Banca Etica: soddisfazione per l’estensione delle garanzie pubbliche al Terzo Settore
Il confronto con le istituzioni continua: serve completare il quadro delle misure e renderle strutturali, per supportare appieno l’economia sociale
Banca Etica esprime soddisfazione per la decisione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, di attivare la Sezione speciale Enti del Terzo settore del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. Il provvedimento accoglie una delle richieste principali contenute nel documento “Garanzie pubbliche per l’economia sociale: sostenibilità, adeguatezza e continuità tra Italia e Europa“, presentato lo scorso 16 luglio a Roma da Banca Etica insieme a un ampio e autorevole fronte di organizzazioni firmatarie, tra cui Acli, Arci, Caritas, CNCA, CGM, Emergency, Forum Terzo Settore, Legacoop-Coopfond, Libera, Oxfam e tante altre.
Il risultato premia il lavoro di pressione e di dialogo istituzionale che Banca Etica e i suoi partner hanno condotto negli ultimi mesi, dalle audizioni parlamentari alla costruzione di un fronte comune tra reti ed enti del Terzo settore, fino al confronto diretto con il Governo.
L’attivazione della sezione dedicata non chiude tuttavia la partita: restano aperti diversi nodi che continuano a limitare l’accesso al credito per gli enti del Terzo settore. In particolare, è necessario rendere più efficace la sezione “Enti di Terzo Settore” del Fondo, a partire dall’innalzamento della soglia di 60mila euro per singola operazione, oggi insufficiente per iniziative di dimensione medio-grande. Va inoltre superata la logica delle proroghe annuali, per stabilizzare lo strumento, e proseguito il lavoro per rafforzare le garanzie pubbliche anche a livello europeo, nel quadro del negoziato sul prossimo MFF 2028-2034 e della programmazione di InvestEU.
Banca Etica continuerà quindi a portare avanti, insieme alle organizzazioni che hanno sottoscritto il documento del 16 luglio, il confronto con le istituzioni italiane ed europee, perché il risultato ottenuto non resti isolato ma diventi una riforma strutturale del sistema delle garanzie per l’economia sociale.