Milano, quartiere Dergano, 2020. Una pandemia ha svuotato le strade, ma nel retro del Rob de Matt — ristorante, bistrot, soprattutto associazione di promozione sociale — qualcuno ha riaperto la cucina per distribuire pasti caldi alle famiglie del quartiere. Le consegne le fanno i volontari, in bicicletta. Da quel seme nasce un’idea.
Dall’intuizione al progetto
«Tutto è partito da un gruppo di co-founder che lavorano nell’ambito della progettazione sociale e culturale», racconta Teresa De Martin di Magma, l’impresa sociale che sviluppa il progetto. «Volevamo immaginare un’alternativa alle grandi piattaforme di delivery che sfruttano i rider, non forniscono tutele né mezzi. Così abbiamo lanciato una campagna di crowdfunding nell’ambito del bando Crowdfunding Civico del Comune di Milano». Era il 2021 e la risposta andò oltre ogni aspettativa: sostegno economico, visibilità mediatica, interesse da parte di realtà commerciali. Così nasce So.De, l’abbreviazione di Social Delivery, e prende forma un servizio strutturato.
Il nome racchiude tutto: So.De è sociale, solidale e sostenibile. Tre parole che non sono uno slogan ma una descrizione precisa di come funziona il progetto. «Sociale perché contrattualizzare ogni corriere, dal primo all’ultimo, è la nostra condizione di partenza», spiega De Martin. «Ad oggi abbiamo 24 dipendenti, di cui 16 a tempo indeterminato. Il 30% delle persone assunte proviene da percorsi di fragilità o ha un background migratorio: rifugiati politici, persone senza fissa dimora, ex detenuti. Li affianchiamo con formazione tecnica e, dove serve, con corsi di italiano».
Cargo bike, cibo recuperato, comunità
Sostenibile perché So.De consegna tutto e solo con cargo bike a pedalata assistita e non, biciclette ed e-bike. Una flotta di una ventina di mezzi, due hub a nord e a sud di Milano. Nel cassone di una cargobike ci sta molto più di quanto si immagini: piccoli mobili, fiori, alimenti, spese a domicilio, oggetti fino a dieci chili. Tra i clienti ci sono librerie di quartiere, panifici e fiorai, ma anche grandi realtà come IKEA Italia — con cui So.De collabora da anni — eCOOP Lombardia, di cui gestisce le consegne a domicilio in quattro punti vendita cittadini.
Solidale perché So.De è parte dell’Alleanza Antispreco del Comune di Milano, insieme a Banco Alimentare, Fondazione IBVA e altre realtà. I corrieri girano con le cargo bike tra supermercati della GDO e mense scolastiche per raccogliere le eccedenze alimentari ancora buone e portarle agli hub solidali dedicati alle famiglie in difficoltà. Tonnellate di cibo recuperate, ogni anno, percorrendo le strade della città senza emettere scarichi.
Il modello, spiega De Martin, si è evoluto nel tempo. «All’inizio volevamo costruire un’alternativa al delivery di cibo espresso. Poi ci siamo resi conto che quel sistema non regge economicamente senza grandi volumi, grandi capitalie senza sfruttare i lavoratori. Così ci siamo spostati verso la logistica urbana B2B: contratti con aziende che ci usano come fornitore stabile per le consegne dell’ultimo miglio, in alternativa al furgone». Un modello più lento, più pianificato, più sostenibile — nel senso economico oltre che ambientale.
Il sostegno di Banca Etica: scommettere sul profit che si fa impresa sociale
Banca Etica ha iniziato a lavorare con Magma a dicembre 2025, mettendo a disposizione linee di liquidità a valere sui contratti già in essere. «Quando li ho conosciuti, a una presentazione che avevano fatto col Politecnico di Milano, l’attività era già ben strutturata e avviata», racconta Michele Milanesi, gestore area nord-ovest di Banca Etica. «Avevano contratti con clienti interessanti e avevano bisogno di liquidità per sostenere la crescita».
Ma la ragione più profonda dell’interesse di Banca Etica per Magma ha a che fare con la forma giuridica. «Magma ha fatto una scelta diversa dal solito: essendo una società di capitali, ha piena consapevolezza dell’importanza del risultato economico, eppure ha scelto di qualificarsi come impresa sociale. Il che la vincola ogni anno a rendicontare il proprio impatto con un bilancio sociale. Per noi è interessantissimo: è il profit che si avvicina al non profit, che abbatte quella dicotomia netta tra i due mondi».
Banca Etica non è arrivata al posto di altri: So.De aveva già una banca principale. «Siamo entrati affiancandoci, piano piano», dice Milanesi. «Poi in questo caso i pezzi si sono incastrati perché avevano un bisogno preciso che potevamo soddisfare. E perché i valori andavano nella stessa direzione».
In un settore che ha fatto della precarietà un modello di business e del furgone l’unica risposta all’ultimo miglio, So.De dimostra che si può fare altrimenti. E che farlo, alla lunga, conviene a tutti: ai lavoratori, alla città, al mercato.
Photo credits: So.De
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