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A cura di Cooperativa Equality e Associazione Mimosa

Cooperativa Equality e Associazione Mimosa, organizzazioni del privato sociale, impegnate nell’ambito del supporto alle vittime di tratta e grave sfruttamento (Progetto N.A.Ve – Network Antitratta per il Veneto) e nell’accoglienza di minori vulnerabili e migranti, lavorano da sempre come un’unica squadra, supportandosi a vicenda nelle progettualità, l’una con personale qualificato, l’altra con personale volontario. Una squadra che si è sempre attivata in sinergia, e che oggi si sente più che mai Gruppo.

L’impegno di queste due realtà non si è interrotto nell’emergenza Covid-19, tutti i servizi, considerati essenziali, non si sono fermati, ma si sono riorganizzati. 

La pandemia COVID-19 sta accentuando, infatti, quelle che sono sempre state disparità sociali; chi era resiliente lo è sempre di più, mentre chi è vulnerabile sta precipitando in una situazione disperata. C’è una parte di popolazione, quella con cui  entriamo in contatto – vittime di sfruttamento, lavoratori e lavoratrici dei settori sommersi, con particolare riguardo alle persone coinvolte nel fenomeno della prostituzione, la maggior parte di queste migranti e alcune potenziali o presunte vittime di tratta -che è sempre rimasta invisibile, ai margini della società e che rischia di diventare, oggi, ancora più invisibile, imponendoci di non fermare le nostre attività.

La quasi totalità di queste persone, costrette dalla criminalizzazione, dallo stigma e dalla discriminazione a vivere nell’ombra, sono rimaste escluse e non riusciranno mai ad accedere alle misure finanziarie per il sostegno al reddito contenute nel Decreto n.18/2020, cosiddetto “Cura Italia”, trovandosi senza lavoro, entrate economiche e sostegni di alcun tipo. Gli operatori di Equality e i volontari Mimosa stanno già da giorni raccogliendo localmente, a Padova, Venezia, Treviso e Vicenza, i bisogni e, le varie richieste di aiuto, valutandone l’urgenza, e le necessità e quali le risposte più adatte per un supporto immediato e concreto come le donazioni di generi alimentari di privati e associazioni di categoria che sono arrivate prontamente. Questa situazione di “emergenza nell’emergenza” è stata rilevata in tutta Europa. Fonti autorevoli come ICRSE [International Committee on the Rights of Sex Workers in Europe] ha lanciato un allarme a che i governi considerino nelle misure anche le persone più vulnerabili. Diverse sono le iniziative solidali sponsorizzate dalle realtà di settore nei diversi paesi e anche la rete Italiana si è immediatamente consultata per far fronte insieme alla situazione.

Diverse organizzazioni del sistema nazionale antitratta, tra cui Equality Cooperativa Sociale ONLUS, realtà associative come Associazione Mimosa, in collaborazione con altre reti e soggetti del civismo attivo e dell’auto-organizzazione delle sex workers, stanno infatti promuovendo sulla piattaforma Produzioni dal Basso una campagna di crowdfunding che mira a sostenere con aiuti materiali, tutte le persone che stanno vivendo in una condizione di indigenza. Un’autentica Rete attiva sul campo. 

La raccolta fondi è un sostegno importante per noi e sarà condiviso con tutte le realtà nazionali parte della campagna. I fondi raccolti verranno utilizzati per comprare e distribuire pacchi alimentari e generi di prima necessitàfarmaci e presidi sanitari, ovvero per sostenere le/i sex workers in grave situazione di indigenza nel pagare le utenze e l’affitto.  

L’iniziativa è sponsorizzata sui nostri canali social (Facebook EqualityCoop/Associazione Mimosa e Instagram Equality Coop/Associazione Mimosa) così come sulla pagina Facebook dedicata: Covid19-Nessunada sola-Sostieni le sexworker 

Equality e Mimosa gestiscono anche centri di accoglienza straordinaria per richiedenti protezione internazionale (CAS) e una comunità educativa residenziale per minori in condizioni di vulnerabilità specifiche (vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale, lavorativo e dell’accattonaggio, minori stranieri non accompagnati, minori sottoposti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria)

Da subito la vita nella comunità è proseguita, riorganizzandola in maniera scrupolosa per la sicurezza dei minori e di operatori e operatrici, volontari e volontarie. I turni per pranzo e cena si fanno a scaglioni, si mantengono le distanze di sicurezza, si osservano le norme del decalogo per evitare il contagio Covid-19. Nonostante restrizioni e distanziamenti gli operatori e volontarisono riusciti a garantire un clima allegro, quel calore e quella dimensione di sicurezza e serenità di cui i minori hanno continuamente bisogno nella comunità che è la loro casa. Le attività scolastiche proseguono a distanza in modalità e-learning e il resto della giornata è scandita da attività ludiche e ricreative, avendo la fortuna di avere un ampio giardino che i ragazzi sfruttano per coltivare il loro orto, divertirsi, studiare, leggere, fare sport o semplicemente prendere il sole. In questo modo cerchiamo di limitare gli effetti psicologici pesanti che l’isolamento può avere negli adolescenti, soprattutto i più fragili, che già vivono spesso con fatica l’incertezza sul loro futuro personale, familiare, lavorativo e giudiziario. Va considerato che in questo periodo non possono incontrare genitori, o assistenti sociali, ed anche i percorsi di sostegno psicologico sono più difficoltosi e meno efficaci quando limitati all’ambito virtuale. 

La paura è la risposta emotiva che segnala e localizza il pericolo in un oggetto, in una persona, un virus mobilitando il nostro distanziamento rapido. E’ un’emozione molto spesso demonizzata, seppur conservativa. 

Questa pandemia che sta paralizzando il mondo di paura ha però evidenziado la resilienza di tante persone che lavorano al fronte tra cui operatori e operatrici sociali, educatori e educatrici, volontari e volontarie al fianco dei più vulnerabili. E’ un lavoro instancabile che continua a tutt’oggi, con tutte le dovute cautele, pensando #iononhopaura

Inattesa di giorni migliori, ricordiamo a tutti che il futuro è un impegno collettivo #siamotuttinellastessanave

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