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GIT Lazio Sud

Gruppo di iniziativa territoriale di riferimento dei soci di Banca Etica della città di Roma ( Roma Sud) e del Lazio meridionale ( provincia di Roma, Frosinone e Latina)

Finanza ed etica. Un legame possibile di Paola Carlesso

La società liquida come “paradigma” della condizione postmoderna

Nella sua opera “La condizione Postmoderna” Jean François Lyotard sostiene che l’era della Modernità è giunta a conclusione, e che la rivoluzione tecnologica abbia condotto l’umanità  all’epoca Postmoderna.

Tra gli aspetti positivi della Postmodernità è doveroso citare:
• Il declino delle ideologie totalizzanti ed autoritarie;
• L’accettazione e tolleranza delle diversità, che accrescono la sensibilità verso i diritti di tutti
i cittadini e delle categorie più deboli;
• L’incremento delle comunicazioni e relativi scambi.

L’uomo postmoderno vive però un disagio, perché i cambiamenti, così rapidi e repentini rendono l’attuale epoca liquida, generando una sensazione d’incertezza, di perdita di punti di riferimento,  d’insicurezza e di disorientamento. Quest’accelerazione dei processi di sviluppo sociale, derivante
dall’applicazione di scienza e tecnica, ha contratto spazi e tempi così tanto che, talvolta, i tempi di adattamento dell’uomo sono più lunghi rispetto al modificarsi del modello.
Il tempo è diventato solo una successione di momenti, e sembra non esistere più l’idea del passato che, continua nel presente e si proietta nel futuro. La memoria appare volatile in quanto è affidata solo ai supporti informatici. Mondializzazione e globalizzazione delle economie hanno generato nuove povertà oltre all’omogeneizzazione di stili di vita, usi e costumi. L’immagine del mondo appare, quindi, frammentata e vengono disconosciuti i valori che diano un senso unitario alla realtà, e la conseguenza di questo è un “Nichilismo di Valori Ultimi” e che, l’uomo è talmente disorientato che perde la propria identità storicamente determinata.

Quale ruolo può avere la finanza etica nel fronteggiare le sfide della post modernità

I cambiamenti culturali e le trasformazioni sociali hanno determinato individui diversi ed educazioni diverse e le persone, soprattutto i giovani, sono in crisi personale, sociale e relazionale. Infatti, il calo di natalità, la quasi scomparsa della fraternità a favore del figlio unico, il netto divario tra popolazioni ricche e povere, le sempre più ridotte opportunità di lavoro stabile che hanno determinato il protrarsi del periodo adolescenziale, la diminuzione del “tempo qualità” e “quantità”e l’avvento del mero consumismo, con la sua obsolescenza programmata hanno contribuito e amplificato questa crisi.Ciononostante, questa nostra società così molteplice, frammentata, instabile e complessa, ha la capacità di condurci a nuovi saperi proprio perché lo sviluppo tecnologico ha ricadute immediate sulla nostra vita quotidiana. La conoscenza, quindi, risulta essere la chiave di lettura di tale complessità sociale in cui, lo sfondo integratore ricco e molteplice, richiede nuovi livelli di cittadinanza attiva che siano in grado di compensare i disorientamenti.

Diventa fondamentale essere educati alla Socialità – intesa come legame educativo dall’Io al Noi – al Futuro – per abbandonare la dittatura del “Qui ed Ora” a favore del “Long Life Learning” – all’Etica Pubblica – dove si incontra l’altro nel rispetto di regole condivise.

Come nel rapporto educativo, anche nella finanza etica è presente la “Teoria del Cambiamento”, inteso come, la descrizione del cambiamento che un soggetto vuole creare e, dei passi necessari per  generarlo.

L’art. 5 dello Statuto di Banca Etica cita: “Banca Etica svolge una funzione educativa nei confronti  del risparmiatore e del beneficiario del credito, responsabilizzando, il primo, a conoscere la destinazione e le modalità di impiego del suo denaro e, stimolando il secondo a sviluppare con responsabilità progettuale la sua autonomia e capacità imprenditoriale.”. In esso viene evidenziato quanto, la conoscenza sia fondamentale come chiave di lettura della complessità sociale finalizzata al cambiamento e, l’educazione, indispensabile per rendere ogni persona libera, autonoma e responsabile.
Una persona educata è infatti – libera – di una libertà pesante e pensante, mezzo e fine per una condotta più umana, a sua volta protesa, al raggiungimento di una società più umana, – autonoma – quindi in grado di governarsi, – responsabile – in quanto consapevole dei pericoli per se stesso e gli
altri, che di conseguenza evita atteggiamenti nocivi agendo in modo riflessivo.

Benedetto XVI ha affermato che la finanza è il ponte tra l’oggi e il domani e che il mercato, se vi è fiducia reciproca e generalizzata, è l’istituzione economica che permette l’incontro tra le persone. Appare chiaro, però, che in una società consumistica, iper-complessa, in cui, le nuove generazioni
sono in crisi per lo spaesamento degli adulti e, gli operatori economici sono in conflitto d’interesse con i risparmiatori, tanto da aver perso credibilità e fiducia, è necessario un ritorno ai valori primari,  fondati sull’etica.

Il sistema economico attuale, alimentato da una logica estrattiva e soggetto alla crisi, necessita di  alternative finanziarie che possano diventare una nuova normalità e fondamento di un futuro organizzato democraticamente.

I valori che guidano le scelte strategiche e comportamentali di Banca Etica, assumono connotati pedagogici e educativi. Proprio per questo sono considerati inalienabili:

  1. Centralità alla persona: riconosciuta vincolo fondamentale dell’agire dell’istituto.
  2. Equità: giusta distribuzione della ricchezza e delle risorse.
  3. Responsabilità: attenzione alle conseguenze non economiche di azioni economiche, quindi, alle ricadute sociali e ambientali delle attività d’intermediazione finanziaria e dell’attività  imprenditoriale.
  4. Trasparenza: nella relazione e comunicazione tra l’istituto e i suoi stakeholders.
  5. Cooperazione: consapevolezza che il bene comune, può essere raggiunto solo attraverso
    l’impegno congiunto di tutti.
  6. Solidarietà: capacità di captare le istanze di coloro che si trovano in situazioni di effettivo svantaggio e, come impegno, trovare soluzioni di comune interesse che tornino a vantaggio di chi ne ha più bisogno.
  7. Partecipazione: riconoscimento del diritto di soci, collaboratori e risparmiatori di prendere
    parte alle decisioni dell’istituto.
  8. Sobrietà: stile di vita teso a soddisfare i bisogni fondamentali di ciascuno e, impegnato al
    contenimento dei consumi, merci e risorse.
  9. Efficacia ed Efficienza: uso ottimale delle risorse, in modo che il loro impiego renda il
    massimo beneficio a tutti gli stakeholders nel perseguire gli obiettivi dichiarati, con il massimo impegno.

 

Il giorno 08 Marzo 2018 la Commissione UE ha pubblicato il “Piano di Azione per la finanza
sostenibile”. Il piano ha come obiettivo quello di orientare i flussi di capitale privato verso una
crescita sostenibile e inclusiva, gestire i rischi finanziari derivanti dai cambiamenti climatici e
conseguenti impatti sociali e, promuovere una finanza più trasparente, protesa agli investimenti a
lungo termine.
Esiste, però, una sostanziale differenza tra la finanza sostenibile, inquadrata dalla Commissione
UE e la finanza etica, praticata da decenni da Banca Etica. La finanza sostenibile proposta dai regolamenti comunitari, infatti, può convivere con le più diffuse pratiche speculative e, non tutela dal greenwashing nè garantisce l’utilizzo di tali prodotti affiancati ad investimenti non dannosi per
l’ambiente e la società.
Molti infatti sono stati gli esempi di banche che, offrivano investimenti sostenibili con sottostanti di armi, finanziamento al terrorismo o petrolio.

Sette differenze che distinguono la finanza sostenibile dalla finanza etica sostenuta dalla nostra banca

La mission di Banca Etica è quella di creare una finanza etica che si differenzia da quella sostenibile per 7 punti di fondamentali:
Obiettivi di Fondo: la finanza sostenibile è protesa alla massimizzazione del profitto senza
nuocere troppo all’ambiente. La finanza etica, invece, fornisce risorse economiche a chi ha
progetti imprenditoriali rispettosi dell’ambiente e dei diritti umani e, che promuovono
l’inclusione sociale.
Speculazione o sostegno all’economia reale: per quanto riguarda la finanza sostenibile, la
normativa UE non impedisce agli intermediari di continuare a far uso di strumenti
speculativi, paradisi fiscali, e di trading di alta frequenza, generando bolle finanziarie e
instabilità. La finanza etica promuove, invece, le attività orientate all’economia reale, ed è
contraria a forme di speculazione.
Approccio di Prodotto – Approccio sistemico: la finanza Sostenibile adotta un modello a
scaffale, in cui, prodotti definiti green possono essere affiancati da prodotti che investono su
fonti fossili, armi o petrolio. La finanza etica, invece, attua un modello olistico, al cui centro
è posta la valutazione degli impatti sociali e ambientali, sia dei prodotti finanziari, sia delle
pratiche aziendali. Tale valutazione è parte integrante di tutto il sistema di controllo interno.
Modelli di governance: la normativa UE non impedisce che, a definirsi sostenibili siano
intermediari finanziari caratterizzati da forte opacità e, spesso, gestiti con il sistema di
“scatole cinesi”. La finanza etica, invece, è definita tale solo se, l’intermediario ha una
governance trasparente e partecipativa.
Parametri ESG (Ambientale – Sociale – Governance): nell’approccio UE la sostenibilità è
definita, quasi esclusivamente, dagli impatti ambientali. Nella finanza etica, invece, sono
valutati con appositi criteri e indicatori, sia gli aspetti ambientali, sia quelli sociali e di
governance.
Lobby e Advocacy: Nell’approccio alla finanza sostenibile è inserita anche la grande finanza
speculativa, che investe in lobby per avere regolamentazioni compiacenti ai propri interessi,
come per esempio la massimizzazione dei profitti per pochi a danno di molti. Nell’approccio
alla finanza etica, invece, gli investimenti riguardano progetti di educazione critica alla
finanza, al fine di rendere le persone consapevoli dei rischi sociali e ambientali. La finanza
etica, inoltre, si adopera per regolamentare e tassare la finanza, allo scopo di contribuire a
uno sviluppo sano e inclusivo in tutto il pianeta.
Engagement e Azionariato attivo: la finanza sostenibile tende a cercare esclusivamente i
rendimenti nelle società in cui investe. La finanza etica, invece, attua un dialogo costante
con le imprese per stimolarle a migliorare performance ambientali e sociali.

L’approccio di Banca Etica è quindi proteso verso un’educazione allo sviluppo, che coniuga, sia la
crescita educativa personale del singolo, sia la promozione delle potenzialità evolutive del contesto.
Il processo educativo viene quindi concepito come il mezzo per raggiungere l’educazione integrale,
che diventa a sua volta la meta. Ogni azione educativa, infatti, non coinvolge solo il singolo
individuo, ma l’intera realtà socio culturale, per questo, anche la società è definita educante. E’
necessario, quindi, dialogare con la realtà molteplice per costruire una società, che non sia solo
consumistica, ma che porti allo sviluppo autentico. Creare sviluppo infatti, significa liberare l’uomo
e le comunità sociali dall’indigenza e penuria che limitano le capacità di fruire di risorse, materiali,
mentali ed espressivo creative, di cui almeno potenzialmente dispongono. Ogni sviluppo, per essere
concreto richiede solidarietà e, la forza traente di quest’ultima è nella partecipazione all’impegno
evolutivo dell’altro. Ciò significa che non dobbiamo immolarci ad una missione salvifica del
prossimo, ma supportarlo a raggiungere la propria autocoscienza e consapevolezza critica ed etica;
sono infatti gli apprendimenti significativi della persona a determinare la spinta incentivante per lo
sviluppo delle capacità soggettive.

Lo scopo educativo di Banca Etica non è trasmettere attraverso una lezione frontale che “L’interesse
più alto è quello di tutti”, ma agire un cambiamento proteso verso una finanza etica. Ormai è chiaro
che la scuola non è più l’unica agenzia culturale di fatto autorizzata a livello sociale, e che la logica
del “Long Life Learning” ci collega al futuro. E’ necessario pertanto anche riconoscere l’esistenza
di un discente, che non è più concepito come “tabula rasa” sulla quale incidere competenze e
conoscenze, ma come un soggetto attivo nella costruzione del proprio sapere, e di conseguenza, del
proprio futuro.
Concludo con la citazione di Gibran Khalil nell’opera “ Il Profeta” che per me meglio rappresenta
l’agire educativo di Banca Etica: “Il maestro, che cammina all’ombra del tempio tra i discepoli, non
elargisce la sua sapienza, ma piuttosto la sua fede e il suo amore. E se davvero è saggio, non vi
invita ad entrare nella dimora del suo sapere, ma vi guida alla soglia della vostra mente”. (Khalil G.
1923)

 

 

A cura di:
Paola Carlesso
Consulente di Finanza Etica – Banca Etica –
Cell. 3450741191
Mail: pcarlesso@bancaetica.com
www.bancaetica.it
Tratto dalla tesi di seconda laurea di Paola Carlesso:
“Finanza ed Etica. Un legame possibile.”
Corso di laurea in:
“Scienze dell’Educazione e della Formazione”.

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