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Democratizzare la salute mentale: il ruolo terapeutico come modello di accessibilità e inclusione

Democratizzare la salute mentale: il ruolo terapeutico come modello di accessibilità e inclusione

Democratizzare la salute mentale: il ruolo terapeutico come modello di accessibilità e inclusione

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in tutto il mondo quasi un miliardo di persone – una persona su dieci – ha almeno un disturbo mentale. La pandemia è stata un detonatore che ha portato a un aumento del 30% delle diagnosi.  I dati ci raccontano di una crescita che porterà depressioni e malattie psichiche a superare le patologie cardiovascolari entro il 2030. A farne le spese, come denunciato dalla Società italiana di psichiatria, sono i giovani e le categorie più fragili. I disturbi colpiscono tra il 10 e il 20% di bambini e adolescenti. Sono 9 milioni in tutta Europa, affetti principalmente da sintomi di depressione, ansia e disturbi comportamentali. In Italia, secondo Fondazione Child e Telefono Azzurro, un giovane su cinque soffre di ansia. 

Democratizzare la salute mentale rendendola accessibile, la lezione di Sergio Erba

L’intervento su questi fattori, secondo Simonetta Verdecchia, responsabile de Il Ruolo Terapeutico, ha un impatto sociale: «È un circolo virtuoso: chi si prende cura di sé è in grado di riversare il proprio benessere nella relazione con gli altri e, di conseguenza, sugli altri. E questo accade in tutti i contesti, dalla famiglia a quelli sociali. Se tu stai meglio, e cambi un po’, gli altri sono portati a seguirti».

Negli ultimi anni, complice la pandemia, il tema della salute mentale ha guadagnato un’attenzione inedita: essenziale al benessere individuale e collettivo, molto spesso è un privilegio che non tutti possono permettersi. Se il tema dell’accessibilità è finalmente divenuto pubblico, e sono nati interventi come il bonus psicologo o la sperimentazione dello psicologo di base, c’è chi sostiene da molto tempo la necessità di democratizzare il diritto alla salute mentale

«Il Ruolo Terapeutico è nato a Milano 52 anni fa, fondata da Sergio Erba e da Pierluigi Sommaruga», racconta Verdecchia. «Erba era uno – continua – che aveva visto come funzionava la psichiatria prima e dopo Basaglia. Il fulcro della sua idea era rendere la psicoterapia sostenibile anche per le persone che non potevano permettersela». Allora come adesso, racconta la psicoterapeuta, le tariffe professionali erano molto elevate: «La cura della salute mentale erano appannaggio di un gruppo ristretto di persone. Sergio Erba sosteneva invece che le persone all’interno della rete delle relazioni d’aiuto, psichiatri, operatori sociali, eccetera, dovevano agire secondo un’etica della salute. Che chi era in sofferenza mentale doveva potersi curare, anche se non aveva soldi».

Una rivista, un metodo, una scuola e percorsi di psicoterapia a prezzi accessibili

Questa, racconta Verdecchia, l’idea fondativa de Il Ruolo Terapeutico, che nasce come una rivista, ma diviene presto «un metodo, una prassi lavorativa». E poi una scuola.

«Man mano che le persone si formavano è nato un gruppo vero e proprio: colleghe e colleghi impegnati sia a offrire terapie a prezzi calmierati sia a garantire formazione, per diffondere questo metodo basato sulle relazioni d’aiuto. Alla fine si è strutturata una scuola quadriennale in psicoterapia e orientamento psicodinamico che esiste da 21 anni, e una vera e propria scuola di specializzazione, oggi accreditata al Miur, per medici psicologi che condividono la nostra etica del lavoro».

Da Milano, questa realtà si è diffusa in altre città: Parma, Trento, Varese, Bergamo e Foggia, che ospita una sede distaccata della scuola: «Le persone si formavano alla originale scuola triennale e poi, spostandosi, mettevano in piedi gruppi locali, associazioni». La sede di Parma, spiega, ha anche un centro clinico

Il gruppo lavora anche nell’ambito della Rete di Psicoterapia Sociale, il cui obiettivo è condurre a livello nazionale un percorso analogo a quello già sperimentato sui diversi territori: costruzione di percorsi di cura della salute mentale a prezzi accessibili

«Accedere ai nostri centri è semplice: basta telefonare. La nostra segretaria, Emanuela, redige una scheda di accesso che viene poi sottoposta a me e all’altro responsabile, il dottor Carmelo di Prima, che diamo un’occhiata». L’equipe all’interno della quale vengono smistati i diversi casi è composta da circa 20 terapeuti: alcuni impegnati giornalmente, altri in maniera più sporadica perché occupati sul proprio territorio: «Ognuno di noi ha diverse specializzazioni: io lavoro con persone in età evolutiva, ma c’è chi lo fa con gli adulti, o con le coppie, o con famiglie o gruppi».

La tariffa concordata è di 70 € a seduta, ma «Con la nostra nuova associazione, che si chiama Proximae, c’è la possibilità di accedere a tariffe notevolmente più basse grazie a una serie di progetti». Non è una novità, racconta Verdecchia, già in passato hanno lavorato con diverse associazioni per garantire prese in carico a prezzi molto bassi o anche a titolo gratuito

La formazione e i percorsi di psicoterapia si affiancano alla rivista, sia online sia cartacea a cadenza semestrale: un percorso iniziato nel 1972 e mai terminato. «Non si tratta di un testo rivolto esclusivamente ad addetti ai lavori: racconta anche la nostra professione, le nostre esperienze, ma anche le tesi dei nostri allievi». 

«Un nostro impatto molto importante – racconta Verdecchia – è sicuramente nella formazione. Prima si lavorava tanto sulle relazioni d’aiuto. La scuola da cui proveniamo noi era popolata da educatori, assistenti sociali, psichiatri, psicologi, medici: gruppi misti, che lavorano insieme con le persone in stato di fatica. Adesso – continua – è una tradizione che si sta perdendo, soprattutto nel pubblico, ma che per noi è al centro del nostro metodo: ci occupiamo tutti insieme della persona, lavoriamo da varie finestre d’accesso. Per me è il modello vincente, funziona, si vede anche nelle situazioni davvero gravi».

Cosa è cambiato con la pandemia?

Una delle difficoltà più importanti che Il Ruolo ha dovuto affrontare recentemente è stata la pandemia, che da un lato ha peggiorato di molto lo stato della salute mentale della popolazione, dall’altro ha messo a dura prova le relazioni terapeutiche. 

Se la scuola ha sperimentato il repentino passaggio a una modalità da remoto, anche i percorsi di cura si sono dovuti adeguare. «Noi siamo un po’ dinosauri, ma abbiamo imparato, ci siamo velocizzati», spiega Verdecchia: «Così abbiamo capito che questo strumento lo potevamo usare anche per le terapie: entrare a casa delle persone, non abbandonare chi aveva avviato un percorso, né negarlo a chi voleva intraprenderlo in una fase tanto complicata». Questo ha determinato un’evoluzione e la scoperta delle potenzialità di strumenti altrimenti ignorati, che hanno in parte modificato il metodo, arricchendolo di possibilità, in parte aperto una riflessione interna ancora in corso su potenzialità, limiti, adattamenti

La pandemia è stata anche terreno di altre sperimentazioni: «Abbiamo messo in campo due diversi progetti, uno legato a percorsi di sostegno psicologico gratuito per persone legate al Covid, l’altro invece di lavoro con minori e famiglie».

Le attività sociali non si sono limitate però agli anni di maggiore difficoltà legate al Covid19: «Con Proxime partecipiamo a un tavolo con diverse associazioni per fornire supporto a persone senza dimora, non solo aiuti concreti e materiali ma anche una presa in carico a tutto tondo, stabilendo relazioni d’aiuto».

«Banca Etica mi fa sentire protetta, anche come responsabile legale»

«Io sono cliente di Banca Etica anche personalmente, e sono davvero molto grata alla Banca per quanto riguarda la relazione con Il Ruolo Terapeutico. Sono molto presenti, ogni volta che abbiamo difficoltà ci basta chiamare, scrivere una email, e riceviamo sempre attenzione e supporto. Sento che nel nostro essere una piccola realtà ho un partner, qualcuno che posso chiamare e con cui condivido il fondamento etico che assegniamo alle nostre attività. Questo mi fa sentire compresa e protetta, anche come responsabile legale». 

Come spiegato da Michele Milanesi, che per Banca Etica si occupa della relazione con Il Ruolo Terapeutico, la relazione con la società è iniziata nel 2021 su iniziativa della stessa Verdecchia, dopo un periodo di sperimentazione reciproca valutato positivamente da entrambe le parti. «La richiesta di affidamento – ha raccontato Milanesi – positivamente accolta dalla Filiale, è servita alla società per gestire l’andamento del capitale circolante in momenti specifici dell’anno in cui c’era maggior necessità».

Questa relazione, spiega Verdecchia, induce il gruppo a ipotizzare nuovi e futuri percorsi di cura gratuiti, per estendere sempre di più l’ambito dell’accessibilità della tutela della salute mentale. Si tratta di progetti avviati e conclusi in passato, soprattutto al fianco di adolescenti o minori non accompagnati.