La gestione del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) e l’approccio al welfare aziendale stanno attraversando una profonda trasformazione. Con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025), il quadro legislativo introduce scadenze e meccanismi stringenti che modificano la natura stessa del TFR: non più inteso unicamente come liquidazione erogata a fine carriera, ma riconfigurato come un pilastro strategico e fiscale, tanto per le lavoratrici e i lavoratori quanto per le imprese. I dichiarati obiettivi del legislatore puntano ad ampliare l’adesione ai fondi pensione, a dare vigore al secondo pilastro previdenziale e a mitigare il differenziale atteso tra l’ultima retribuzione percepita e l’assegno pensionistico futuro.
Il criterio dinamico per il TFR e il nuovo silenzio-assenso
Una delle riforme principali riguarda il superamento della gestione interna all’Impresa del TFR: se fino a ieri l’obbligo di versamento del TFR inoptato al Fondo di Tesoreria INPS era ancorato al limite rigido dei 50 dipendenti calcolato su base storica, dal 2026 subentra un “criterio dinamico” basato sulla media occupazionale dell’anno precedente. Le nuove soglie dimensionali decreteranno un progressivo allargamento della platea aziendale coinvolta: si parte dal biennio 2026-2027 per organizzazioni con un organico pari o superiore a 60 dipendenti (valutando la media del 2025), passando a un limite di 50 dipendenti per il periodo 2028-2031, fino a contrarsi alla quota fissa di 40 dipendenti a partire dal 2032.
Parallelamente, la novità più impattante sul piano operativo scatterà il 1° luglio 2026 con il meccanismo del silenzio-assenso per i neoassunti del settore privato (esclusi i collaboratori domestici). All’atto dell’assunzione, il dipendente riceve un’informativa relativa all’apertura per suo conto di un fondo pensione ed ha 60 giorni di tempo per esprimere invece la scelta per un fondo pensione di proprio gradimento oppure un diniego. In assenza di una scelta esplicita, l’adesione alla previdenza complementare avverrà in modo retroattivo e automatico verso il fondo pensione individuato dal ccnl adottato, attivando non solo il trasferimento del TFR ma anche la contribuzione minima a carico sia del lavoratore sia dell’organizzazione.
Il TFR come leva economica e non come debito crescente
Per le organizzazioni, trattenere il TFR all’interno della propria contabilità genera una passività finanziaria soggetta a un tasso di rivalutazione obbligatoria pari all’1,5% fisso maggiorato del 75% dell’indice di inflazione ISTAT: una spesa fluttuante e difficilmente prevedibile nei bilanci di lungo termine. Di contro, l’indirizzamento dei flussi verso un fondo pensione garantisce stabilità finanziaria ed elimina il rischio di esborsi improvvisi legati alle anticipazioni e liquidazioni.
Le misure compensative introdotte offrono indiscutibili benefici economici immediati per il datore di lavoro:
- Deducibilità: È prevista la deducibilità dal reddito d’impresa del 4% del TFR conferito alla previdenza complementare (percentuale che sale al 6% per le realtà sotto i 50 dipendenti).
- Esoneri e riduzioni contributive: L’azienda beneficia dell’esonero dal versamento della quota al Fondo di garanzia TFR e della decurtazione degli oneri impropri (pari allo 0,28% delle retribuzioni lorde). Inoltre, sui contributi versati al fondo si applica un contributo di solidarietà ridotto al 10%, a fronte di un’aliquota ordinaria sensibilmente superiore.
- Ottimizzazione fiscale tramite Welfare: Dal periodo d’imposta 2026, il tetto per la deducibilità fiscale ordinaria dei contributi (azienda + lavoratore) è innalzato a 5.300 €. A questo si somma l’inestimabile efficacia dei premi di risultato convertiti in previdenza complementare: fino a 10.300 € aggiuntivi (grazie alle soglie 2026) l’importo è totalmente esente da IRPEF per il lavoratore e azzera la contribuzione datoriale, permettendo all’organizzazione di spendere meno ed erogare un netto superiore al dipendente.
La proposta di Banca Etica: FPA PensPlan Profi e l’Accordo Plurimo
All’interno di questo scenario normativo, Banca Etica propone alle imprese e alle realtà del Terzo Settore una soluzione integrata e pienamente coerente con i principi della finanza etica, in collaborazione con Euregio Plus SGR. Il veicolo di elezione è il Fondo Pensione Aperto PensPlan Profi Ethical Life Cycle, una soluzione caratterizzata da un portafoglio titoli interamente composto da emittenti (Stati, Agenzie e aziende quotate) selezionati sulla base di severissimi criteri ambientali, sociali e di governance (ESG).
Il fondo applica precisi criteri di esclusione (escludendo comparti come armamenti, fonti fossili, gioco d’azzardo o Stati che violano i diritti civili) e di inclusione (“best in class”), valorizzando i soggetti più attenti al benessere collettivo e alla transizione ecologica. Inoltre, grazie al meccanismo automatico “Life Cycle”, l’investimento si adatta all’anagrafica dell’aderente tramite 5 differenti linee di investimento, riducendo progressivamente la componente di rischio con l’approssimarsi dell’età pensionabile.
Un elemento di eccezionale valore identitario è costituito dal Fondo di Solidarietà: ciascun aderente devolve 3 € annui per il sostegno a progetti di microfinanza e all’inclusione finanziaria in contesti fragili.
Per le organizzazioni, Banca Etica offre l’opportunità di sottoscrivere un Accordo Plurimo
Si tratta di una convenzione collettiva ad adesione individuale che garantisce alle lavoratrici e ai lavoratori condizioni economiche di netto favore:
- Azzeramento delle spese di adesione una tantum (0 € anziché 30 €).
- Azzeramento della quota fissa per il primo anno (e fissata a 20 € annui per i successivi, già comprensiva del contributo alla microfinanza).
- Commissioni di gestione annua contenute tra lo 0,70% e l’1,35% in base al comparto scelto.
L’accordo è completamente gratuito per l’azienda, non richiede un numero minimo di partecipanti e consente il versamento flessibile del contributo datoriale stabilito dal CCNL applicato. A corredo della convenzione, Banca Etica mette a disposizione consulenze dedicate per il personale e mette a disposizione soluzioni di finanziamento ad hoc – come il finanziamento “Mutuo Sostegno Attivo” – per supportare l’equilibrio dei flussi finanziari dell’organizzazione.
Investire oggi nella previdenza integrativa con Euregio+ e Banca Etica significa cogliere tempestivamente i vantaggi delle riforme del 2026, convertire un costo aziendale passivo in una leva di pianificazione efficiente e qualificare il welfare della propria organizzazione nel rispetto dei principi della finanza etica.
Per maggiori info o per prenotare una consulenza dedicata scrivi a: welfare@bancaetica.com
Abbiamo parlato di queste tematiche in un webinar lo scorso 28 maggio, ecco il video dell’incontro!
foto di Luca Gallo