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25 e 26 marzo, una due giorni per la giustizia sociale e climatica

Un nuovo sciopero globale per il clima

Il 25 marzo si tiene un nuovo sciopero globale per il clima indetto dagli attivisti di Fridays for Future.

Una giornata che assume una valenza ancor più significativa nelle settimane segnate da una guerra sanguinosa alle porte dell’Europa. Come sottolineano gli appartenenti al movimento “la guerra in Ucraina è, anche, l’ennesima guerra dei combustibili fossili. La crisi delle materie prime è figlia della domanda inesauribile di carbone, gas e petrolio, della siccità fuori misura dovuta alla crisi climatica che ha distrutto le coltivazioni di grano in mezzo mondo, della speculazione finanziaria. Questi mesi convulsi ci parlano di transizione. Di un bisogno disperato, di transizione”. Quest’ultima non può più essere rimandata o messa in discussione usando come pretesto la crisi energetica innescata proprio dall’attuale conflitto russo-ucraino. “La tentazione delle lobby e dei politici a loro libro paga può essere quella di approfittare dell’instabilità ucraina per rimangiarsi i pur piccoli passi avanti fatti. Che da noi si parli di rimandare il phase-out, l’abbandono del carbone, previsto per il 2025, ci spaventa moltissimo. Come sempre, è questione di scelte. Quali saranno quelle della nostra classe politica? Noi il 25 marzo saremo in piazza per ricordargli che la strada giusta esiste” rincarano con convinzione gli attivisti.

Lo scorso 24 settembre noi di Banca Etica eravamo al loro fianco proprio per rimarcare la necessità della transizione ecologica e per chiedere il cambiamento radicale di un sistema economico che sta provocando la distruzione del pianeta. Un modello di sviluppo che non solo sta alimentando la crisi climatica, ma sta provocando anche profonde distorsioni sul piano sociale e dei diritti. 

La manifestazione nazionale del 26 marzo

Non è dunque un caso che alla giornata di mobilitazione per il clima segua, il 26 marzo, una manifestazione a Firenze che vede coinvolti gli operai delle fabbriche a rischio chiusura, i lavoratori del mondo della scuola e della sanità ma anche attivisti e movimenti che, su tutto il territorio nazionale, stanno lottando per la costruzione di una società più equa. Una costellazione di realtà che hanno raccolto l’invito del gruppo di ex operai della GKN di Campi Bisenzio. GKN è una multinazionale che opera nel settore dell’automotive. Lo scorso luglio il fondo britannico Melrose, che gestisce il gruppo industriale, aveva licenziato centinaia di operai attraverso una semplice mail, annunciando la chiusura dello stabilimento senza il ricorso agli ammortizzatori sociali. “Nella società in cui viviamo fatta di regole e leggi piegate negli anni a favore dello strapotere delle aziende, multinazionali e non, scritte sotto dettatura della finanza mondiale, nessun lavoratore è al sicuro” dice Felice Ieraci delegato RSU ex GKN. Gli operai della fabbrica non si sono arresi e hanno combattuto contro i diktat di una finanza interessata solo ad accrescere i propri profitti e incurante delle conseguenze del proprio operato.

Obiettivo degli operai della GKN è stato inserire la propria vicenda all’interno di un cambiamento complessivo e, in un processo di convergenza con altre battaglie, andare alla radice di certi processi che determinano effetti deleteri sia per l’ambiente che per le persone. 

Un’unica giornata di lotta

Il 25 e il 26 marzo si fonderanno dunque idealmente in un’unica giornata di lotta perché, continua Ieraci, “non esiste alcun confine tra questione sociale e questione ambientale”. Le due date di mobilitazione sono esplicitamente collegate, nello spirito, nel programma e nella preparazione, dal filo conduttore della transizione ecologica e lavorativa. Una transizione necessaria per cambiare un modello di sviluppo che, ponendosi come unico obiettivo la massimizzazione del profitto e attraverso pratiche come le delocalizzazioni e lo sfruttamento, produce impatti devastanti sul clima e sulla vita dei lavoratori, colpiti dalla mancanza di tutele. 

Una visione coerente con quella della finanza etica e con lo spirito e la visione che animano le nostre attività, tese a produrre un impatto positivo su persone e ambiente e a generare un modello sociale più equo e sostenibile.

Non è dunque un caso che i lavoratori del collettivo GKN abbiano scelto di aprire un conto presso Banca Etica in collaborazione con la Mag, cooperativa mutualistica finanziaria e autogestita della Comunità delle Piagge perché, come sottolineano, “siamo sicuri non abbia nessun tipo di legame con il fondo finanziario che ci ha chiusi, né con altri strumenti della grande finanza”. Un conto il cui obiettivo finale sarà quello di attivare forme di mutualismo, proprio come nello spirito dei “pionieri” della finanza etica.