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Banca Etica in audizione al Senato: il potenziale delle finanza etica a favore dell’economia sociale

Come liberare il potenziale delle finanza etica a favore dell’economia sociale: le proposte di Banca Etica in audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario

La finanza etica non chiede privilegi, ma regole che riconoscano la specificità degli istituti di credito che mantengono il focus sul sostegno a persone, famiglie, organizzazioni e imprese sociali. L’economia sociale – principale destinataria del credito di Banca Etica – genera un valore aggiunto pari al 6,7% dell’economia privata italiana; occupa un milione e mezzo di persone e risponde ai bisogni della collettività. Sostenerla con strumenti finanziari stabili non è una scelta di nicchia, ma una strategia per la resilienza dell’intero sistema Paese“. E’ questo il senso dell’intervento di Nazzareno Gabrielli, direttore generale di Banca Etica, in audizione oggi al Senato presso la Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario.

Durante l’audizione Gabrielli ha illustrato i dati che evidenziano la solidità della finanza etica in Italia e in Europa, e ha portato proposte concrete per rafforzare gli strumenti finanziari a favore dell’economia sociale.

Le proposte per dispiegare il potenziale delle finanza etica a favore dell’economia sociale

Le garanzie pubbliche destinate all’economia sociale: L’economia sociale – principale destinataria del credito di Banca Etica – genera un valore aggiunto pari al 6,7% dell’economia privata italiana; occupa un milione e mezzo di persone e risponde ai bisogni della collettività. Sostenerla con strumenti finanziari stabili è una strategia per la resilienza dell’intero sistema Paese. Gli strumenti esistono, ma sono instabili,sotto-dimensionati e in parte bloccati sul piano attuativo. Banca Etica propone di rendere stabili, adeguate e coordinate le garanzie pubbliche per l’economia sociale, così da facilitare strutturalmente l’accesso al credito di cooperative, enti del Terzo settore (ETS) e imprese sociali. “Gli strumenti già esistono, in Italia e in Europa: la sfida non è crearne di nuovi, ma far funzionare quelli esistenti”, ha spiegato Gabrielli.

Le organizzazioni non profit ricevono appena l’1% dei prestiti totali erogati dal sistema bancario alle imprese italiane — circa 6,7 miliardi su 667 miliardi complessivi, secondo dati Banca d’Italia. Per soggetti strutturalmente sottorappresentati nel credito ordinario, le garanzie pubbliche non sono un accessorio: sono la leva che rende possibile l’accesso al finanziamento. Per Banca Etica, che opera in questo segmento da 27 anni, il 65% dei nuovi prestiti al settore non profit è assistito da garanzie pubbliche. I tassi di sopravvivenza delle organizzazioni finanziate superano il 90% a cinque anni. Il limite non è nella qualità del portafoglio, ma nella configurazione degli strumenti.

In Italia, lo strumento specifico per il Terzo settore nel Fondo di Garanzia PMI (art. 15-bis, D.L. 145/2023) presenta alcune criticità strutturali:

  • Instabilità: la disciplina è soggetta a proroghe annuali, rendendo lo strumento imprevedibile e poco adatto a sostenere strategie di medio termine. Gli enti non possono programmare investimenti affidandosi a una garanzia la cui continuità non è garantita oltre l’anno.
  • Inadeguatezza: il massimale di 60.000 € per operazione non corrisponde alla realtà degli enti strutturati.

In Europa la Social Window di InvestEU rappresenta un utile strumento di garanzia a supporto dell’economia sociale: nel solo 2025 Banca Etica ha originato 67 milioni di euro di operazioni garantite dal Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI), e il plafond accordato si è esaurito prima del previsto. Il problema è la discontinuità tra i cicli di programmazione: il passaggio al Multiannual financial framework (MFF) 2028–2034, in discussione al momento, rischia di creare vuoti operativi mentre la domanda è in crescita. Durante la discussione sul bilancio europeo, sarà necessario intervenire per consolidare e stabilizzare questa operatività di InvestEU.

Riconoscimento ordinamentale: La finanza etica è riconosciuta in Italia dal 2016 attraverso l’articolo 111-bis TUB. La norma ha avuto il merito di colmare una lacuna nell’ordinamento bancario, ma a causa di limiti dell’impianto normativo non è stato possibile per nessun intermediario ottenere la certificazione prevista. In particolare non è stato istituito alcuno standard nazionale o internazionale di certificazione della finanza etica, né è stato individuato un organismo certificatore. Banca Etica chiede di intervenire per rendere effettivamente accessibile la qualifica di operatore bancario di finanza etica e sostenibile e propone di ripensare il beneficio fiscale previsto dalla legge orientandolo al rafforzamento patrimoniale.

Il quadro prudenziale: da sempre Banca Etica, insieme alle banche di credito cooperativo, chiedono che le normative prudenziali del sistema bancario siano proporzionali alle dimensioni e all’operatività delle banche. Imporre alle banche cooperative e alle banche etiche le stesse regole pensate per le banche “too big to fail” genera un sovraccarico difficilmente sostenibile e non giustificato. Oggi in Europa si è aperta una riflessione sulla necessità di rendere alcune normative “proporzionate” alla dimensione degli intermediari. Banca Etica propone un regime prudenziale che tenga conto non solo della dimensione ma anche del modello di business. La finanza etica incorpora strutturalmente presidi di solidità e salvaguardia differenti dal sistema bancario convenzionale: la trasparenza integrale — inclusa la pubblicazione di tutti i finanziamenti erogati — è essa stessa un fattore di presidio contro quelle derive speculative e opache che sono alla base delle crisi bancarie italiane, pagate dai soci e dai risparmiatori. Ridurre il carico regolamentare su questi intermediari non significa abbassare la guardia: significa riconoscere che la guardia è già più alta.

I numeri di Banca Etica

A sostegno delle proprie proposte Banca Etica ha illustrato alla Commissione del Senato i numeri che dimostrano la solidità e l’utilità sociale del modello di business delle banche etiche.

Banca Etica è nata 27 anni fa ed è oggi a capo di un Gruppo che opera in Italia e in Spagna. Il Gruppo include cinque soggetti: due società di gestione del risparmio, Etica Sgr, che istituisce e propone i fondi etici, e di recente, ImpACT SGR, con la delega alla gestione finanziaria e alla loro collocazione; una società specializzata in operazioni di microcredito con il Sud del mondo (Cresud spa); due fondazioni culturali in Italia e in Spagna. Banca Etica è una banca popolare cooperativa: conta oggi 50.405 soci, in crescita del 3,5% nell’ultimo anno e del 9,1% rispetto al 2021. Il capitale sociale si attesta intorno ai 100 milioni di euro (+4,7% in un anno, +21,8% nel quinquennio). Si tratta di una crescita costante: ogni indicatore di bilancio mostra una traiettoria ascendente e consolidata nel tempo. Gli impieghi lordi raggiungono 1.374 milioni di euro a fine 2025, con un incremento dell’8,3% rispetto all’anno precedente e del 16,5% rispetto al 2021. Nello stesso periodo, il sistema bancario italiano ha visto gli impieghi crescere dello 0,9% nell’ultimo anno e contrarsi del 3,7% nel quinquennio: Banca Etica cresce, dunque, a un ritmo di circa nove volte superiore alla media di settore. Un divario analogo si riscontra nella raccolta diretta da clienti, che ammonta a 2.812 milioni di euro (+7,8% nell’anno, +23% nel quinquennio), contro una crescita media del settore del 2,0% nel 2025. Dal punto di vista degli impieghi verso la clientela, la composizione rispecchia la sua attività di finanza etica: il 45% è rivolto verso privati, persone fisiche; il 55% è rivolto a persone giuridiche, organizzazioni e imprese. Tra queste spiccano le cooperative sociali e le istituzioni senza scopo di lucro, che cumulano assieme il 22% dei crediti in essere.

La solidità patrimoniale è altrettanto significativa: il coefficiente di capitale primario di classe 1 (CET1) si attesta al 21,2%, con un Total Capital Ratio del 25,1% — entrambi in miglioramento rispetto al 2024, entrambi largamente al di sopra dei minimi regolamentari, nonchè superiori alle medie di sistema. L’utile consolidato di gruppo supera i 12 milioni di euro, ed è quasi interamente ricondotto alla capogruppo e in parte marginale devoluto a liberalità, coerentemente con il modello non orientato alla distribuzione degli utili. È una solidità costruita nel tempo, non congiunturale: nel quinquennio 2021–2025 il patrimonio netto è cresciuto del 56,3%, senza ricorrere a operazioni straordinarie, ma attraverso la sola accumulazione di utili e la crescita del capitale sociale sottoscritto dai soci. A questi si aggiunge la componente della gestione del risparmio: il patrimonio complessivamente gestito da Etica Sgr e da IMPact Sgr supera i 6,1 miliardi di euro. Etica Sgr è classificata prima in Italia e quarta nel Sud Europa secondo il Responsible Investment Brand Index 2025, ed è l’unica società di gestione del risparmio italiana a collocare esclusivamente fondi etici.