A SEGNARE LA ROTTA ARRIVA L'IDROGENO

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A SEGNARE LA ROTTA ARRIVA L'IDROGENO

18 Giugno 2020

In collaborazione con Corrado Fontana, giornalista di Valori.it

«L'obiettivo nostro non è quello di fermarci alla nautica ma di partire dalla nautica. E dalla nautica di lusso perché è l'unico settore in cui è possibile proporre un sistema dai costi ancora elevati. Ma siamo una cooperativa e siamo in Banca Etica perché vorremmo produrre dei sistemi energetici a basso costo per le case oppure per aree disagiate, comunque con l'obiettivo di ridurre l'inquinamento ed estendere l'accesso democratico all'energia». Parola di Thomas Lamberti, attuale CEO di H2Boat, neonata srl e startup innovativa, diretta filiazione della coopeativa originaria omonima, prima che quest’ultima assumesse l’attuale denominazione di BluEnergy Revolution.

 

Stiamo parlando di una compagine ambiziosa e di un progetto articolato, avviato nel 2015 come spin-off dell’Università di Genova, con un core business rappresentato dalle attività di ricerca e sviluppo per conto terzi su sistemi energetici basati prevalentemente – ma non solo – sulla tecnologia dell'idrogeno, ideati principalmente per applicazioni navali nautiche. Un progetto ad altissima tecnologia, che ha avuto bisogno di Banca Etica per cominciare il suo viaggio, grazie a un finanziamento da 25mila euro. Da allora, tuttavia, H2Boat è cresciuta e si è strutturata, e la cooperativa conta attualmente dieci soci: un socio sovventore, che è Coopfond, e altri nove che sono persone fisiche, cioè quattro professori dell'università, che forniscono perlopiù un contributo scientifico, e altri cinque ingegneri nonché soci lavoratori.

Per sostenersi H2Boat vanta collaborazioni con grandi gruppi e svolge servizi di consulenza e formazione tramite Moses, ma al centro dell’idea imprenditoriale c’è l’elaborazione di un sistema di produzione, immagazzinaggio e sfruttamento dell’idrogeno come carburante (l’Energy Pack) per la trazione, la gestione dei servizi di bordo (manovre delle vele, strumentazione, illuminazione e climatizzazione) nelle barche da diporto. Almeno in principio. «Siamo allo stadio del cosiddetto proof of concept – precisa Lamberti –. Il modello funziona ma è in scala più piccola. Ora stiamo cercando i finanziamenti per proseguire lo sviluppo, e per questo abbiamo creato la srl. Vogliamo costruire il prototipo in scala 1 a 1, e sappiamo già come fare».

Al centro del business plan imprenditoriale c’è infatti un motore a idrogeno il cui combustibile viene prodotto a bordo dell’imbarcazione da sistemi di generazione elettrica alimentati da fonti rinnovabili (eolico, solare, trascinamento dell’elica), con volumi anche 6-7 volte inferiori a quelli delle batterie al litio, ma un’autonomia anche 15-20 volte superiore. E benché l’Energy Pack sconti un peso decisamente superiore, questo limite è stato brillantemente superato con uno stratagemma ingegnoso. «Gli idruri metallici, che sono delle bombole di acciaio inox dove viene stoccato l’idrogeno, li abbiamo integrati nella deriva della barca a vela, ovvero in quel prolungamento dello scafo che generalmente è pieno di ghisa o di piombo e ha la funzione di tenere in asse la barca quando il vento spinge sulla vela».

H2Boat, nel suo segmento, non ha ora competitor a livello globale. Ha risolto i problemi tecnici, ma è a caccia degli investitori che possano portarle quei 650mila euro necessari per compiere lo sviluppo finale del prodotto che le consenta di metterlo sul mercato per equipaggiare imbarcazioni di pregio e di medie dimensioni. E così guarda al Salone nautico di Genova del 2021 quale primo traguardo possibile. La società intende presentarsi a un target di clientela danarosa che mira a imbarcazioni di gamma medio-alta, compatibili perciò con una tecnologia che, nella sua configurazione media attuale, richiederà cifre di spesa intorno ai 250mila euro. Tuttavia Energy Pack promette di abbattere i propri costi nel tempo e, soprattutto, di tracciare la rotta per l’energia del futuro. A differenza dei motori e dei generatori a combustibili fossili, questa soluzione a idrogeno garantirà emissioni zero e, mentre si naviga, il solo rumore del vento e delle onde.

Commenti

Inviato da Giancarlo Ferlini il 26 Giugno 2020 - 11:15am

Iniziativa lodevole. Ho sempre creduto nell'idrogeno come accumulo e vettore di energia fin dall'università (ma poi per mestiere ho dovuto fare altro).Gradirei maggiori info sulla cooperativa e relativi piani di investimento e sviluppo.
Cordiali saluti.

Inviato da Banca Etica il 26 Giugno 2020 - 11:28am

Gentile Giancarlo, per avere maggiori informazioni sulla startup genovese H2Boat che ha dato vita ad un sistema a idrogeno che garantirà emissioni zero e permetterà, mentre si naviga, di sentire il solo rumore del vento e delle onde - qui trova i riferimenti utili http://www.h2boat.it/contatti/
Un saluto cordiale, Roberta - Ufficio Cultura, Mutualità e Comunicazione di Banca Etica

Inviato da Francesco il 10 Luglio 2020 - 11:19pm

Concept interessante,
Però temo che non sia energeticamente conveniente e il motore sottodimensionato. Se si usa solare ed eolico per produrre idrogeno, allora conviene alimentare un motore direttamente con l'energia elettrica prodotta in questo modo. E con la potenza così ricavabile non si può che alimentare un piccolo fuoribordo. In pratica servirebbero giorni di accumulo continuo per produrre abbastanza idrogeno utile per qualche ora di navigazione.
Stoccare idrogeno in tank contenenti spugne in metallo idruri è fattibile e diminuisce la pressione nel tank, ma è richiesta poi ulteriore energia per il degasaggio. Tutti questi sistemi di produzione e stoccaggio rendono l'imbarcazione troppo pesante inoltre per poter navigare agevolmente.
Il proprietario ricorrerà eventualmente al rifornimento di idrogeno da un fornitore, e l'idrogeno viene prodotto industrialmente dal cracking del petrolio.
L'idrogeno in ambito nautico è prodotto per elettrolisi dell'acqua marina solo a bordo di alcuni sottomarini, come prodotto secondario della produzione di ossigeno per permettere all'equipaggio di respirare senza che il sottomarino risalga. E per fare questo serve una quantità di energia tale che il sottomarino impiega batterie al plutonio.
Francesco - chimico industriale e velista

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