Il 5 per 1000 per la “democratizzazione” del Terzo Settore | Banca Popolare Etica

Il 5 per 1000 per la “democratizzazione” del Terzo Settore

Il 5 per 1000 per la “democratizzazione” del Terzo Settore

Mercoledì, 1 Luglio, 2020

Il Terzo Settore è composto da una galassia variegata di organizzazioni che spesso - anche durante l'emergenza covid-19 - hanno dimostrato di svolgere un ruolo centrale nel completare i servizi di welfare del nostro Paese.

Banca Etica, nata nel 1999 proprio per rispondere alle esigenze finanziarie delle realtà non profit, ogni anno realizza uno studio in cui - attraverso l’analisi delle scelte dei contribuenti sulle organizzazioni cui destinare il proprio 5 per 1000 - tratteggia le prospettive e le opportunità di sviluppo futuro di un settore tanto importante.

Lo studio è stato illustrato oggi in un incontro online nell’ambito del ciclo “Attiviamo Energie Positive” con la partecipazione di Samanta Bernardini (Banca Etica, curatrice della ricerca); Alessandro Messina (direttore generale di Banca Etica); Alessandro Lombardi, Direttore Generale del terzo settore e della responsabilità sociale delle imprese, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con la moderazione di Matteo Boccia di Italia non profit.

Il 5 per mille è uno strumento di partecipazione diretta che permette ai contribuenti di destinare una quota dell’IRPEF scegliendo un’organizzazione impegnata in attività sociali cui devolvere, senza costi aggiuntivi, una parte delle tasse pagate. Le scelte di destinazione del 5 per mille sono uno specchio degli orientamenti culturali e valoriali degli italiani e della capacità delle organizzazioni non profit di rispondere ai bisogni effettivi delle persone e di conquistarne la fiducia.

La ricerca
Il documento si basa sui dati, disponibili a marzo 2020, pubblicati dall’Agenzia delle Entrate, dati pubblicati da Istat e dati interni raccolti da Banca Etica.

Nel 2020 verranno erogati 495,5 milioni di euro di contributi relativi all’anno fiscale 2018 veicolati attraverso il 5 per mille grazie alle scelte di oltre 14,2 milioni di donatori.
Dal 2006 - primo anno in cui è stato introdotto il 5x1000 - a oggi gli importi erogati sono cresciuti del +46,6% e i contribuenti che optano per devolvere il 5 per 1000 sono cresciuti del +38,2%: un italiano su tre continua a mettere la firma per il 5 per mille. In significativo aumento il numero di enti beneficiari che si attesta a 64.771: +6,7% rispetto al 2017 (+117,1% rispetto al 2006). Questo comporta una riduzione degli importi medi per beneficiario vista la crescita delle organizzazioni che usufruiscono di questo contributo.

Risorse concentrate in poche Regioni- Nel 2018 le prime 5 Regioni italiane per importi devoluti al non profit con il 5per1000 sono state Lombardia (36,6%), Lazio (18,7%), Emilia Romagna (6,6%), Piemonte (6,5%) e Veneto (5,7%). Alle altre 15 Regioni va il restante 25% circa degli importi complessivi e ben 8 Regioni presentano percentuali inferiori all’1%. Se le Regioni che raccolgono di più sono sempre le stesse, va sottolineata l’interessante crescita per importi registrata, tra 2017 e 2018, da Abruzzo (+8,7%), Bolzano (+4,3%), Basilicata (+4%) e Sardegna (+2,4%).

La scelta di devolvere il 5 per mille appare strettamente correlata con il reddito disponibile delle famiglie. Le Regioni in cui il reddito è più alto, sono quelle che veicolano il maggior numero di risorse: Lombardia, Lazio, Emilia Romagna e Veneto.

Dove il 5x1000 è molto conosciuto… e dove molto poco.
Nella Regione Lazio ben il 74,3% dei contribuenti sceglie di destinare il proprio 5 per mille. Segue  la Lombardia con il 61,3%. La Regione con il più basso numero di scelte è l’Abruzzo: solo il 13,6% dei contribuenti ha scelto un’organizzazione non profit a cui devolvere il proprio 5 per mille nel 2018. Anche Calabria e Sardegna hanno una bassa percentuale, che si attesta attorno al 14% circa.

A chi vanno le risorse raccolte con il 5per1000

  • Volontariato e associazionismo sono le categorie di organizzazioni che raccolgono il maggior numero di risorse: 53,1%. Sono capillarmente diffuse sul territorio e ricevono le devoluzioni dalle persone che partecipano alla vita dell’associazione o beneficiano dei servizi.
  • Fondazioni: raccolgono il 36% (pur rappresentando solo il 4,4% degli enti) grazie alla promozione sui media e al fatto che si occupano di temi che stanno molto a cuore delle persone, come la ricerca medica su malattie molto diffuse o più rare.
  • Cooperative sociali: rappresentano quasi il 12% degli enti ma raccolgono molto poco (3,3%) rispetto alle loro potenzialità.
  • ASD - rappresentano il 16,2% dei beneficiari, ma raccolgono solo l’1,8% delle risorse.

Il cinque per mille sta assumendo un ruolo crescente per quella galassia di organizzazioni dal minuscolo bilancio, per le quali 4-5 mila euro di risorse possono discriminare tra continuazione o cessazione dell’attività. Il 40% delle istituzioni non profit (circa 130 mila) ha un bilancio inferiore ai 10 mila euro annui: per esse ha particolare valore la possibilità di fidelizzare una rete di sostenitori attraverso questa misura fiscale, in grado di aggregare e stabilizzare tanti piccoli contributi individuali. È l’effetto “democratizzazione” del cinque per mille, da non sottovalutare - ha spiegato il direttore generale di Banca Etica, Alessandro Messina -. Il terzo settore tende infatti a una forte concentrazione delle risorse: a fine 2017 sul 4% delle istituzioni incide il 77% delle entrate, un dato strutturale che rischia di frenare il sano sviluppo di una pluralità di forme imprenditoriali e filiere produttive senza scopo di lucro. Con il 5 per mille, come ben dimostra anche quest’anno lo studio di Banca Etica, l’accesso alle risorse è relativamente più orizzontale e chissà che anche ad esso non si debba il lieve miglioramento nel processo di concentrazione generale (nel 2011 era all’82% la quota di entrate detenute dalle più grandi organizzazioni). In tutto questo rischia di fare la differenza lo sfasamento temporale tra progetti e introiti, tra una crocetta sul 730 e l’incasso relativo. Così diventa fondamentale per ogni istituzione non profit la relazione con le banche e una coerente gestione delle proprie finanze. Anche quest’anno lo studio dimostra che Banca Etica c’è, per vocazione, per missione, per competenza e crescenti capacità operative, in ormai tutti gli ambiti della finanza aziendale. E per la capacità di parlare la stessa lingua di associazioni e cooperative. Insieme, si potrà continuare a democratizzare l’economia e anche il terzo settore e le sue forme”.

La legge di bilancio per il 2020 ha previsto un progressivo innalzamento del tetto delle risorse che lo Stato può erogare con il 5 per mille: dai 500 milioni attuali si sale già quest’anno a 510 mln €, fino ad arrivare a 525 mln € a regime nel 2022. Una scelta che, compatibilmente con i vincoli di bilancio, è un riconoscimento del ruolo crescente del Terzo Settore e del 5 per mille”,  ha detto Alessandro Lombardi, responsabile per il Terzo Settore al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che ha voluto anche ricordare come, durante l'emergenza covid, lo Stato abbia scelto di sostenere il prezioso lavoro degli Enti del Terzo Settore anche con altri provvedimenti. “Con il Decreto Rilancio e in sede di conversione in legge del decreto Cura Italia abbiamo accelerato la capacità di trasferire rapidamente le risorse del 5 per mille agli enti beneficiari: le prime iniezioni di liquidità a favore degli enti del terzo settore relative alle dichiarazioni 2019 arriveranno a fine ottobre 2020, anticipando il DPCM attuativo della riforma del 5 per mille, che è  comunque in dirittura d’arrivo. Sono stati inoltre differiti i termini di alcune scadenze amministrative (impiego delle risorse del 5 mille trasferite nel 2019, rendiconti)”. Lombardi ha concluso ricordando “la capacità del Terzo Settore di conquistare la fiducia delle persone: un capitale che migliora anche le relazioni tra Stato e cittadinanza e che va sempre più curata anche attraverso una maggiore trasparenza a partire da quella riguardante la rendicontazione sull’uso dei fondi”.

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