazione”. Invece di percepirla mese per mese stando a casa, avendo avuto tutte o quasi il diritto a circa due anni di sussidio (a seconda dell’anzianità di servizio), si sono fatte anticipare l’intera somma perché diventasse il capitale sociale iniziale della nuova società. E allora, dallo sconforto iniziale, passando per tanti dubbi e paure, sono arrivate all’energia che emerge, ancora, dalla voce della presidentessa Tosi: «Prima l'azienda era molto più grande, e tante si sentivano semplicemente dipendenti. Oggi la spinta è molto maggiore per ciascuna di noi, che siamo socie e ci sentiamo proprietarie della nostra attività, con una grande motivazione. Pur con qualche preoccupazione in più, essendo il nostro futuro e il nostro destino, siamo soddisfatte. E andiamo al lavoro col sorriso».

Commenti

Inviato da Adriano il 9 Marzo 2019 - 11:53am

Complimenti alle coraggiose lavoratrici ed anche Coopfond (che sostengo come cooperatore) e a Banca Etica, di cui condivido fini e strumenti operativi e che sostengo, per quanto mi è possibile. La forza dei lavoratori a sostegno dei lavoratori. E più siamo, maggiore sarà la nostra forza e la soddisfazione per i nostri risultati. Questa è l'Italia che vorremmo.

Inviato da LAURA il 9 Marzo 2019 - 3:43pm

sono soddisfatta di far parte di una banca che aiuta chi desidera mettersi in gioco, una banca che mette al centro le persone e non solo il profitto

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