DAL LAOS A PALERMO, L'EQUOSOLIDALE STA IN UNA TAZZINA

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DAL LAOS A PALERMO, L'EQUOSOLIDALE STA IN UNA TAZZINA

23 Luglio 2020

In collaborazione con Corrado Fontana, giornalista di Valori.it

«Qualcuno ogni tanto mi chiede cosa c’entri un’accademia per gli audiovisivi con la produzione di caffè a Palermo. La mia risposta è sempre la stessa, ed è composta da queste parole: Volontariato, Sostenibilità, Amicizia e Lavoro di squadra. In una sola parola: “Madreterra”». Rubiamo questo incipit al testo che accompagna un video di presentazione perché in queste parole di Aurelio Bracco si riconosce bene il mix di passioni e valori che hanno dato vita all’avventura imprenditoriale di Madreterra Caffè, decisa a farsi strada in un settore affollato di leoni affamati di profitto.

 

Eppure, lungo una linea di relazioni che unisce le famiglie di coltivatori dei villaggi nell’area di Kasi, in Laos, alla volontà di chi ha fondato l’associazione Accademia e mosaico nel capoluogo siciliano, è iniziato il viaggio delle bacche di caffè equo e solidale oggi distribuito da Madreterra. Un viaggio iniziato circa tre anni fa e seguito passo passo da Aurelio, Cristiana (interprete e responsabile marketing), Letizia (supporto clienti) e Andrea (amministrazione e consegne). Affidandosi innanzitutto alla vendita online – benché presente in qualche bottega –, e con l’obbiettivo di creare una rete per la vendita nazionale, l’impresa espande la platea e conta su uno zoccolo duro di clienti a Palermo e provincia, dove si forma circa il 30% del fatturato e dove le confezioni di cialde, capsule, grani o macinato vengono consegnate in bici e in motorino.

Si tratta perciò di un progetto che, dal Laos alla tazzina, richiede programmazione e sviluppo, se vuole essere economicamente sostenibile continuando a dar seguito ai principi del commercio equo, che finanzia le comunità dei coltivatori laotiani con un 2% aggiuntivo sul prezzo di acquisto, favorendo il passaggio da un’economia agricola basata sull’oppio ad una fondata sul caffè. Anche per questo Madreterra Caffè si è rivolta a Banca Etica, per averla tra i primi clienti a gustare un caffè «corposo, raffinato ed equilibrato», come lo definisce Bracco, e perché, a differenza di altre banche, l’istituto contempla il finanziamento delle associazioni.

E così Accademia e mosaico è diventata pure azionista di Banca Etica e, finalmente, ha potuto iniziare a investire sulla sua anima green, arma fondamentale per distinguersi in un mercato dominato dai colossi multinazionali. «Ci mancava sempre la disponibilità di una liquidità immediata per sviluppare i progetti aggiuntivi. Tramite il finanziamento ricevuto abbiamo acquistato la bicicletta elettrica per le consegne, abbiamo svolto alcuni lavori di ristrutturazione nel magazzino e incrementato l’attività di marketing online. Inoltre, pensando alla crescita aziendale, stiamo cercando di realizzare la capsula Dolce Gusto compostabile, che sarebbe la terza tipologia di capsula più venduta in Italia. Se riuscissimo a raggiungere questo traguardo sarebbe un grande risultato, e potremmo cominciare ad assumere dei dipendenti».

E mentre va sottolineato il notevole impatto ambientale delle capsule non compostabili che ancora equipaggiano molti modelli di macchina per caffè, e che sono circa 13 i tipi di capsule sul mercato con cui un’azienda deve obbligatoriamente fare i conti, il trend delle vendite dell’associazione palermitana è in lenta ma costante crescita. Se le assunzioni verranno, saranno uno dei buoni frutti nati dall’economia solidale e per questo Madreterra Caffè importa ogni anno tra i 70 e i 120 sacchi da 80 chili di caffè qualità arabica. La produzione si svolge grazie ad accordi di collaborazione con due torrefazioni che producono le sue miscele, e dal Laos proviene un caffè in bacche ancora verdi, crudo, che viene lavorato, tostato, lasciato in grani o macinato, e poi confezionato. A noi non resta che berlo, ben caldo, immaginando palme siciliane e i profumi dell’Asia.

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