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Etica e cooperativa

A Lipa l’Europa si scopre esanime

Lipa, nel nord della Bosnia, dista dal confine con la Croazia nemmeno un’ora di macchina. E una trentina di chilometri dai Laghi di Plitvice.

A Lipa c’è il campo profughi di cui finalmente tutti i media parlano, il confine è quello di un’Unione Europea inanimata custode delle proprie barriere.

A Lipa c’è la dimostrazione tangibile che le cosiddette “rotte” identificate dagli occidentali per provare ad arginare il fenomeno migratorio in entrata sono teorie prive di significato: nel campo andato a fuoco il 23 dicembre c’erano africani, siriani, yemeniti, pakistani e afghani, una mescolanza di disperazione animata da una sola speranza, quella di evitare le guardie alla frontiera con la Croazia per poter entrare nel primo paese europeo in cui richiedere asilo.

É una disperazione addirittura maggiore rispetto a quella di chi prova a traversare il mediterraneo perchè in quel caso comunque bisogna pagare qualcuno che ci metta barca e benzina. Qui non serve niente.
E infatti i profughi non hanno niente, solo la certezza che fino a marzo inoltrato farà un gran freddo.

Nel corso del 2020 più di 6mila persone hanno percorso la Bosnia Erzegovina per provare ad entrare in Europa (dal 2018 ne han contate quasi 65mila), e più di 10mila sono rimaste bloccate nel paese, con solo 6mila registrati ufficiali.

Il calcolo è facile, ci sono almeno 4mila persone che vagano disperate per le foreste del nord della Bosnia, osteggiate dai residenti nella più classica delle guerre tra poveri, uccise dalle bestie o dalle mine che ancora appestano le zone di confine nella ex-Jugoslavia, malmenate, derubate e spesso violentate dopo essere stati fermate dalla polizia, da cittadini dell’Unione Europea. Il tantativo di passaggio verso la Croazia lo chiamano “The game”.

Ci sono ong di tutt’Europa mobilitate per fornire assistenza ai migranti, perchè dove manca l’azione dei governi è inevitabile si inserisca quella della criminalità, e Banca Etica ne sostiene attivamente alcune.

Si occupano di assistenza immediata e di capire perchè l’Organizzazione Mondiale dei Migranti permetta queste condizioni di vita degradanti e inumane nei loro campi, semplicemente non controllandoli.

Ci sono i nostri soci di Baobab Experience che ha effettuato la sua prima missione in Bosnia a novembre 2019 e che ne sta progettando una terza. Qui c’è il report del loro lavoro. 

Ci sono le ong coordinate dalla Rete Rivolti ai Balcani, composta da oltre 36 realtà e singoli impegnati a difesa dei diritti delle persone e dei principi fondamentali sui quali si basano la Costituzione italiana e le norme europee e internazionali.

Ci sono la Caritas italiana e le tante caritas locali, c’è Medici senza Frontiere, che gestisce una clinica per l’assistenza di base.

Se conoscete indirizzi e progetti attivi sul tema segnateli nei commenti, amplieremo l’elenco per dare la possibilità di aiutar quante più persone possibile.