Narni, provincia di Terni. Un ex dirigente tecnico comunale in pensione, un foglio bianco e una domanda: è possibile costruire un’autonomia energetica reale, dal basso, senza che il potere finisca in mano a chi ha più risorse? Giorgio Maurini, ingegnere e presidente fondatore della Super CER Nera Tevere, ci ha messo tre anni per rispondere. La risposta è sì, ma bisogna fare le cose per bene.
Una storia lunga, una norma attesa
«Ho dedicato il pensionamento alle rinnovabili, e tra le rinnovabili sono approdato alle comunità energetiche come strumento primo per l’autonomia energetica», racconta Maurini. La prima forma associativa nasce nel 2022, come ETS, sotto il nome CER Narni1. Ma il quadro normativo era ancora nebuloso: niente decreti, niente regole certe, e due anni passati ad aspettare. «Tergiversavamo», dice Maurini con franchezza.
Quando nel 2024 arriva il decreto attuativo, diventa chiaro che per raggiungere numeri significativi serve una forma giuridica più strutturata. La cooperativa è la risposta: nell’ottobre 2024 la CER assume la nuova ragione sociale di Super CER Nera Tevere e si trasforma in cooperativa a mutualità prevalente senza scopo di lucro. Il territorio coperto si allarga a tre cabine primarie, coinvolgendo i comuni di Narni, Stroncone e Amelia.
Il nodo della governance
Prima ancora dei pannelli e degli incentivi, Maurini ha dovuto risolvere un problema strutturale che affligge molte CER italiane: chi gestisce davvero la comunità? «Una CER ha bisogno di ingegneri, avvocati, commercialisti. Non ha né soldi né professionalità interne», spiega. «E quando entra un soggetto esterno con risorse importanti, la governance passa a chi ha i soldi». Per evitarlo, la CER ha indetto una gara in collaborazione con il Comune di Narni, selezionando il soggetto aggregatore con procedura pubblica. A vincere, tra otto partecipanti, è stata la Rete 0kW, un network ternano di cinque soggetti professionali multidisciplinari (con capofila Free Luce & Gas SpA), che ha accettato una remunerazione legata al numero di soci: una struttura che allinea gli incentivi del gestore con la crescita della comunità, non con l’estrazione di margine.
Il risultato è visibile già nel primo bilancio consuntivo: su 32.000 euro di incentivi incassati nel 2025, i costi di gestione si sono fermati a 4.000 euro, circa un ottavo del totale. Una quota che il mercato, nello stesso periodo, collocava tra il 25 e il 30 per cento.
L’impianto, i soci, la povertà energetica
A giugno 2025 entra in funzione il primo impianto rilevante: un megawatt fotovoltaico con tecnologia ad inseguimento solare e moduli bifacciali nella zona industriale di Maratta-Camminata, realizzato da un produttore terzo. La producibilità stimata è di circa 1,6 milioni di kWh annui, energia sufficiente, sulla carta, ad alimentare oltre 500 famiglie. La CER conta oggi un centinaio di soci tra consumer e prosumer, con l’obiettivo di raddoppiarli entro fine anno. È in corso di realizzazione un secondo impianto proprietario da 1 MW a Stroncone.
I benefici variano molto a seconda del profilo del socio: nel primo semestre di attività, chi consuma poco ha ricevuto circa 30 euro, mentre un grande consumatore industriale ha incassato fino a 5.000 euro. Il 10 per cento degli incentivi complessivi è destinato per statuto al contrasto della povertà energetica, a favore delle utenze più bisognose del territorio narnese.
C’è poi un vantaggio meno ovvio, ma non meno importante: «Chi vive nel centro storico oggi non può installare pannelli sul proprio tetto per i vincoli paesaggistici», osserva Maurini. «Con la CER può comunque partecipare alla transizione energetica, ricevere benefici e contribuire alla decarbonizzazione del territorio. Tutti sullo stesso piano».
Banca Etica: scommettere prima che l’impianto giri
A credere nel progetto è stata anche Banca Etica, che tramite la filiale di Perugia ha già sostenuto il gruppo promotore della CER – il gruppo Free Luce & Gas – e ha ultimato la due diligence per la concessione di un finanziamento direttamente alla cooperativa. «Abbiamo già finanziato altre CER con caratteristiche simili», spiega Giancarlo Puleo, vice responsabile di Banca Etica Perugia e gestore imprese.
Il prestito previsto ha una durata di 12-15 anni e servirà a sostenere la realizzazione dell’impianto proprietario della cooperativa. Ma la relazione con il gruppo aggregatore e promotore Free Luce & Gas SpA, è già più ampia: «Ci vediamo mensilmente, abbiamo partecipato insieme alla fiera sulla transizione energetica a Rimini, segno di una visione industriale e valoriale comune. Abbiamo anche avviato una partnership per offrire servizi di luce e gas ai soci di Banca Etica», racconta Puleo. «Si è creata una bella sinergia che dimostra come l’unione tra competenze tecniche energetiche e finanza orientata al bene comune possa accelerare concretamente la transizione ecologica».
Le ragioni del sostegno sono tre, nell’ordine in cui le elenca Puleo: impatto sociale e contrasto alla povertà energetica, decarbonizzazione del territorio, solidità economica del progetto. «Gli incentivi statali minimizzano il rischio dell’operazione», dice. «Ma soprattutto ci interessa lavorare con realtà che, pur operando nel mercato, scelgono di rendicontare il proprio impatto. La CER è costituita come cooperativa senza scopo di lucro. E questo per noi fa la differenza».
Photo credits: Super CER Nera Tevere
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