di Alessandro Messina, direttore generale di Banca Etica
Anche nell’ultima tornata elettorale – in cui si è votato per il Parlamento Europeo e alcune amministrazioni locali – Banca Etica è stata scelta da molti candidati e candidate per la canalizzazione dei fondi e la gestione della tesoreria dei comitati elettorali, oppure per specifiche campagne di sensibilizzazione e denuncia.
A elezioni avvenute, anche questa volta, diversi rappresentanti politici eletti hanno aperto in Banca Etica un conto corrente per veicolarvi le indennità che riceveranno in virtù dei nuovi incarichi.
Un bel segnale. I politici (almeno una parte) colgono il messaggio della finanza etica e si impegnano per garantire un uso responsabile del denaro, scegliendo una banca che non finanzia attività contrarie ai valori costituzionali della pace, della solidarietà e della tutela ambientale e che rende pubblico ogni prestito ad imprese e organizzazioni nonprofit.
Purtroppo però spesso la scelta di Banca Etica sembra poco convinta: conti aperti, ma poi usati solo come sponda di movimenti che vengono puntualmente direzionati verso altre banche. Le motivazioni sono varie: “è la mia banca storica”, “lì ho poggiato il mutuo casa”, “è la banca del partito”, “è vicino a casa”.
La scelta della finanza etica è libera e consapevole e, come ogni atto di cambiamento sociale, non può avvenire per conformismo o senza piena comprensione delle sue ricadute.
A chi si candida a governare il futuro dei nostri figli, le Regioni e le città in cui viviamo chiediamo uno sforzo di coerenza in più: siamo contenti di essere spesso la banca preferita di alcuni politici o aspiranti tali. Però auspichiamo che questa preferenza sia effettiva, per qualità e intensità delle relazioni create: solo così gli eletti e le elette daranno un segnale concreto di sostegno all’economia reale, solidale e sostenibile, e a chi le dà credito!
Non possiamo accettare che Banca Etica diventi una sorta di foglia di fico della reputazione di una categoria (la politica, appunto) in crisi di credibilità. Tutti possono scegliere come curare la propria immagine, ma la coerenza tra il dichiarato e l’agito è cruciale e vorremmo che la scelta dei servizi di finanza etica fosse un’opzione di reale cambiamento della società.
Da chi aspettarsela se non da chi decide di dedicare il proprio tempo a incarichi pubblici?
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