Dimensione del testo
ALTO CONTRASTO (CHIARO)
ALTO CONTRASTO (SCURO)
FONT ACCESSIBILI

Storie ad impatto positivo

Cosa finanziano i tuoi soldi

Etica e cooperativa

A Parma si respira profumo di rinascita

A cura di Corrado Fontana, giornalista di Valori.it

Le fragranze, la tradizione e il lavoro di un marchio storico del settore della profumeria e dell’industria parmense come Morris Profumi non si disperderanno nel vento senza lasciar traccia. Anzi, si stanno trasformando nell’avventura di una nuova società, la Nuovi Profumi, dove a condurre le operazioni non è più la famiglia fondatrice bensì un agguerrito manipolo di 34 soci lavoratori (o meglio socie lavoratrici, dal momento che le donne sono 29 sul totale), lungo un viaggio imprenditoriale nato formalmente nel luglio del 2020 con la costituzione di una cooperativa scaturita da un workers buyout (o anche wbo), che è un modo per chiamare le imprese acquistate e recuperate dai lavoratori. Una svolta che, per gli attuali occupati chiamati a guidare l’azienda, è risultata fondamentale per darsi un futuro possibile, dopo che la vecchia proprietà – costituita da due fondi svizzeri – aveva messo in liquidazione quella che era diventata una holding, dopo che diverse filiali nel mondo erano già state chiuse ed era venuta meno ogni prospettiva occupazionale per i 125 dipendenti collocati in Italia, nella sede principale di Roncopascolo (Pr).

«Morris – ricorda Stefania Dessì, oggi vicepresidente della cooperativa Nuovi Profumi – aveva sedi in Russia, in Germania, in Francia che sono state chiuse, una a Dubai. Il problema è stato quando è passata dall’essere un’azienda padronale ad essere acquistata prima dalla Henkel e poi da fondi di investimento… con altre logiche. Quello trascorso è stato sicuramente un processo doloroso, soprattutto per chi era dipendente,  magari da più di 30 anni, sia operai che impiegati. Ora siamo in affitto per sei anni nello stesso immobile diventato di proprietà di un’impresa vicina. I macchinari sono stati acquistati dalla liquidazione, e operiamo quindi in continuità con l’attività precedente, occupando il laboratorio di produzione e qualche ufficio. Adesso circa due terzi del fatturato viene realizzato con il conto terzi: il cliente ci commissiona la produzione di un profumo di cui ci viene fornito generalmente il progetto, a cui noi eventualmente diamo qualche contributo finale oppure di marketing, sul packaging, per esempio. Il cliente fornisce le materie prime e noi operiamo la miscelazione per arrivare alla fragranza, imbottigliamo e confezioniamo. Il resto viene realizzato con la commercializzazione del brand Morris, che è stato acquistato in liquidazione». Senza dimenticare anche una piccola produzione di gel disinfettanti.

Nuovi Profumi, cooperativa scaturita da un workers buyout (o anche wbo)

Nonostante le difficoltà iniziali (inclusa l’attuale carenza globale di molte materie prime) e gli impatti tremendi della pandemia sull’intero comparto profumi e cosmesi (chi si trucca e profuma se lavora in smart working, del resto?), la fabbrica non si è mai fermata. Tanto che Nuovi Profumi – seppure non ancora in attivo – registrerà circa 4 milioni di euro di fatturato nel 2021, puntando al pareggio nel 2022. La nuova forma societaria si è infatti consolidata grazie al sostegno e al contributo di Legacoop, Coopfond, Cfi e, naturalmente, Banca Etica. «Ci è stata vicina fin dall’inizio – prosegue Dessì –, anticipando una parte della nostra liquidazione per metterla come capitale sociale, poiché i tempi per l’ottenimento della NASpI sono biblici. Da allora è la nostra banca di riferimento, con la quale abbiamo attivato anche l’anticipo fatture per avere liquidità sulla operatività ordinaria. In Banca Etica abbiamo trovato la condivisione dei valori delle cooperative, e persone preparate e disponibili che hanno fatto tutto il possibile per darci una mano». D’altra parte Fabio Faina, responsabile della filiale di Bologna, sottolinea «forza e motivazione dei soci lavoratori, uniti ora più che mai in quanto tutti proprietari e quindi responsabili dell’impresa».

E così, mentre la società lancia nuovi prodotti e i lavoratori cercano di costruire un futuro aziendale che sembrava evaporato, l’impresa non dimentica di puntare sull’utilizzo di fornitori locali per flaconi e packaging, e trova anche l’occasione per partecipare a un progetto di riforestazione in Brasile per contribuire a compensare le emissioni di Co2.