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POMEZIA: GLI OPERAI SALVANO LA STORICA AZIENDA DI ARREDI E DESIGN ORA OFFICE

In collaborazione con Italia che Cambia

Quando nel dicembre 2014 la Ora Acciaio spa ha dichiarato fallimento, in molti avranno pensato che fosse giunta la fine per la storica azienda di Pomezia, produttrice di mobili da ufficio di alta gamma ed esportatrice del made in Italy nel mondo. Ma i suoi lavoratori, invece di rassegnarsi alla cassa integrazione e alla necessità di trovare un nuovo lavoro hanno scelto un’altra strada: quella del cosiddetto workers buyout, l’acquisto dell’azienda da parte degli stessi lavoratori.

Fabio Gobbi, presidente della neonata Cooperativa, ci racconta tutta la storia: “La Ora Acciaio è un’azienda che fa mobili per ufficio, di rilevanza nazionale e internazionale visto che l’Italia rappresenta uno dei principali produttori per questo settore. È nata nel 1948 come realtà artigianale a Roma, assieme alla nascita della Cassa del Mezzogiorno”.

Inizialmente si trattava di una realtà legata all’economia regionale del Lazio, che nel tempo si era specializzata nella produzione dei mobili per le scuole. Poi la crescita improvvisa e infine la crisi: “C’è stato un periodo di crescita importante sulla fine degli anni 90: la Ora Acciaio ha iniziato a produrre mobili di alta gamma in collaborazione con grandi designer e architetti italiani, diventando esportatrice del made in Italy nel mondo. Poi è arrivata la crisi economica e l’azienda ha risentito della situazione economica nazionale e internazionale. Non c’è stata la capacità di reagire prontamente a questa situazione e l’azienda è entrata in uno stato di crisi da cui non è piu riuscita a risollevarsi”.

Da allora varie vicissitudini hanno portato la proprietà, sommersa dai debiti, a tentare dapprima un concordato approfittando del Decreto Sviluppo del governo Monti, poi a mettere la società in liquidazione, infine a decretare il fallimento della società.

È stato allora – continua Gobbi – che noi dipendenti abbiamo capito che si trattava della cronaca di una morte annunciata: sapevamo che da lì a qualche mese l’azienda avrebbe cessato la sua attività se non fosse intervenuto qualcuno dall’esterno a finanziare o rilevare l’azienda. Abbiamo capito che l’unica alternativa alla chiusura e quindi perdita del patrimonio aziendale in termini di competenza e prodotti era che noi dipendenti ci costituissimo come cooperativa e rilevassimo l’attività”. E così è stato.

Così nel gennaio 2016 diciannove ex-dipendenti della Ora Acciaio hanno costituito una Cooperativa “Ora Office” come soci. “L’aspetto più incredibile dell’intera vicenda è stato come siamo riusciti a mettere insieme anime diverse. Figure dirigenziali, tipo la mia, abituate a una mentalità più imprenditoriale hanno iniziato a lavorare gomito a gomito, come soci, con gli operai, abituati invece alla presenza del padrone che dice cosa fare. Chi dava ordini e chi era abituato a sbattere i pugni sul tavolo se qualcosa andava male si sono trovati a collaborare. Modi diversi di vivere l’azienda si sono dovuti conforntare e mettere insieme. Oggi non c’è più chi sta lì a bacchettarti se non ti impegni, non c’è più il tuo superiore ma il tuo compagno di lavoro. Questo forse, con tutte le sue difficoltà, è il nostro più grande traguardo”. Adesso, nel maggio 2016, i soci sono già saliti a 25 e Gobbi conta di arrivare a 45 nel corso del 2017.

Il contributo di Banca Etica è stato determinante nel momento più delicato dell’intera vicenda, ovvero quando si è verificato il passaggio di consegne dalla vecchia proprietà alla nuova cooperativa. “Banca Etica ci ha dato un aiuto davvero fondamentale nell’ottica della continuità aziendale. Siamo riusciti a far combaciare l’assegnazione dell’attività del tribunale con la ripresa delle attività in tempi brevissimi, e in questo Banca Etica è stata davvero molto reattiva. Infatti ci ha fatto un prestito di ben 400mila euro coperto dall’anticipazione della mobilità dell’Inps di noi ex-dipendenti, dando la possibilità alla cooperativa di avere le risorse per fare i primi passi. Nonostante i tempi strettissimi, grazie a Banca Etica, e complici anche le vacanze di Natale, siamo riusciti a interrompere per pochissimo tempo le attività, riducendo al minimo il disagio per i nostri clienti”.

In questo senza dubbio si marca una differenza sostanziale rispetto agli istituti di credito tradizionali: “Abbiamo riscontrato che non sono molti gli istituti bancari disponibili a prestare ascolto alle esigenze di un gruppo di lavoratori che hanno perso il posto: star lì alla vigilia di Natale a cercare di mettere insieme i pezzi per finanziare un’attività; impegnare risorse di 400mila euro per finanziare un progetto a breve: non è un fatto comune. Banca Etica rappresenta l’eccezione da questo punto di vista. Si contano sulle dita di una mano gli istituti attenti ad aspetti di carattere sociale”.