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Il risiko bancario e i suoi effetti su cittadini e imprese

Il risiko bancario e i suoi effetti su cittadini e imprese


di Federica Ielasi, vicepresidente di Banca Etica e professoressa di Economia degli intermediari finanziari all’Università di Firenze

“Non è tutto oro quel che luccica”. Così l’incipit di un articolo* pubblicato sul British Journal of Management ad inquadrare gli impatti del massiccio processo di consolidamento del sistema bancario italiano seguito a importanti riforme regolamentari. Lo studio evidenzia gli effetti contraddittori delle operazioni di fusione e acquisizione tra banche, rafforzando la visione che non sempre “più grande è sinonimo di migliore”. La ricerca sottolinea quindi la necessità di investigare modelli di crescita alternativi, capaci di preservare la diversità all’interno del sistema finanziario, piuttosto che l’adozione dell’approccio “one size fits all”.

Il tema torna di forte attualità, quando ancora una volta ci troviamo ad interrogarci sulle possibili conseguenze di operazioni di aggregazione di magnitudo sempre più rilevante e di sempre più incalzante frequenza. Vi sono in gioco interessi privatistici e pubblici di estrema rilevanza. Certamente possiamo affermare come le operazioni di consolidamento nel settore finanziario, sia a livello nazionale che transfrontaliero, possano contribuire al perseguimento dell’attuale imperativo europeo e nazionale della competitività. Se scorriamo la lista stilata dal Financial Stability Board delle cosiddette Global Systemically Important Banks nei primi tre gruppi di banche a maggiore rilevanza sistemica troviamo solo due realtà europee, due banche francesi. In tutta la lista non compare nemmeno una banca italiana. Non vi è dubbio che la competizione con conglomerati americani o cinesi, con colossi del credito e della finanza globale, richieda processi di aggregazione che portino alla costruzione di poli bancari dalla crescente significatività, alla ricerca della massima solidità ed efficienza.

Quali saranno i rischi della concentrazione della banche in Italia?

Le attuali mosse del risiko bancario italiano rientrano a pieno titolo in questo schema. Si tratta di operazioni dai potenziali risultati brillanti, che luccicano agli occhi dei mercati e dei grandi investitori, operazioni che potranno creare valore per l’intero sistema Paese. Ma a quali condizioni? Quali i rischi di una savana con soli maestosi leoni, di una foresta con solo giganti sequoie? Quali impatti possiamo intravedere se passiamo da una visione sistemica ad una inquadratura zoomata sul singolo risparmiatore o imprenditore, sull’investitore retail, su una specifica organizzazione?

La piccola dimensione, il profondo radicamento nei territori, la natura giuridica delle banche diverse dalle società per azioni, hanno garantito da sempre un presidio essenziale per l’economia reale, hanno consentito di coltivare valori quali quelli della cooperazione, del mutualismo, del localismo, della finanza etica. Tali valori sono connaturati ad una maggiore propensione e resilienza nell’accompagnare e supportare finanziariamente i cittadini, le famiglie, le piccole e medie imprese, le realtà che compongono il Terzo Settore. Insomma, la struttura portante del sistema economico nazionale e l’intero tessuto che garantisce coesione, inclusione, servizi e partecipazione. Quando parliamo di imprese sociali, di cooperative, di associazioni, di fondazioni parliamo di realtà che producono valore economico, creano occupazione stabile e redistribuiscono ricchezza in modo equo. Ma parliamo anche di realtà che hanno bisogno di un partner finanziario che ne condivida i valori e la mission, che sappia parlare lo stesso linguaggio, che non si limiti ad applicare un algoritmo di intelligenza per valutarne il merito creditizio, anche se le marginalità sono contenute. Occorrono invece banche che abbiano come obiettivo lo sviluppo dei territori, l’inclusione e la tutela delle comunità locali, banche in grado di valutare e misurare anche gli impatti ambientali e sociali che un prestito è in grado di generare e che non possono essere colti da meri modelli di scoring economico-finanziari o dalla valutazione delle garanzie.

Per questi motivi, se la creazione dei colossi del credito soffocherà le piccole banche cooperative e gli attori della finanza etica, distruggendo la biodiversità del sistema finanziario italiano ed europeo, si conteranno i danni per famiglie, piccole-medie imprese ed economia sociale.

Tali concetti sono anche alla base di un progetto scientifico di ricerca di rilevante interesse nazionale (programma PRIN) finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca e dall’Unione Europea, di cui recentemente sono stati pubblicati i risultati**. Lo studio, che ribadisce le funzioni economiche e sociali essenziali delle banche di minori dimensioni, le cosiddette “less significant banks”, evidenzia come “il principio di proporzionalità non si esaurisce in un’esigenza di alleggerimento regolatorio, ma investe il problema più profondo del pluralismo istituzionale e organizzativo del sistema bancario europeo”.

squalo in mezzo a tanti pesci più piccoli

Il valore della biodiversità bancaria

I danni da perdita di biodiversità finanziaria sarebbero inevitabili per una serie di ragioni, ne rammentiamo una soltanto, già più che sufficiente. Uno degli elementi cardine che distingue le grandi banche SpA quotate e le banche etiche e cooperative è la destinazione dei profitti. Se questi sono destinati agli azionisti, come nel primo caso, necessariamente bisogna fare i conti con le loro attese, se i profitti, per statuto o normativa, sono invece destinati all’autofinanziamento e allo sviluppo delle attività proprie della banca, allora questa perseguirà la propria missione. Questo può fare la grande differenza tra ricerca del profitto “whatever it takes” e perseguimento di risultati sostenibili e responsabili, tra ottica di breve periodo e prospettiva di lungo termine. È un po’ quello che accade nel variegato mondo dello sport: nessuno gioca per perdere, ma non tutti sono disposti a vincere se questo comporta calpestare le decisioni arbitrali o mancare di rispetto l’avversario o i tifosi. Per valutare opportunamente i possibili impatti del risiko bancario nazionale è quindi essenziale tener adeguatamente conto della finalità, della tipologia e della nazionalità della proprietà degli intermediari coinvolti.

In sintesi, talvolta è oro quel che luccica, ma per valutarne il vero valore intrinseco occorre verificare attentamente da quali metalli è composta la lega. Per giudicare la caratura di un’operazione, di conseguenza, occorre analizzare e bilanciare i diversi interessi e valori in gioco, non perdere di vista il benessere collettivo, per non prendere abbagli.

L’auspicio è che la ricerca della competitività in Europa non passi solo per la costruzione di un “level playing field”, ma che l’orientamento si diriga più propriamente verso un nuovo approccio del “level fair playing field” ed una vera proporzionalità delle norme, capace di preservare la preziosa biodiversità del nostro sistema finanziario.

*Cucinelli D., Ielasi F., Zambelli S., “All that Glitters is Not Gold! Could M&As Post-Bank Reforms be Just a Tool for Balance Sheet Embellishment?”, British Journal of Management, 2024 (liberamente scaricabile online)

**Canepa A., Greco G.L., Minneci U., “Less Significant Banks (LSI). Alla ricerca della proporzionalità nelle crisi bancarie”, Giappichelli Editore, 2026 (liberamente scaricabile online)

In copertina foto di Dave Photoz su Unsplash

Nel testo Foto Getty per Unsplash+