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Cento passi contro l’oblio: Casa Memoria Peppino Impastato, presidio d’antimafia a Cinisi

Cento passi contro l’oblio: Casa Memoria Peppino Impastato, presidio d’antimafia a Cinisi

Sul corso Umberto I di Cinisi, al numero 220, c’è una porta che Felicia Bartolotta Impastato non ha mai voluto tenere chiusa. Era la casa della sua famiglia, quella in cui Peppino — il figlio ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978 — aveva trascorso parte dell’infanzia. Dopo l’assassinio, Felicia aprì quelle porte al mondo: per raccontare la storia di Peppino, denunciare i suoi assassini, resistere al muro dell’omertà che cercava di coprire il delitto. Prima di morire, nel 2004, chiese ai suoi familiari una sola promessa: continuare a tenere aperta quella porta.

Una casa, una comunità

Oggi quella promessa è nelle mani di Luisa Impastato, nipote di Peppino e presidente dell’Associazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato. Divenuta associazione nel 2010 e riconosciuta dalla Regione Siciliana come bene culturale nel 2012, Casa Memoria è una casa-museo aperta sul corso principale di Cinisi: un luogo in cui scolaresche, ricercatori e attivisti trovano documenti originali, fotografie, oggetti personali di Peppino e di Felicia. Al piano terra, una piccola libreria curata da Navarra Edizioni propone testi sulla storia dell’antimafia, su Peppino e su Radio Aut — la radio con cui lui denunciava pubblicamente il boss Gaetano Badalamenti.

«La famiglia Impastato, dopo la morte di Felicia, ha subito messo la casa a disposizione della collettività», dice Luisa Impastato. «Casa Memoria è oggi un punto di riferimento per tantissime persone, non solo a Cinisi».

I cento passi

L’attività dell’associazione non si ferma alle mura della casa-museo. Nel tempo, Casa Memoria ha preso in gestione altri due beni confiscati alla famiglia Badalamenti, trasformandoli in luoghi di cultura e presidio civile. Il primo è l’ex Casa Badalamenti, capolinea del Percorso dei Cento Passi: un itinerario fisico segnato da pietre della memoria con frasi di Peppino e di altre vittime di mafia, che porta i visitatori dalla casa in cui lui è cresciuto all’ex residenza di chi ne ha ordinato la morte. Il rovesciamento è deliberato: uno spazio di oppressione trasformato in presidio di libertà.

Il secondo è Casa Felicia, un casolare in contrada Napoli ristrutturato con fondi europei e dato in gestione all’associazione dal Comune di Cinisi nel 2021. Il bene era stato al centro di un lungo contenzioso: Leonardo Badalamenti, figlio del boss, ne aveva rivendicato la restituzione aggrappandosi a un errore di trascrizione nel provvedimento di confisca, arrivando persino a sfondarne le serrature nell’agosto 2020. La Cassazione ha definitivamente chiuso la vicenda solo nel 2024, confermando che il bene resta alla collettività. Oggi a Casa Felicia sorge il Giardino della Memoria, dell’Impegno e della Biodiversità: ogni albero è dedicato a una vittima di mafia o a chi ha speso la vita a combatterla. L’orto, realizzato in collaborazione con un’altra realtà locale, recupera sementi autoctone siciliane in via di estinzione. Una cura della terra che si intreccia, nel segno tipico di Casa Memoria, con la cura della memoria.

L’incubo dell’asta

Nel 2024, una vicenda giudiziaria legata alla proprietà dell’immobile di Corso Umberto I ha messo a rischio l’intera storia. Casa Memoria finì all’asta per ordine del tribunale: senza un intervento, sarebbe potuta passare in mani private, cancellando decenni di impegno civile. L’associazione scelse di resistere dando continuità alle proprie attività, in attesa di trovare una soluzione.

Il 5 giugno 2025, all’asta tenutasi a Palermo, l’associazione si presentò con un’offerta e acquistò l’immobile per circa 87.000 euro. «È stato un periodo difficile», ha ricordato Luisa Impastato, «ma nonostante tutto siamo riusciti a portare avanti quotidianamente il nostro impegno».

Per raccogliere i fondi necessari, l’associazione ha potuto contare su una rete di solidarietà che ha incluso la CGIL, Libera e — per la parte del finanziamento — Banca Etica. «Come associazione, abbiamo fortemente voluto farci carico di questa spesa, nonostante le difficoltà, per il forte senso di responsabilità che sentiamo nei confronti della storia che portiamo avanti», ha aggiunto Luisa. «L’acquisizione della casa da parte dell’associazione ha per noi un valore profondamente politico. Significa dare continuità a un lavoro che in questi anni ha contribuito a far crescere il movimento antimafia, non solo a Cinisi, non solo in Sicilia».

Il sostegno di Banca Etica: stare a fianco di chi fa presidio

A seguire l’operazione per la filiale di Palermo è stata Claudia Mangano. La banca ha concesso un mutuo per sostenere l’acquisto — deliberato inizialmente per un importo maggiore, poi ridotto in corso d’opera perché l’associazione aveva raccolto più fondi del previsto. «L’associazione ci ha ringraziato pubblicamente ancora prima che avessimo deliberato il mutuo», ricorda Mangano. Un gesto che diceva, già allora, qualcosa di essenziale sul tipo di relazione.

La scelta di sostenere Casa Memoria parte da una lettura precisa del territorio. «Essere a fianco di chi fa presidio nella lotta alla mafia è assolutamente coerente con il nostro impegno in Sicilia», dice Mangano. «Certe zone sono ancora fortemente a rischio di infiltrazione mafiosa, soprattutto attraverso i luoghi del potere politico. La memoria e l’impegno civile sono il modo migliore per contrastarlo».

Mangano sceglie consapevolmente di non usare la parola “legalità”. «L’etica può andare anche oltre la legalità», dice. «Esistono anche le leggi sbagliate».

Insomma, su corso Umberto I di Cinisi, la porta è ancora aperta. E continuerà a esserlo.

Photo credits: Casa memoria Impastato