La nuova storia del parco ludico tecnologico-ambientale Ecolandia comincia nella primavera del 2011, quando una rete di enti profit e non profit di Reggio Calabria se ne è aggiudicata l’assegnazione. “Il parco ha un importante valore paesaggistico e naturalistico – spiega Giuseppe Minniti, attuale presidente del Consorzio Ecolandia – ma c’è anche il valore storico, visto che ospita un’antica fortezza umbertina”.
Il Consorzio Ecolandia è nato subito dopo la vittoria del bando e da allora – sono passati quasi quindici anni – gestisce il parco, ha operato un’importante opera di rivalutazione, ha promosso un cartellone culturale e musicale che è cresciuto negli anni e ha esteso i propri interventi di riqualificazione anche oltre l’area del parco stesso.
“Quando siamo entrati nel parco lo abbiamo trovato fortemente vandalizzato – racconta Minniti – nonostante avesse beneficiato di interventi di recupero attraverso una serie di fondi europei. Il problema è che, subito dopo la riqualificazione, era stato nuovamente abbandonato per anni. Fino a che non siamo arrivati noi”. Il Consorzio è intervenuto con una serie di progetti che, attraverso risorse finanziarie comunitarie, hanno avviato il recupero del sito. “Ci siamo riusciti grazie al nostro intervento progettuale ma anche – specifica – proprio grazie alla relazione con Banca Etica, che ha mostrato grande sensibilità rispetto all’operazione che volevamo fare e ci ha supportati spesso nell’anticipazione del credito così che potessimo completare le attività”.
Un attrattore culturale per l’intera area
In questi anni il Consorzio ha portato avanti il recupero della fortezza e dell’area circostante, aggiungendo una serie di strutture in cui adesso si svolgono numerose attività cui partecipa la comunità reggina al mondo delle scuole: “Ogni anno da qui passano migliaia di studenti che partecipano ai laboratori didattici, tecnologici e ambientali”. Il parco si apre anche alle associazione del territorio, in particolare all’AGESCI che ne ha fatto un punto di riferimento per le uscite dei propri gruppi. “Da anni abbiamo aggiunto anche altre attività attraverso bandi regionali ed europei. Durante l’estate il parco si anima di manifestazioni di una certa importanza” come Eco Jazz Festival o il Peperoncino Jazz festival, che da anni ormai l’hanno scelto come location. E poi c’è il teatro, i convegni, “insomma, siamo un attrattore culturale per l’intera area”. Purtroppo da qualche anno a questa parte alcune attività si sono ridotte a causa di un contenzioso – in via di risoluzione – tra il Comune di Reggio Calabria e l’Agenzia del Demanio.
Una FATA ad Arghillà
Da qualche anno a questa parte il Consorzio Ecolandia ha ritenuto di rafforzare le attività esterne al parco, avviando un prezioso lavoro di riqualificazione nel quartiere Arghillà, a ridosso di Ecolandia. “è un contesto complicato – racconta Minniti – caratterizzato da forti problemi sociali”. Tutte le realtà del consorzio hanno nella propria mission interventi di natura sociale, quindi è stato naturale decidere di investire insieme nella rigenerazione dell’area. “Grazie a un progetto finanziato dall’ 8×1000 della Tavola Valdese da più di un anno operiamo sul territorio per provare a intevenire sui numerosi disagi ma soprattutto a creare senso di comunità”. Il progetto si chiama F.A.T.A. “Fuoco, Acqua, Terra, Aria… e comunità”, e raggruppa diverse realtà territoriali come ACE, il centro di medicina di prossimità di zona, Azimut, il coordinamento di quartiere, Fare Eco e ASD Arghillà.
Gli impatti occupazionali
L’intervento, sia sul parco che sull’area, ha visibili impatti ambientali e culturali, ma ha anche costruito un presidio di legalità dall’importante valore. Oltre ad avere un impatto occupazionale in un territorio in cui il tasso di disoccupazione è molto elevato. “Nel parco ci sono diverse figure che operano a tempo pieno. Abbiamo provato a far convogliare gran parte dei posti di lavoro su persone provenienti da Arghillà, oltre che su un gruppo di profughi siriani accolto da qualche anno. “È una scelta che reputiamo importante – spiega Minniti – perché fa parte del percorso di rigenerazione territoriale e di sensibilizzazione ambientale del quartiere . Proviamo a portare la cultura del bello riqualificando spazi, ma anche a garantire occupazione. Tutto coinvolgendo la comunità: non siamo gli esterni che arrivano a colonizzare il territorio”.
Questo approccio premia, perché il quartiere partecipa, risponde e, a differenze di altri interventi istituzionali, non rigetta né vandalizza le opere realizzate come alberature, il parco giochi, le aree verdi.
Progetti per il futuro di Arghillà
In campo ci sono diversi progetti, nei prossimi mesi aprirà uno sportello antiviolenza realizzato anche grazie al contributo di un gruppo di donne che hanno subito abusi, verrà avviato un ciclo di percorsi sull’affettività. Nell’ambito del progetto F.A.T.A. sono stati avviati una serie di servizi nel quartiere, come il servizio di taxi sociale che garantisce agli abitanti una mobilità interna a lungo negata: così le persone hanno ripreso a curarsi, a spostarsi per raggiungere il banco alimentare; i bambini possono andare al centro sportivo, in palestra. Ma gli interventi sul quartiere includeranno anche iniziative ambientali, come la realizzazione di un sistema di raccolta di acque piovane, visto che il territorio d’estate subisce una carenza cronica di acqua. Nella zona inoltre è nata la prima Comunità Energetica Rinnovabile di Reggio Calabria, la CER Arghillà. “Stiamo realizzando impianti che serviranno a dare energie in un contesto particolare, con intere zone che da anni vivono al buio e che adesso vedranno di nuovo gli impianti di illuminazione pubblica. Si tratta non solo di garantire vivibilità, ma anche di restituire dignità alle persone”.
“La cosa importante – spiega Minniti – è che a noi interessa avere un progetto per questo territorio. Non si tratta di interventi spot, ci vuole continuità”. In quest’ottica il prossimo passo in cantiere è la creazione di una cooperativa di comunità, “non solo per dare risposte al quartiere, ma anche per uscire dal quartiere stesso, attraverso una risposta occupazionale”.
Il rapporto con Banca Etica
Il rapporto con Banca Etica, spiega Minniti, è stato naturale perché tutte le realtà del consorzio erano già vicine all’istituto, oltre che aderire alla rete di Libera Reggio Calabria. Il consorzio ha attivi più fidi, sia di breve che di medio termine. Grazie alla Banca è stato possibile avere anticipazioni di credito che hanno consentito la realizzazione di gran parte dei progetti. La relazione di lunga data è confermata anche da Natalia Mordà, referente Banca Etica per il progetto: “Il consorzio è cliente di Banca Etica dall’ottobre 2012. A quel tempo, alcune società facenti parte del Consorzio erano già clienti e questo ha facilitato il loro incontro con la Banca. La comunanza dei valori è stato poi l’elemento determinante per la scelta: attenzione alle tematiche ambientali sviluppate con l’uso di tecnologie innovative, diffusione della cultura, valorizzazione delle periferie”.
Photo credits: parcoecolandia.it
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