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Aldo Soldi (presidente di Banca Etica): COP30. Fallimento istituzionale: il cambiamento è nelle nostre scelte

La trentesima Conferenza delle Parti (COP30) sul clima a Belém, in Brasile, si è purtroppo conclusa come molti temevano: con un nulla di fatto.

Non sono stati raggiunti impegni concreti per la riduzione delle emissioni, né per arginare la deforestazione. Soprattutto, è mancato un percorso vincolante per mobilitare le risorse economiche necessarie ad affrontare gli effetti più catastrofici della crisi climatica.

La suggestiva cornice dell’Amazzonia non è bastata a scalfire l’ottuso sistema di priorità che governa la nostra epoca. Il multilateralismo arranca, schiacciato da nuovi e vecchi nazionalismi, e il bene comune del Pianeta appare sacrificato alla supremazia di un pensiero economico capitalista e neoliberista obsoleto.

L’esito deludente della COP30 – unito al galoppante disimpegno dell’Unione Europea dal ruolo di leadership sulle politiche verdi – conferma che le grandi istituzioni non sono pronte né capaci di concepire modelli di crescita sostenibile.

Il capitalismo estrattivo e inquinante dimostra di non sapersi ripensare. Nonostante l’evidenza scientifica ed economica dimostri che un mondo afflitto da fenomeni climatici estremi mette a repentaglio la stabilità e la crescita economica stessa, si continua a inseguire un profitto miope e a breve termine.

foto Dave Hoefler da Unsplash
foto Dave Hoefler da Unsplash

Il ritorno alle origini della finanza etica che oggi diventa strumento di resistenza

Ma dietro ai governi, alle multinazionali dell’energia fossile e della finanza globalizzata, ci sono i miliardi di persone che abitano il Pianeta e che, nei paesi democratici, scelgono i loro rappresentanti, decidono cosa consumare e, cruciale, come investire il proprio denaro.

Di fronte all’inerzia istituzionale, la Finanza Etica vive una sorta di ritorno alle origini.

Il nostro movimento è nato nel secolo scorso – quando di sostenibilità non parlava ancora quasi nessuno e non c’erano normative o summit dedicati –  proprio dalla consapevolezza di persone e organizzazioni che non si arrendevano, dimostrando che era possibile conciliare parametri economici solidi con la cura dell’ambiente e dei diritti delle persone.

Oggi, i modelli economici e gestionali della finanza etica sono consolidati ed efficienti. Sono la prova tangibile che un’alternativa è già in atto. In questa fase di regressione istituzionale la finanza etica è uno degli strumenti di resistenza a disposizione delle persone e delle organizzazioni che non vogliono arrendersi all’apparente inevitabilità del primato del profitto a breve termine sulla lungimiranza del bene comune e delle prossime generazioni.

Trasformare la delusione in azione

La differenza la faranno, ancora una volta, le persone.

Non dobbiamo aspettare che siano le istituzioni a cambiare. Siamo noi che dobbiamo guidare il cambiamento.

Ognuno di noi ha il potere di orientare le proprie scelte di voto, di consumo e, soprattutto, di risparmio:

  1. Disinvestire da chi alimenta la crisi.
  2. Finanziare un futuro di sostenibilità.

In Banca Etica, ogni giorno lavoriamo per rendere questo potere accessibile e concreto. È tempo di unire le forze e dimostrare che la cittadinanza attiva e la finanza etica sono fra gli strumenti più efficaci per superare il fallimento di Belém e costruire un’economia che rispetti la vita.

Aldo Soldi, presidente di Banca Etica
Aldo Soldi, presidente di Banca Etica