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Cinema indipendente, finanza etica e nuove prospettive: la scommessa su Lumen

Cinema indipendente, finanza etica e nuove prospettive: la scommessa su Lumen

Nel cinema indipendente, spesso, la differenza la fanno due cose: il tempo e la fiducia. Tempo per costruire progetti che non nascono “confezionati”, ma crescono per stratificazioni, laboratori, riscritture e scelte produttive. Fiducia per sostenere percorsi che, per natura, restano fuori dagli standard più comodi del mercato.

È in questo incrocio che si colloca la storia di Lumen, piccola società di produzione nata a Roma nel 2013 da tre ex studenti del Centro sperimentale di cinematografia. Oggi la guidano Andrea Gori, produttore e CEO, insieme alla sorella Lara Gori e a Mita Masi, responsabili amministrative. Una struttura volutamente “piccola”, racconta Gori, che però si espande quando si accende un set: «Arriviamo anche a 30, 40, 50 persone».L’obiettivo dichiarato è chiaro: sostenere opere prime e seconde, scommettendo su giovani autori e autrici capaci di portare uno sguardo specifico sul presente. «La visione dei progetti che produciamo deve portare lo spettatore a una nuova concezione di sé. Anche attraverso l’intrattenimento, ma con un impatto culturale che passa dalle emozioni»

Un modello “artigianale” di produzione

Lumen non descrive il proprio lavoro come una catena industriale: piuttosto come un processo sartoriale. «Non arriva mai un prodotto confezionato con finanziamenti già chiusi. Si costruisce insieme: lato creativo e lato produttivo». La selezione può nascere da rapporti decennali con registi conosciuti sui set, da coproduzioni internazionali in cui Lumen entra in quota minoritaria, oppure da progetti che arrivano “dal basso” e vengono sviluppati passo dopo passo.

In questo percorso pesano anche i laboratori – nazionali e internazionali – citati da Gori come luoghi di crescita e rete: TorinoFilmLab e altri contesti in cui «si entra a far parte di comunità cinematografiche» e si assorbono sguardi diversi, utili a far maturare le storie.

La sostenibilità come pratica quotidiana

Accanto alla scelta editoriale – storie e temi spesso non centrali nel mercato commerciale – Lumen rivendica una serie di attenzioni ambientali che attraversano il lavoro di ogni giorno.

«Abbiamo un protocollo interno», spiega Gori. Dalle mail agli archivi, la regola è ridurre peso e moltiplicazione inutile dei file: «Evitiamo allegati troppo pesanti, mandiamo link, rimandiamo a piattaforme esterne, anche sul sito: non carichiamo i video direttamente». Poi ci sono le scelte sul lavoro in presenza: auto aziendale ibrida, luci led al posto di quelle a incandescenza, raccolta differenziata, cura del verde degli ambienti di lavoro.

Anche sul set, dove la sostenibilità incontra vincoli tecnici e creativi, l’approccio è “di metodo”: selezionare location vicine agli alloggi della troupe per ridurre gli spostamenti, provare ad affittare mezzi meno impattanti, usare protocolli green quando le condizioni lo permettono.Per Gori, però, l’impatto principale resta quello dei contenuti, cioè è la loro valenza culturale. Tra i lavori citati, un documentario girato in Kazakistan (oggi reperibile su RaiPlay), e un film presentato a Venezia e passato in decine di festival, La Tana. In produzione, un documentario su Sandro Penna, poeta del Novecento, «luminoso e marginale», legato a un’idea di “resistenza silenziosa” e a una dimensione poetica che intreccia memoria storica, biografia e ricostruzioni.

L’incontro con Banca Etica e la leva del tax credit

In un settore dove la liquidità è spesso intermittente e legata a tempi amministrativi, la finanza è parte della filiera. Lumen conosce Banca Etica attraverso uno strumento concreto: lo sconto del credito fiscale, all’interno di una convenzione nata con CNA Cinema.

«Avevamo già aperto un conto con loro, ma questo strumento è stato un modo per conoscerci davvero», racconta Gori. Da lì, la relazione si amplia: conto corrente, finanziamento, mutuo, time deposit e anche l’ingresso del produttore come socio.

Dal lato della banca, a raccontare la scelta è Francesca Matini, vice responsabile della filiale di Firenze. E la motivazione, dice, non sta solo nel singolo progetto, ma nell’identità dell’impresa: «Abbiamo di fronte un’azienda giovane, nata da giovani e che hanno scelto di mettersi in proprio. Andrea Gori lavora con autori esordienti e propone nuove prospettive e nuove storie rispetto a quelle che si trovano mediamente nel mercato».

La relazione nasce formalmente nel 2023, quando la convenzione CNA Cinema viene pubblicizzata nel settore e Lumen intercetta l’offerta: uno strumento pensato per aiutare piccole imprese audiovisive a gestire la partita della tax credit.

Inclusione, cultura e “storie non mainstream”

Per Matini, Lumen incrocia i valori della finanza etica soprattutto nella scelta culturale. «Sono una casa di produzione indipendente che realizza corti, lungometraggi e anche serie, e lavora su tematiche che spesso non vengono affrontate dalla cinematografia a scopo commerciale». Temi “minori” non perché meno importanti, ma perché meno convenienti sul mercato.

È un campo che, nella lettura della banca, parla di inclusione e pluralità di sguardi. Nel caso del documentario su Sandro Penna, Matini richiama anche il profilo del poeta e la presenza di un immaginario amoroso nella sua opera, elemento che per la banca si collega a una cultura capace di dare spazio a ciò che resta ai margini.

Nel cinema – come nella finanza – non tutte le scommesse sono uguali. Alcune servono solo a far girare denaro. Altre, più rare, provano a far girare anche immaginari. E questo è il caso del rapporto tra Lumen e Banca Etica.

Photo credits: Lumen