RIFUGIATI, DALLE FAMIGLIE ALL'INCLUSIONE

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RIFUGIATI, DALLE FAMIGLIE ALL'INCLUSIONE

8 Settembre 2021

A cura di Corrado Fontana di Valori.it

 

Dalle parole ai fatti. Dalla preziosa ma generica solidarietà all’impegno concreto, quotidiano e consapevole di cittadini che offrono la propria casa e l’accoglienza a ragazzi e ragazze, donne, talvolta con figli minori, e uomini rifugiati nel nostro Paese. Un incontro di desideri e necessità che, da un'idea semplice e ambiziosa nata in Germania nel 2015, viene tradotta qui in un percorso formalizzato e seguito passo passo da Refugees Welcome Italia (cioè “rifugiati benvenuti”), partner di un network che vanta organizzazioni autonome attive in 11 nazioni e contribuisce a normalizzare e umanizzare un’immigrazione spesso raccontata solo come emergenza.

«Il network – spiega Sara Consolato – prende le mosse dall'idea di dare la possibilità a rifugiate e rifugiati di vivere temporaneamente con persone del luogo, ricevendo così un aiuto per compiere l'ultimo pezzetto di strada verso l’indipendenza. Cioè avere un lavoro stabile, un alloggio… Ci occupiamo di chi, segnalatoci da operatori sul campo, è in uscita dai centri di accoglienza, è quindi al termine del percorso istituzionale perché ha ottenuto i documenti e una forma di protezione internazionale, ma rischia, in assenza di una rete di supporto, di finire per strada, vanificando perciò i progressi già compiuti verso un’inclusione in Italia. Queste persone noi le mettiamo in contatto con cittadini italiani che si iscrivono sulla nostra piattaforma e danno disponibilità ad ospitarli. Svolgiamo una procedura di abbinamento in più fasi, con una serie di verifiche sia con i rifugiati e le rifugiate sia con le persone che vogliono ospitarli. Cerchiamo quindi di comprendere se i candidati italiani siano idonei a svolgere l'affidamento e cerchiamo di ottenere l'abbinamento migliore».

Giulia, Amira e Tommaso- Refugees Welcome Italia 

Sono iniziate così tante storie di accoglienza poi maturate in conoscenze e relazioni durature. Quella di Vivien e Diabo accolti in famiglia a Torino, di Ibrahima a Macerata, e pure la convivenza solidale di Giulia, Tommaso e Amira... Il requisito delle famiglie ospitanti è che abbiano almeno una camera libera nella propria abitazione, quindi non una sistemazione di fortuna, e abbiano ben compreso e condividano la mission del progetto. L'obiettivo non è cercare una badante o trovare compagnia, infatti, ma accompagnare – per periodi che mediamente durano tra i sei e i dodici mesi – i rifugiati verso l’autonomia. Mentre Refugees Welcome Italia interviene in caso di difficoltà, offrendo anche, per i migranti più giovani, magari giunti minorenni e non accompagnati, l’opportunità di una guida dedicata, un mentore.

L’associazione lavora su tutto il territorio nazionale (30 città, oltre 300 convivenze attivate in 17 regioni) e ha scelto Banca Etica come partner unico nell’ambito finanziario. Elena Ringhini, della filiale di Brescia, di Refugees Welcome Italia sottolinea e apprezza la logica di procedere «insieme a piccoli passi, con tenacia, senza mai pensare ad una relazione unidirezionale tipo “Io ti ospito, tu mi sei grato”, ma come un caleidoscopio di colori che si mescolano e formano sempre nuove figure, ma insieme». D’altra parte, aprire il conto in Banca Etica «È sembrata l'unica soluzione logica – ricorda il presidente Matteo Bassoli –, per il fatto che è la sola banca che garantisce una gestione etica a tuttotondo del portafoglio, soprattutto pensando che ci occupiamo di rifugiati che provengono da Paesi dove il peso di un certo imperialismo economico è ben presente. Una partnership finanziaria basata sulla condivisione di valori era quella più naturale».

Ibrahima a Macerata - Refugees Welcome Italia 

La missione dell’organizzazione, del resto, ha un impatto sociale che va oltre gli aspetti meramente operativi. «Accoglienza non è solo dare una casa a chi è in difficoltà ma è uno strumento per far conoscere le persone. Un’occasione di scambio per l'intera comunità, e il beneficio riguarda sia il rifugiato che le persone che la ospitano. È lo scambio con la comunità che ci interessa: per ogni persona accolta ce ne sono circa 15 che vengono coinvolte lungo il percorso. Ma il “tasso di coinvolgimento” può arrivare fino cento...».

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