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Giulia Giudici

Giulia Giudici

"Ho avuto genitori che avevano vissuto direttamente la seconda guerra mondiale (mia madre aveva quattro fratelli al fronte; mio padre rimase prigioniero degli Inglesi fino a dicembre '46, suo fratello partigiano venne ucciso nei giorni drammatici della Liberazione) e che hanno educato me e le mie tre sorelle ai valori che né tignola né ruggine consumano. Abito in un paesino della Brianza e negli anni giovanili, con le sorelle e alcune amiche raggiungevo Erba, una cittadina a 10 Km, per Cineforum e conferenze di testimoni del Sud del mondo. Nei primi anni '90, grazie all’impegno dell’Associazione Shongoti di Erba, ho iniziato a boicottare le grandi marche a favore dei piccoli produttori. I miei genitori, con il loro esempio, mi avevano fatto capire anche come usare il denaro. Nessuna spesa inutile. Nessuno spreco. Si ripara, si aggiusta prima di fare un nuovo acquisto – insomma, Francuccio Gesualdi non mi diceva nulla di nuovo. Dal commercio equo e solidale e consumo critico è stata naturale la scelta di una banca socialmente utile. A febbraio 1998, con l’acquisto delle mie prime quote, sono diventata socia della Cooperativa Verso la Banca Etica. In tutti questi anni non ho fatto nulla di importante in Banca Etica. Rimango però fedele agli insegnamenti ricevuti; rimango socio n. 9548. Da sempre metto tutte le mie energie nel lavoro, non per arricchirmi, ma per passione. Mi sono raccontata brevemente nel libretto ”Una vita tra i banchi”, pubblicato da Erickson Live e scaricabile gratuitamente dal loro sito. A pagina 72 riporto una frase di Robert Kennedy in cui diceva che la ricchezza economica non è la sola misura del benessere. Tanti se ne sono accorti  in quest’anno di pandemia."

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