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GIT Padova

Gruppo di Iniziativa Territoriale di Banca Etica

Impressioni di ottobre ad Arakè

Fabio mi ha chiesto di condividere delle impressioni…io inizio citando chi le impressioni le ha sapute mettere in poesia: “quanto verde tutto intorno e ancor più in là, sembra quasi un mare l’erba”. Oggi, con settembre ormai passato, il verde rigoglioso delle orticole di Arakè faceva da contrasto con il giallo malinconico della soia e il marrone pallido del campo arato al di là della strada…è su questi contrasti che Paolo ci ha invitato a porre l’attenzione fin dall’inizio della visita.

Guarda su YouTube il video della mattina ad Arakè

Il gruppetto di curiosi si è intrufolato nelle stanze (termine utilizzato per distinguere appezzamenti di terra coltivati separati da muri di siepe e orticole perenni sotto le quali il suolo può preservare e sviluppare la sua biodiversità senza le lavorazioni umane) di Arakè, guidato dalle sapienti parole della nostra guida che con esempi e aneddoti ha saputo illustrare senza appesantire la storia e le scelte strategiche future dell’azienda agricola. La narrazione intrecciava il sapere agronomico con spunti di natura sociologica, al fine di evidenziare l’attuale tendenza della società ad essere puri consumatori (mangio biologico, preferisco vegano, sono stato ad una degustazioni di vini sui colli) piuttosto che stare in un luogo per contribuire alla creazione e produzione dell’esperienza. Lontano dal voler demonizzare una sana uscita al ristorante con la famiglia o un gioioso aperitivo con gli amici, Paolo ha cercato di farci riflettere sulla necessità di riscoprire il nostro patrimonio per riconoscerci di nuovo in qualcosa di più grande perchè prodotto dalla comunità. In questo senso Arakè rappresenta un laboratorio culturale oltre che agricolo in cui si pensa alla città del futuro, dove la parola sovranità alimentare ritrova il suo significato originale: autodeterminazione dei popoli nella scelta delle proprie politiche agricole affinché siano in sintonia con il tessuto ecologico, economico e sociale e garantiscano l’accesso a un cibo sano, nutriente e culturalmente appropriato (cit. Slow Food).

La guida spiega fra i cavoli di Arakè alle persone partecipanti

Pur offrendo già numerosi risultati tangibili (abbiamo assaggiato pomodorini, giuggiole e bacche di Goji), il concetto europeo di Community-Supported Agricolture (CSA) nel Basso Isonzo riserva e riserverà numerose sorprese perchè i protagonisti sono in continuo fermento: dallo spazio dedicato all’attività di outdoor education e allo spaccio agricolo fino ad un sistema di investimento su terreni agricoli comuni da preservare con approccio agroecologico.

Ed è stato quindi un onore oltre che un piacere aver scoperto questo angolo di mondo grazie a Banca Etica, che come in questa occasione riesce a dare voce ad esperienze dell’economia reale che coltivano (dunque sono) un pezzo del nostro futuro.

Testo di Giacomo Pieretti. Foto di Federico Zoppei. Video di Fabio Temporiti, anche in versione breve su Instagram.

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