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L’economia sociale ha bisogno di garanzie: da Roma le proposte per far fiorire il settore

L’economia sociale ha bisogno di garanzie: da Roma le proposte per far fiorire il settore


Nei 19 Stati membri dell’Unione Europea in cui il dato è disponibile, l’economia sociale genera un fatturato che supera i 912 miliardi di euro, una dimensione vicina all’intero comparto dell’automotive. La social economy non è tuttavia solo un comparto dalle cifre straordinarie, è soprattutto l’infrastruttura invisibile che sostiene quotidianamente la qualità della vita delle nostre comunità, dagli asili nido all’assistenza, dalla tutela ambientale all’accoglienza. Per dare stabilità a questo motore fondamentale della coesione nazionale, il 16 luglio a Roma è stato presentato un importante documento, un pacchetto di proposte dal titolo esplicito: Garanzie pubbliche per l’economia sociale. Stabilità, adeguatezza e continuità tra Italia ed Europa.

L’iniziativa è stata promossa dal tavolo delle organizzazioni socie di riferimento di Banca Etica che – ha sottolineato la coordinatrice Greta Barbolini – “…riunisce un totale di 24 sigle per l’Italia e rappresenta un raro esempio di partecipazione attiva e volontaria alla vita di un istituto bancario da parte di organizzazioni molto diverse tra loro, accomunate dalla convinzione che la finanza etica sia una chiave di volta strategica e trasversale per migliorare concretamente il nostro Paese, a vantaggio di tutte le persone”. Il pacchetto di misure individuate, del resto, è il frutto di un’elaborazione fortemente condivisa e il documento ha già registrato un’adesione che va già ben oltre la platea dei soci di riferimento di Banca Etica. Il testo e le sue proposte quindi, oltre che dal tavolo, è stato sottoscritto singolarmente anche da numerose altre realtà, tutte unite dal comune interesse a facilitare l’accesso al credito per l’economia sociale come volano per un suo ulteriore consolidamento (l’elenco aggiornato al 17/07/2026 comprende: Acli, Altromercato, Arci, Caritas, CNCA, CGM, Cooperfidi Italia, COSPE, Emergency, First CISL, Forum del Terzo Settore, Gruppo Abele, Legacoop-Coopfond, Libera, Manitese, Oxfam, RITMI, Save the Children).

Un obiettivo che il pacchetto di proposte punta ad ottenere senza chiedere l’impiego di nuove risorse pubbliche, limitandosi a invocare un uso stabile e calibrato delle garanzie pubbliche esistenti, sia in Italia (il Fondo di Garanzia PMI gestito da MCC) che in Europa (il programma InvestEU del FEI). Si tratta di rafforzare strumenti che riducono il rischio per le banche e abbattono i costi per le imprese sociali, le quali vantano sì tassi di solvibilità pari o superiori alle profit, ma faticano ad accedere ai canali tradizionali di finanziamento per mancanza di garanzie reali e per il fatto che spesso non presentano modelli di business standardizzabili.

Al tavolo dei relatori, moderato dal caporedattore di Vita.it Giampaolo Cerri, sono intervenuti Riccardo Dugini (vicedirettore generale di Banca Etica) per illustrare i dettagli del testo; Greta Barbolini (Coordinatrice delle organizzazioni socie di riferimento di Banca Etica); Mauro Frangi (Presidente di Cooperfidi Italia) e Giancarlo Moretti (portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore), a riprova della molteplicità di esigenze e di prospettive che il documento ha saputo convogliare e sintetizzare, diventando terreno comune di lavoro per una compagine variegata di soggetti e competenze. Ha preso parte ed è intervenuto al confronto, sostenendo il documento e mettendosi a disposizione per ulteriori confronti, Giuseppe Molinaro di Federcasse. Ma anche la politica, rappresentata da parlamentari appartenenti a partiti di maggioranza e opposizione, ha voluto partecipare e intervenire, cogliendo il valore dell’iniziativa e il peso di centinaia di organizzazioni portatrici dei bisogni di ampie fasce della popolazione e di settori d’impresa fondamentali per garantire coesione sociale e crescita economica. Erano presenti la senatrice Tajani (PD), il senatore Magni (AVS), il senatore Trevisi (Forza Italia) e, con un saluto scritto, il senatore Turco (M5S) e la senatrice Musolino (Italia Viva). 

Il pacchetto di proposte offre quindi idee e strumenti di collaborazione alle istituzioni, provenienti da un comparto che chiede di essere riconosciuto e sostenuto nelle sue legittime ambizioni di sviluppo, e tanto più preziose perché, se rese operative, si tradurrebbero in un miglioramento dell’offerta di servizi essenziali per le persone fragili e le comunità marginali. 

In questo scenario, Banca Etica ha confermato il proprio ruolo naturale di catalizzatore e referente istituzionale, agendo da ponte solido tra la finanza etica e i bisogni reali del Paese. Come banca cooperativa e popolare – che è essa stessa parte dell’economia sociale -, Banca Etica ha promosso il dialogo tra le realtà chiamate ad elaborare in comune il documento, ha partecipato attivamente al processo, facendosi in qualche modo garante del fatto che il pacchetto rimanga un cantiere aperto, sia alle nuove adesioni che a ulteriori affinamenti dei contenuti. 

Non a caso, a conclusione della mattinata di presentazione, il presidente di Banca Etica, Aldo Soldi, è intervenuto per consegnare alla platea una sintesi dell’iniziativa, delineando il contesto – anche istituzionale – in cui si colloca, e per prospettarne i prossimi passi: “Banca Etica si augura innanzitutto di assistere ad uno sbocco legislativo di questo pacchetto di proposte mirato a consolidare le garanzie pubbliche per l’accesso al credito delle realtà dell’economia sociale. E cogliendo una contemporaneità imprevista ma senz’altro fortunata, ciò che noi presentiamo si colloca in una logica che si sposa perfettamente con la fase attuativa che, proprio ora, sta vivendo il Piano Nazionale per l’Economia Sociale. Col vantaggio non da poco che parliamo di proposte che non prevedono l’aggiunta di ulteriori costi pubblici e importanti a livello nazionale, non prevedono sconvolgimenti dal punto di vista dell’impianto legislativo, guardano con qualche indispensabile attenzione alla dimensione europea ma possono consentire maggiori certezze e futuro più roseo a un pezzo importante della nostra economia. Migliorando l’economia sociale migliora il nostro Paese. Ed è esattamente ciò che noi vogliamo”.

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In copertina foto di Giuli e Giordi