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Apical: turismo si, ma sostenibile e d’impatto sociale

In collaborazione con Corrado Fontana, giornalista di Valori.it

«La scorsa estate abbiamo collaborato con un tour operator che crea esperienze legate al surf in 5 Stati. Sono state 50 vacanze e, in ognuna di esse, all’ultimo giorno prima di tornare a casa, i viaggiatori venivano sensibilizzati all’idea di lasciare il paesaggio di cui avevano fruito durante il soggiorno un po’ meglio di come l’avevano trovato, e venivano invitati a svolgere la pulizia della spiaggia. Questo ha portato a più di 2500 ore di volontariato e un’adesione prossima al 100% del pubblico».
Le parole di Nicola Zanola di Apical mettono immediatamente l’accento sulla peculiarità di questa giovane impresa bresciana (il sito è online dall’aprile 2018), peculiarità che le permette di configurarsi come startup innovativa, ma non solo. Perché – sottolinea Zanola – «Il fatto di creare impatto sociale positivo è una conditio sine qua non per utilizzare la nostra tecnologia».

Nella pratica avviene che Apical ai suoi clienti – aziende e individui «creatori di esperienze» nel settore turistico – offre una piattaforma Web, un sorta di cassetta degli attrezzi digitale, tramite cui creare prodotti, gestire pagamenti e ordini, capire come vanno le vendite e raccogliere dati sui propri utenti, al fine di preparare l’esperienza di viaggio successiva da proporre al pubblico. Un supporto che mira a semplificare la vita lavorativa di realtà con risorse (economiche e organizzative) spesso limitate. E  che include tre opzioni per sviluppare un turismo capace di incidere positivamente sui territori attraversati: le donazioni per una realtà non profit locale da lasciare prima del ritorno a casa; la partecipazione ad attività di volontariato in loco (vedi la pulizia della spiaggia); un’etichetta “Powered by Local” – cioè operato da una impresa locale – che in fase di prenotazione invita i viaggiatori ad avvalersi di attività i cui introiti rimarranno in buona parte all’economia del luogo di soggiorno. E così, dall’avvio al 31 dicembre 2018, sulla piattaforma sono transitati viaggi per un valore di 350mila euro, raccogliendo oltre 1500 euro di donazioni per quattro realtà non profit e producendo più di 4mila ore di volontariato attraverso gli utenti.

Risultati che danno sostanza al rapporto di Apical con Banca Etica, che – spiega Zanola – «per noi è un partner importante perché troviamo che sia coerente con la nostra visione. Ci piace sapere che quando i clienti effettuano i pagamenti vanno a mettere i soldi in Banca Etica. La consideriamo anche un “ecosistema” interessante per le modalità di condivisione della vita tra i soci, ed è una collaborazione di cui siamo senza dubbio contenti. Nella primavera del 2018 abbiamo avuto un prestito di 25mila euro sostenuto dalla garanzia di Etica Sgr: ci dicono infatti che siamo stati i primi ad utilizzare la piattaforma di valutazione dell’impatto sociale online. Accedere a quel capitale ci ha consentito di lavorare e partire con lo sviluppo della piattaforma, anche in un momento in cui gli incassi erano ancora molto bassi». Startup innovativa, con un partner finanziario che l’ha sostenuta, e una visione del futuro dell’industria del travel, dei viaggi, che – chiude Zanola – dovrà passare per due innovazioni. «Una legata all’impatto sociale: ci aspettiamo che l’industria più  diffusa del mondo, che vale 7 miliardi di dollari l’anno e occupa una persona su 10 nel mondo, debba necessariamente muoversi verso modelli più sostenibili. Che passano per l’educazione del pubblico e il suo coinvolgimento in attività responsabili, sulla linea guida che ci ha dato il codice etico del turismo adottato dalle Nazioni Unite. E poi che si indirizzi verso una democratizzazione delle esperienze: veniamo da alcuni decenni governati da grandi tour operator, società molto strutturate, ma ci accorgiamo che la maggior parte delle esperienze innovative, interessanti e trasformative vengono da promotori che sono spesso viaggiatori loro stessi, e sono piccole aziende».

A buon intenditor…