La Fondazione Culturale di Banca Etica (Fcre) ha partecipato oggi per il nono anno consecutivo all’assemblea degli azionisti di Eni, la più grande impresa italiana – controllata al 30,10% dal Ministero del Tesoro – con interessi che spaziano dal petrolio al gas, dalla chimica all’ingegneria.
«Nel 2007 abbiamo comprato 80 azioni di Eni», spiega Andrea Barenes, presidente di Fcre, fondata nel 2003 da Banca Etica. «Da allora interveniamo alle assemblee con il sostegno di organizzazioni come Re:Common e la sezione italiana di Amnesty International. Facciamo domande sui rischi ambientali e sociali dell’estrazione di petrolio, sulle indagini per presunta corruzione internazionale che vedono coinvolta la società e sulla sua presenza nei paradisi fiscali».
Quest’anno l’intervento della Fondazione ha criticato il piano di Eni sulle fonti rinnovabili presentato dall’amministratore delegato Claudio Descalzi in assemblea. «E’ sicuramente positivo che Eni pensi finalmente alle rinnovabili ma il piano – che prevede l’installazione di pannelli solari su siti del gruppo in Pakistan, Egitto e Italia – ci sembra ancora troppo vago», continua Baranes. «All’annuncio roboante sul Corriere della Sera di oggi sono seguiti pochissimi dettagli».
La Fondazione di Banca Etica ha chiesto ad Eni di rendere note maggiori informazioni sugli investimenti che si intendono effettuare nei prossimi tre anni nella nuova business unit “Energy Solution”, dedicata alle rinnovabili. «L’ad Descalzi ha parlato di 150 MW di capacità installata in Egitto e Pakistan e 220 MW in Italia su terreni bonificati, ma al momento non si sa molto di più. Vorremmo capire quanti progetti partiranno da oggi al 2019, quanto investirà Eni in termini assoluti e come percentuale degli investimenti totali. Le informazioni fornite in assemblea sono insufficienti. Apprezziamo l’impegno ma misureremo la società su risultati concreti. Eni, a differenza di altre compagnie petrolifere come Total non investirà in tecnologie legate alle rinnovabili ma si limiterà ad installare pannelli solari in aree dismesse. Ci sembra una prospettiva molto ristretta».
Prima dell’assemblea, la Fondazione di Banca Etica ha inviato circa 40 domande ad Eni, in collaborazione con le associazioni Re:Common, Global Witness, Corner House e Friends of the Earth Europe. Le domande riguardano principalmente i rapporti di Eni con l’Egitto, l’inchiesta per corruzione internazionale sul giacimento OPL 245 in Nigeria, lo scandalo Unaoil e gli interessi della società nella Repubblica del Congo. Dopo l’assemblea, come ogni anno, Fcre si incontrerà con Eni per discutere le risposte e presentare nuove domande.
Fondazione Banca Etica ha assicurato una costante diretta twitter dell’assemblea dalle 10 con hashtag #EniAGM #Eni.
Fondazione Culturale Responsabilità Etica
La Fondazione Culturale Responsabilità Etica è stata creata a Padova nel 2003. Fa parte del Sistema Banca Etica (www.bancaetica.it) e ha come obiettivo la promozione di reti di nuove economie sostenibili e di una nuova cultura economica e finanziaria al servizio della società e dell’ambiente.
Nel 2007 la Fondazione Culturale ha acquistato un numero simbolico di azioni di Enel ed Eni per «portare la voce della società civile e dei movimenti del Sud del mondo nelle assemblee delle più importanti società italiane» e per «promuovere il ruolo dei piccoli azionisti e il loro contributo alla vita delle imprese». Nel 2016 sono state acquistate anche azioni di Finmeccanica. Le iniziative di azionariato critico della Fondazione sono sostenute da Re:Common, Amnesty International Italia e Rete Disarmo.