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Europa e finanza etica insieme per la pace e l’economia sociale

Europa e finanza etica insieme per la pace e l’economia sociale

Aldo Soldi, Presidente di Banca Etica

Discorso integrale pronunciato a Venezia il 25/9/2026 nella giornata conclusiva degli eventi correlati allo svolgimento dell’assemblea generale della Federazione europea delle banche etiche e alternative (FEBEA)

Buongiorno a tutti e a tutte

È una gioia per Banca Etica aver ospitato questo evento assieme a FEBEA. 

Questo nostro appuntamento ha espresso ottimi contenuti e ha eletto un nuovo board, un nuovo presidente ed un nuovo vice presidente di FEBEA, a cui trasmetto il mio miglior augurio di buon lavoro: del vostro impegno abbiamo davvero bisogno.

Aldo Soldi e Federica Ielasi, presidente e vicepresidente di Banca Etica

La finanza etica vive un momento di sicuro interesse, dove si intrecciano pericoli ed opportunità.

È in una fase di crescita perché si avverte la necessità di una finanza che non opera esclusivamente per se stessa, per arricchire azionisti, ma che si prodiga per costruire comunità, che mette al centro la persona e i suoi diritti, che si prende cura dell’ambiente, che accoglie e include, che prova a costruire la pace.

La finanza etica, del resto, non maneggia solo soldi, ma è portatrice di una visione del mondo e delle relazioni umane. E ora che il modello che finora ha retto le sorti del mondo sta mostrando quanti danni è capace di generare per l’intera umanità, ora che è evidente che la finanza tradizionale si è arricchita anche nel produrre disastri, ecco che prende forza l’idea di una finanza che risponda a principi e valori diversi. La comunità della finanza etica e alternativa in Europa dimostra che è possibile, di non essere una nicchia residuale ma un sistema in grado di supportare in modo efficace e rilevante un modello di sviluppo differente.

In molti Paesi, siamo il punto di riferimento più importante per l’economia sociale: sostenere l’economia sociale vuol dire sostenere quelle associazioni, cooperative, enti che costruiscono Paesi più civili e più accoglienti, che pensano alle persone prima che al profitto, che condividono con noi una visione del mondo.

Le nostre comunità hanno molto bisogno di economia sociale. L’Europa ne ha bisogno. E per questo è importante il dialogo con le istituzioni europee – sia quelle politiche che quelle finanziarie – e il loro sostegno. Un confronto con esse è già avviato, anzi è ben avviato, e su questo piano FEBEA svolge un ruolo decisivo. Ora occorre proseguire lungo questa strada. Essendo sufficientemente diffusa e strutturata, la finanza etica può infatti realizzare obiettivi importanti per le popolazioni del continente, e già ci sono esempi positivi in tal senso, che possono moltiplicarsi. È molto importante che le istituzioni europee continuino a considerare l’economia sociale come fattore di sviluppo e competitività del nostro sistema. Perché questa è la nostra cultura, diversa da quella di altri sistemi e continenti, e il confronto con le istituzioni finanziarie come Bei e Fei non riguarda solo la disponibilità di risorse finanziarie ma l’attivazione di percorsi di crescita e accompagnamento, straordinariamente utili e formativi.

Parlavo all’inizio di pericoli: ne sottolineo due, figli dei nostri tempi.

Il primo è che l’ingente impegno di risorse finanziarie verso difesa e sicurezza tolga spazio e risorse all’economia sociale. Vale a livello europeo, vale per le singole nazioni. In questi giorni abbiamo tuttavia ascoltato qualche rassicurazione in proposito: ben venga! Perché le minacce sono evidenti.

Il secondo pericolo non riguarda solo la finanza etica. Se sanzioni del governo USA verso cittadini o associazioni europee, per un fondato timore di sanzioni secondarie pericolosissime, sono in grado di bloccare l’operatività finanziaria di banche che con i soggetti sanzionati hanno relazioni, allora si pone un forte problema forte di sovranità finanziaria, si pone un problema di autonomia, forse si pone anche un problema di democrazia. E allora è necessario reagire!

Lo stanno facendo le banche e le associazioni, lo devono fare le istituzioni europee – qualcosa hanno fatto ma non basta – e, dove i casi si verificano, lo devono fare anche le istituzioni nazionali. L’argomento è troppo importante per stare a guardare.

Proprio per le cose che ho cercato di sintetizzare, FEBEA nei prossimi anni avrà davvero un ruolo significativo. La promozione della finanza etica e alternativa, la diffusione della sua conoscenza, la relazione con le istituzioni sovranazionali, la diffusione delle buone pratiche. Importante sarà anche favorire il nascere di relazioni economiche fra le istituzioni aderenti, cui ne spetterà la cura.

In questi anni FEBEA ha operato bene, sia verso l’esterno che verso l’interno  (questi 3 giorni di lavoro ne sono la conferma).

E benché non ci piaccia personalizzare, ci piaccia il valore del gruppo e del fare insieme, lasciatemi dire infine che il lavoro che ha compiuto Peru (NdR. Pedro Manuel Sasia) – non da solo – nei 6 anni di presidenza, è stato particolarmente rilevante. L’organizzazione che ci lascia è diversa e assai migliore di quando assunse la presidenza. E il bellissimo clima che stiamo vivendo in questi giorni nelle relazioni – facilitato dalla bellezza di Venezia – è sicuramente anche merito suo.

Grazie.

Foto di Luca Marcato