Per fermare l'economia del terrore

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Per fermare l'economia del terrore

18 Novembre 2015

A cura di Ugo Biggeri - Presidente di Banca Popolare Etica

Vi è un filo rosso che lega gli assurdi attentati di Parigi, la guerra dell'Isis, il pensiero economico e la finanza.

Per trovarlo occorre farsi delle domande, magari partendo da pagina 8 del Sole24ore del 16 novembre: una pagina dedicata alle fonti di finanziamento dell'Isis. Su una stima di circa 700milioni di euro l'anno di entrate del califfato le donazioni contribuiscono per il 6%, le tasse interne per il 14% i saccheggi per il 14,5% ed il petrolio per  ben il 65,5%.

Di queste voci due (petrolio e donazioni, il 70%) dipendono in buona parte da scambi economico finanziari con il resto del mondo. Non solo si spostano tra i 50 e i 100 milioni di barili all'anno (piuttosto ingombranti), ma si eseguono pagamenti ingenti e trasferimenti finanziari importanti.

Non c'è dietro un complotto: è la normalità. Ogni giorno compriamo prodotti che non sappiamo e non siamo in grado di sapere dove sono stati realmente prodotti e in quali condizioni sociali ed ambientali. Ogni giorno, anche i nostri soldi, si possono trovare a girare in un mercato globale in cui i paradisi fiscali ed il sistema finanziario ombra sono la norma, se non altro per la percentuale elevatissima di scambi trattati.

Allora questo strabismo economico finanziario che ci fa condannare l'Isis, ma non ci fa vedere come è ben inserito negli scambi economici cui anche noi partecipiamo, non è un accidente casuale, una dabbenaggine dell'occidente, od una astuzia dell'Isis stesso. È conseguenza del modo con cui facciamo funzionare la finanza e l'economia.

Le valutiamo quasi esclusivamente su parametri di creazione di valore economico e le lasciamo molto opache sulla conseguenze non economiche delle azioni economiche, sulla capacità di seguire il filo dello creazioni e gestione delle merci, come di seguire i passaggi finanziari (ancorché avvengano via computer interconnessi). Il nostro sistema economico e ancor più la finanza che lo controlla è reticente su valutazioni sociali ambientali e culturali rispetto all'oggetto delle attività economiche e finanziarie.

Se i cittadini potessero scegliere facilmente (ad esempio grazie ad informazioni sulla produzione di CO2 di strumenti finanziari e merci) come indirizzare l'economia verso un futuro di riduzione di cambiamenti climatici utilizzerebbero questa possibilità forzando una riconversione ecologica. Se la finanza fosse meno opaca nelle sue filiere globali sicuramente sarebbe possibile boicottare il finanziamento dell'Isis.

Nonostante la sovra-regolamentazione del sistema bancario alla fine quello che continua a mancare è una maggiore trasparenza su dove e come si muovono i soldi e su cosa producono. E' un idea della finanza etica che forse merita di essere approfondita.

Altrimenti resterà sempre molto più facile per l'Isis gestire scambi per centinaia di milioni di dollari con il nemico che per un solo migrante raggiungere i nostri paesi.

Commenti

Inviato da gianna guglielmino (non verificato) il 18 Novembre 2015 - 5:16pm

Molto interessante apre squarci sconosciuti ai più su verità tenute nascoste sull' oggi...molto piu interessanti dell' andare indietro a cercare cause lontane e senza ormai rimedi possibili,atte solo a creare altro odio e/o rancore.

Inviato da Luana Virdis (non verificato) il 19 Novembre 2015 - 1:27am

Ho letto e condivo molti commenti. Quello che mi ha colpito del suo è l'urgenza della trasparenza, che lascia ad ognuno la possibilità di scegliere consapevolmente. Il primo suo/vostro articolo che leggo, nonostante la kia assidua frequentazione di social di ogni genere. Necessario l'intervento di professionisti che possano diffondere il vostro lavoro. Non è poi così costoso. Con piccoli budget si raggiungono milioni di persone, le quali potrebbero finanziare con pochissimo la diffusione di idee in cui credono. Con speranza...

Inviato da Aurelio (non verificato) il 19 Novembre 2015 - 2:25pm

Questo è auspicabile e realizzabile, ma serve anche un de-globalizzazione altrimenti non si può riuscire nell'intento. Come azione del singolo non bisogna rincorrere il guadagno facile, io ho scelto da pochissimo Banca Etica e ho fiducia nella trasparenza.

Inviato da Giovanni Mosca (non verificato) il 19 Novembre 2015 - 8:23pm

E' la vera battaglia del secolo, la vera grande e radicale riforma necessaria. Purtroppo, essendo di dimensione globale, non è facilmente realizzabile. Ma vale la pena di iniziare e di iniziare dal basso. Solo sensibilizzando e mobilitando l'opinione pubblica si può spingere al reale cambiamento. Ed è per questo che persino questa ignobile azione terroristica può essere un occasione di cambiamento. Sperare è lecito anzi doveroso, ma è necessario agire, ognuno nel suo orticello.

Inviato da Marco carlizzi (non verificato) il 20 Novembre 2015 - 1:18am

Eppure... È proprio così! Il tema del come si muovono "quei" soldi, delle banche coinvolte, degli ancor più opachi Money Trasfer, rimane ai margini del dibattito, anche di dibattiti approfonditi, come quello organizzato da Limes due giorni fa al Senato, laddove parlando di Terrorsmo & Trade, gli istituti finanziari latamente intesi erano NON inclusi nel dibattito!

Inviato da piero (non verificato) il 23 Novembre 2015 - 7:18am

condivido, il sistema be deve insistere su questa linea

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